…quattro : Piero.

aprile 27, 2007

…le preoccupazioni di un fuorisede a Roma non sono tante. Il primo target è trovare una camera. Poi pensare a come riempire lo stomaco e vi assicuro che per una matricola del Sud abituata a primo-secondo-contorno-sott’oli-olive-formaggi-soppressate -frutta-caffé e Amaro del Capo fino al giorno prima della partenza, non è facile. Il terzo trauma da affrontare sono le faccende di casa: fare la spesa, cucinare, lavare i piatti, pulizie. Non avevo mai lavato una piastrella fino al settembre novantasei. Immaginate il mio viso quando mi son trovato di fronte quella striscia gialla di materiale non identificato (allora gli UFO esistono! signor P.) sul cesso. Il quarto problema da affrontare è il padrone di casa. Ora, c’è da fare una precisazione. Il padrone di casa anche quando lo vedi una volta al mese per dargli l’affitto è sempre una situazione del cazzo. Innanzi tutto perché hai, come direbbe il mio amico Orazio, la minchia unchiata, la minchia (e questo non si traduce) gonfia per il fatto che gli dai bigliettoni su bigliettoni sull’unghia, senza ricevuta. Poi perché è l’unica persona con la quale non ti senti completamente a casa tua. Perché quei bigliettoni ti ricordano uno per uno che è sua.

Ora. Io la casa l’avevo trovata già da Catanzaro. E il primo problema era risolto. Per quanto riguarda lo stomaco da riempire la mensa faceva abbondantemente il suo dovere. Certo non era la mamma, ma io non mi lamentavo. La striscia gialla sul cesso, è rimasta là fin quando non è venuto il padre del proprietario di casa, il Professore, che dopo un litigio quasi fisico con Giovanni… si è messo i guanti e l’ha tolta lui. Il Professore intendo.

Il padrone di casa, invece. Quello l’avevo in casa.

Piero non era un cattivo ragazzo. Certo ad un certo punto avevamo preso a chiuderci le camere a chiave per evitare che ci rubasse le merendine. Giovanni alloggiando all’entrata, quando aveva qualcosa di appetitoso lo lasciava da noi. E avevamo anche la sensazione che ci spazzasse la polvere della sua camera nelle nostre stanze… nel dubbio lo facevamo noi a lui. Era un ragazzone di trent’anni e passa, laureato alla Luiss con centodiecielode lavorava in Banca d’Italia su via Nazionale. Aveva acceso un mutuo su quell’appartamento di Colli Aniene, in una zona residenziale nella quale le case avevano muri talmente sottili che i rapporti di vicinato non potevano che essere di ostilità. Tornava tutte le sere alle diciotto e aveva quattro passioni. Lo vedevi apparire nella sua maestosità, resa ancor più imponente dal giubbotto rinforzato da motociclista sopra il vestito elegante, e il casco sul braccio. Le moto erano la sua prima passione. Appena arrivato si metteva comodo nelle sue ciabatte e strascicando i piedi si dirigeva in cucina a mangiare la solita fetta biscottata con la sottiletta, ovviamente il caffè e andava in palestra… la seconda passione. Quando tornava passava sempre dalla videoteca. La sua terza passione era infatti il cinema. Se le videocassette che riportava a casa erano più di due allora voleva dire che quella sera l’avrebbe dedicata alla quarta passione.

Proprio sotto casa nostra c’era infatti un Sexy Shop (che io scrivo in maiuscolo perché non ho pregiudizi) che vi devo ammettere  non era niente male. Se devo dirla tutta ci sarò entrato solo un paio di volte, massimo tre-quattro, a parte quelle volte che facevano gli spettacoli… scherzo! Ci siamo entrati, io Giovanni e Orazio che sembravamo degli scolaretti al primo giorno di scuola. Spavaldi e impettiti nella nostra virilità solleticata dal gusto del proibito, consapevoli di stare facendo qualcosa di inimmaginabile nella nostra Terra Madre, una di quelle avventure che racconti appena torni in Calabria. Giro di perlustrazione con il sorrisetto sulle labbra. E via a mensa.

Ma ora sto divagando. Pure Piero ci passava, anche se credo che la terza videocassetta provenisse anch’ essa dalla videoteca… dalla ‘zona rossa’ però, quella con le tendine… e tornando a casa andava dritto in camera sua. Credo che quella di prendere tre videocassette fosse la strategia che usasse per sviare i sospetti. Ma non ho mai capito in che senso. Voglio dire, se avessimo chiesto che film avesse preso ci avrebbe eseguito il gioco delle tre carte come i napoletani a Porta Portese? Mah!

E avveniva così che nell’ora del congedo notturno il volume della tele di Piero si abbassava al minimo, basso basso, e noi nella camera di Orazio a sghignazzare e a meditare un sopralluogo, la mattina dopo, per verificare i nostri sospetti…

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2 Risposte to “…quattro : Piero.”

  1. Ugo Says:

    Brand!
    una biografia immacolata ai posteri dell’eterna furia… centauro lo sforzo d’un picconatore che l’acqua trovava e l’acqua imboccava, guardando ogni giorno la scala che porta solo a sé stessa, nel meriggio tiepido dell’ex-upim…

  2. liberto Says:

    Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.


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