…cinque : Piero II …il ritorno.

aprile 28, 2007

…l’ultima volta che gli sgamammo un filmetto fu una domenica. Eravamo, io e Orazio, in giro per casa senza avere nulla da fare. Giovanni era tornato giù in Calabria. Piero era uscito a fare un giro in moto con il suo collega di lavoro Edoardone verso i Castelli Romani e sapevamo che non sarebbero tornati prima di cena. La sera prima Piero aveva riportato solo due videocassette e quindi le probabilità di una scoperta hot diminuivano sensibilmente… ma come ripeto io e Orazio non avevamo nulla da fare. Entrammo in camera e ci accorgemmo che c’era solo una videocassetta. Capimmo al volo che l’altra doveva stare nascosta. Usura Gallery. Ricordo ancora il titolo. L’inserimmo nel registratore un pò per gioco un pò per curiosità, ci posizionammo comodi sul suo letto… e devo ammettere che il ragazzotto aveva gusto. Era ambientato in Sicilia (immaginatevi Orazio!) e trattava di una banda di usurai che andava a riscuotere il pizzo pretendendo al posto del contante il pagamento in natura da parte delle mogli, neanche troppo scontente, dei malcapitati. Era carino perché contrariamente alla maggior parte dei film hard (naturalmente parlo per sentito dire) questo aveva una storia anche ben sviluppata, una sceneggiatura rotonda e soda e anche gli attori ma soprattutto le attrici molto molto professionali. Insomma ci siamo fatti prendere dalla trama per una buona mezz’ora, continuavamo a ridere e a sottolineare che in fondo poi non era per nulla male, come se volessimo dare una giustificazione al fatto che stavamo ancora lì a guardare… ad un tratto sentiamo il rumore della porta di casa che si apre e si richiude. Dalla bocca di Orazio è uscito un “sucamichiaEva!” e siam passati da una sensazione di eccitamento divertito al panico. In quei cinque secondi che ci hanno separato dallo sguardo incredulo di Piero è successo di tutto. Io sono scattato all’ impiedi, Orazio con il telecomando in mano ha fatto appena in tempo a spegnere la TV ma non il videoregistratore che continuava ad andare. La scena era questa: io sull’attenti con il bozzo nei pantaloni, Orazio con il telecomando in mano a cercare di trovare una risposta al viso di Piero che era più imbarazzato di noi, anche perché con lui c’era Edoardone con il sorrisetto che si gustava divertito la scena. Ricordo che Piero ci ‘ordinò’ di andare nelle nostre camere e la cosa strana fù che noi ci sentivamo talmente colpevoli che filammo senza fiatare. Naturalmente finimmo in camera mia a ridere che avevo le lacrime agli occhi. Dopo un quarto d’ora Piero ci raggiunse e ci fece un discorso del tipo: “noi non siamo fratelli! che non succeda più una cosa del genere“. Noi muti.

Ragazzi non è per niente facile convivere con il proprio padrone di casa. Pina, la sua ragazza, stava a Catanzaro e si sentivano tutte le sere. Vi ricordo che parliamo di dieci anni fa. Questo vuol dire che i cellulari avevano fatto appena il loro arrivo in commercio e anche i cordless non erano comuni come lo sono oggi. Fattostà che il telefono, disgrazia nostra e sua, era situato vicino al televisore del salone cioè in pieno spazio comune. Le prime sere io che ero il più moderato di casa proposi a Giovanni e Orazio di spostarci in camera mia per consentire a Piero la necessaria privacy. Naturalmente la diplomazia non durò a lungo. Le ali estremiste di casa spinsero presto per una riappropriazione dello spazio che ci spettava e una sera decidemmo di non alzarci dalla poltrona e continuare a guardare la TV. La scena si ripeteva tutte le sere. Noi seduti sulla poltrona e davanti a noi Piero seduto alla sedia a mandare bacini e sdolcinature. Nella destra la cornetta, e la sinistra che andava continuamente, a più riprese, sulla manopola del volume della TV fino ad arrivare al punto che si sentivano solo le sue effusioni. Così tirammo per un annetto. Poi finalmente si decise a farsi una prolunga, altro motivo di tensione perché secondo lui dovevamo pagarla pure noi. Piero era molto accurato nel dividere per quattro qualunque spesa. Tutto, foss’anche una lampadina, doveva essere diviso in parti uguali. Ma aveva a che fare con dei coinquilini che all’epoca erano campioni del risparmio e avrebbero tirato sul prezzo anche per cento lire.

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