…uno: un calabrese a Roma.

aprile 23, 2007

…Ad esempio a me piace il Sud. Mi piace la strada, magari sul tardi, col verde bruciato e i fichi d’India e le spine dei cardi. Ad esempio a me piace rubare le pere mature dai campi se ho fame, tirare per gioco dei calci a una zolla, passarla a dei bimbi che intorno al fuoco cantano giocano e fanno la guerra. Poi mi piace scoprire lontano il mare se il cielo è all’imbrunire, seguire la luce delle lampare e raggiunta la spiaggia mi piace dormire.
Come Rino, come me tanti calabresi in giro per il mondo, tanti calabresi nella Capitale. Sapete qual è la città più popolosa della Calabria? quella con il maggior numero di calabrotti? Roma. A Roma i calabresi stanno dovunque: nei pub, in mezzo alle vie, sulle scalinate di piazza di Spagna con le divise da militari, nelle università. La maggior concentrazione di calabresi a Roma si ha in alcune zone particolari come piazza Bologna o Tiburtina. Lì ci sono vere e proprie comunità nelle quali se entri sembra di stare al Sud. Dispense piene di soppressate, formaggi e pomodori sott’olio, olive e vinello di quello bono.
Io sono arrivato nella Capitale più di dieci anni fa, scappavo da una realtà che mi stava troppo stretta, chiusa nel suo provincialismo gretto che non riuscivo a comprendere e che mi faceva sentire a disagio. Avevo trovato casa, manco a dirlo, da un calabrese, Piero, figlio di un professore Catanzarese. Piero lavorava in Banca d’Italia su via Nazionale e stava pagando un mutuo per un’appartamento a Colli Aniene, all’epoca in cui i mutui a Roma si potevano pagare senza rivolgelti agli usurai.
Del giorno in cui sono arrivato a Roma non ricordo un granché, credo di avere qualche difettuccio nel circuito di Papez, credo a livello corticale perché a volte la mia memoria vacilla. Fossi più vecchio dovrei preoccuparmi. Ma ho ancora decenni di fronte a me. Decenni di rancori da spiattellare raccontando la mia versione dei fatti, di come le cose siano poi andate veramente.
Dicevo. Del giorno in cui sono arrivato a Roma ricordo la stazione metro di S. Maria del Soccorso e ora ripensandoci mi fa un pò ridere perché son partito da S. Maria di Catanzaro per approdare a S. Maria del Soccorso. Ricordo il blu della linea B del metrò, le scalinate che riportano all’aria aperta, e un tipo un pò grassoccio con gli occhialini e l’aria, manco a dirlo, da calabrese. Si chiamava Jonny, anzi all’epoca il suo nome era ancora Giovanni. Catanzarese anche lui, mi venne a prendere in stazione per accompagnarmi in quella che sarebbe stata la mia casa per i due anni successivi. Giovanni ci abitava da un paio di anni, credo. Aveva sistemato il suo letto all’entrata, nel salone, cosicché appena entravi in casa entravi in camera sua. Sull’armadio dove lui teneva le sue cose c’erano appesi poster di Liv Taylor, credo, in posizioni osè cosìcché le prime impressioni che ricordo di quell’appartamento sono le tette di Liv e la faccia ebete del padrone di casa Piero con in mano due fette biscottate con al centro una sottiletta. E l’odore del caffè. Piero era un caffeinomane, beveva caffé in qualsiasi orario, anche prima di dormire.
La mia camera all’epoca mi apparve piccola e vuota. Aveva un armadio un letto uno specchio e una scrivania. Il finestrone, enorme, dava sul balcone che affacciava su un parco. La casa non era male, la camera costava quattrocentomila lire, due bagni… ma uno era personale di Piero, il padrone.
Oggi una casa così non si affitta meno di millecinquecento euro, allora ne valeva unmilione duecentomila. Lire. Eppure non sono passati tanti anni. Migliaia di pasti consumati a mensa, centinaia di migliaia di chilometri passati su un autobus dell’ Atac senza un biglietto, chili di pasta finita nella monnezza perché la si cala ‘ad occhio’, centinaia di migliaia di euro finiti in fumo… in senso metaforico e non.
Ma andiamo con calma. Tanto fretta non ce nè. Questo è il primo giorno di un blog che farà parlare parecchia gente, tanta ne farà arrabbiare, poca sorridere, qualcuno piangere. Perché in questo blog io racconterò tutto. Nomi, luoghi, vicende passate e presenti . Ma ora sto parlando al futuro, e questo non va bene. Torniamo al passato.

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4 Risposte to “…uno: un calabrese a Roma.”

  1. jodiefoster Says:

    amo rino gaetano.hai visto che sono venuta a leggerti?non tutto ma prometto che lo farò!

  2. maria giorgia Says:

    …leggo tanta melanconia in ciò che hai messo sul blog…troppo miele cosparso…anche se non ho letto ancora tutto..

  3. liberto Says:

    …ho sempre vissuto i ricordi con un pizzico di malinconia perché è il tempo che non torna. Sono un romanticoone! Per quanto riguarda il miele ce lo metto ovunque. Questione di gusti.
    Grazie per avermi scritto.

  4. dany Says:

    …bene mi sta incuriosendo…passiamo avanti..


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