…opinioni: l’avvelenato.
Aprile 26, 2007
…oggimilamento. Ho un piccolo nodo alla gola, una ragade sul buco del culo, un brufolo all’interno del naso che mi dà un fastido, ma un fastidio… vorrei parlare del signor P.
Il signor P. è un personaggio strano. Il signor P. è quel personaggio che pur sparando continuamente le stesse cazzate, giorno dopo giorno si sente un uomo nuovo. E’ uno che di solito sta sempre dalla parte giusta, ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa. E’ un concentrato di opinioni che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani, e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire. E’ un uomo a tutto tondo che si muove senza consistenza: si allena a scivolare dentro il mare della maggioranza. E’ un animale assai comune che vive di parole da conversazione; di notte sogna e vengon fuori i sogni d’altri sognatori, di giorno esplode la sua festa che è stare in pace con il mondo e farsi largo galleggiando. Il signor P. non ha capito bene che rimbalza anche meglio di un pallone: aerostato evoluto che è gonfiato dall’informazione. E’ il risultato di una specie che vola sempre a bassa quota in superficie, poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato, si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso.
Il signor P. è quello che non ha capito bene che se io sono andato via da Roma è per un solo motivo: quello di non diventare come lui. Per non rischiare di buttare al macero anni e anni di studi per rincorrere una pacca sulla spalla da gente interessata solo a mantenere la poltrona sotto il proprio culo. Per non rischiare di trasformare la cultura in una merce che acquista valore in modo inversamente proporzionale al livello della propria dignità, per non trasformarla in un gioco a premi. Chi vuol essere miliardario? Per non far cadere nel ridicolo grandi autori dei quali ci si è cibati negli anni, come quando si trasforma Vian in un personaggio da Bohème. Per non cadere nel ridicolo discutendo sull’autenticità di documenti pseudo-storici come i Protocolli di Sion. Per non cadere nel ridicolo discutendo sull’esistenza degli UFO, la veridicità delle stimmate, i cerchi nel grano… abboccando come Renzo di fronte all’avvocato Azzeccagarbugli e trasformandosi egli stesso nell’avvocato di manzoniana memoria. Per cose di questo genere non serve prendere una laurea, basta andare su Wikipedia.
Non mi piace essere cattivo. Ma combatto ad armi pari. Davanti alla stupidità uso la stupidità. Davanti la banalità, la banalità. Di fronte alla cattiveria divento cattivo.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L’arrivismo? All’amo non abbocco, e al fin della licenza io non perdono e tocco.
E allora facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti; venite portaborse ruffiani e mezzecalze, feroci conduttori di trasmissioni false. Avete sempre fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti buttate giù le carte, tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo maledetto assurdo Bel Paese. Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere io amo essere odiato; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco, e al fin della licenza io non perdono e tocco.
La scelta presa con Marta di venire in Calabria è stata difficile e ben meditata. Non è una gita quella che stiamo facendo, ma il tentativo di costruirci un’esistenza alternativa a quella che io definisco da schiavi. Abbiamo di fronte una montagna da scalare e ogni passo che riusciremo a compiere verso la cima sarà motivo di gioia e di orgoglio. Credevo che gli amici ci sarebbero stati vicini materialmente e psicologicamente. Pochi lo sono stati. E saranno anche quelli che condivideranno con noi le gioie del futuro. Molti invece hanno dato fiato ai soliti tromboni lamentosi di piccoli uomini (…e donne!) che per non pensare alla propria infelicità la cercano in quella degli altri. Il signor P. era, ed è tutt’ ora, uno di quelli che ogni volta che può sottolinea a Marta le sue convinzioni riguardo al nostro futuro:
che mi conosce bene, lui
che già una volta l’ho già fatto, io
che lei non mi conosce ancora, lei
che tanto presto tornerò, la lascerò.
…allora. E con questo chiudo. Io mi domando e chiedo a Voi che mi leggete: come si fanno a dire delle cose del genere ad una ragazza che ha mollato tutto quello che aveva a Roma, per inseguire un sogno con il proprio ragazzo? Quanto si deve essere stronzi e vigliacchi per non farlo davanti a me? Quanto poco si ha coscenza di come gira il mondo se non ci si rende conto del grande passo che io e Marta abbiamo fatto e quanto quest’ultimo possa essere stato indice di un malessere che prima esisteva e che con questa scelta è stato sanato?
…a voi. Il via al turpiloquio.
P.S. : fossi stato donna, di pelle nera e con tanto tanto adipe distribuito in modo informe, e magari mi piacesse vestire a pois, avrei scelto Londra come luogo per vivere. Ma sono uomo, di pelle olivastra e posso mangiare tante soppressate. Quindi va bene anche la Calabria.
Se il video si vede a scatti lasciatelo in pausa per qualche minuto, il tempo che si carichi la linea rossa.