…tre: iniziamo a conoscerci.

aprile 25, 2007

…l’arrivo di Orazio fu il vero e proprio inizio dell’avventura romana. Si sistemò nella camera tra la mia e quella di Piero, il padrone. Veniva da Catania e la prima cosa che mi colpì di lui fu che ogni dieci parole inseriva un ‘nbare. Caratteristica che più tardi gli avrebbe fruttato il soprannome di minchia ‘nbare. Lui era orgoglioso della sua sicilianità, e lo è tutt’ora, e la ostentava allora come oggi in modo molto caricaturale e contagioso. Aveva un modo di porsi che mi affascinava nella sua semplicità di siciliano spocchioso, tanto che nel giro di pochi mesi presi a parlare anche io siciliano, anzi catanese. E’ l’unica persona verso la quale il mio affetto è aumentato con gli anni.
La triade si era finalmente formata: il siciliano e i due calabresi. All’inizio si andava spesso a mangiare a mensa. E’ quello un luogo dove le matricole possono trovare un pasto caldo a poche lire e la possibilità di fare conoscenze.
Le prime settimane non si uscì tanto. Fuori dalla mensa tornavamo subito a casa e ci sistemavamo sul divano e, facendoci consigliare dalla Tv, iniziavamo a conoscerci. Di cosa parlano tre ventenni del Sud? Di calcio ovviamente. A me non me ne importava nulla delle dispute calcistiche ma Orazio e Giovanni trovarono subito un ottimo terreno di scontro. L’uno catanzarese l’altro catanese, appartengono a due città cui la tifoseria si odia. E allora i primi contrasti non tardarono a comparire. L’uno a destra l’altro a sinistra del divano. Io in mezzo. Si beccavano su tutto e qualsiasi occasione era buona per additarsi a vicenda. Iniziarono a comparire le sciarpe e i gagliardetti che venivano affissi sui rispettivi muri come icone sacre: da una parte i colori giallorossi, le tette di Liv Taylor e l’immagine di Padre Pio per Giovanni. Dall’altra la bandiera rossoblù degli ‘Irriducibili’ e la più prosperosa Pamela Anderson posizionata sull’armadio di Orazio. Certo non facevano sul serio ma alcune sere la tensione arrivava a salire fino al limite. E non solo la sera. La mattina che Orazio si rese conto che dalla sua dispensa mancavano dei biscotti si rischiò che finisse tutto a schifìo. La tensione era alta.
Ma qualcosa doveva accadere. Ci si era accorti infatti che da un pò di tempo la roba veniva a mancare a tutti. Io avevo una ‘calza della Befana’, regalatami dalla mia mamma, appesa al muro di camera con dentro tanti cioccolatini che avevo notato diminuivano a vista d’occhio senza che nessuno li mangiasse. O almeno sembrava così. Anche le paste di mandorla di Orazio sembravano sparire nel nulla. Dopo una breve e informale runione si capì che il principale indiziato doveva essere il padrone di casa. Piero. L’entrata del personaggio Piero nelle vicende domestiche permise di sedare un pò le tensioni che si erano venute a creare. Decidemmo di verificare i nostri sospetti. Così costruimmo varie ‘trappole’ per capire se effettivamente Piero, quando noi eravamo fuori, entrava nelle nostre camere e faceva razzìa di cioccolatini e paste di mandorla. Preparammo perfidamente un messaggio da lasciare sotto la carta delle pastarelle per l’eventuale ghiotto fantasmino. Naturalmente i nostri sospetti erano fondati e quando candidamente chiedemmo a Piero se ne sapesse qualcosa, lui molto candidamente negò. Capimmo al volo che avevamo a che fare con un personaggio che avrebbe condizionato in modo significativo i nostri anni in quella casa. Ma nessuno di noi poteva immaginare quanto.

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