… Scurpiddu.

aprile 29, 2007


copertina_scurpiddu.jpg …qualche giorno fa ho ricevuto una mail. Era del mio amico Scurpiddu. Non è per canzonatura che lo chiamo così. E’ un soprannome che gli ha messo qualcuno, non io, ma a me è sempre piaciuto. Scurpiddu è il personaggio di un racconto omonimo di Luigi Capuana. Scurpiddu è un bambino e come tutti i bambini, reali o immaginari che siano, è capace di insegnare tanto attraverso il sorriso e la voglia di conoscere. A me piace spesso citare una frase di Mark Twain che sostiene che l’uomo è l’unico animale capace di arrossire: e che dovrebbe farlo più spesso. Il Piccolo Principe arrossisce continuamente. Dicono i miei amici che è una mia caratteristica: divento paonazzo come un peperone. Ma io non lo considero un difetto. L’ultima volta è successo un’ora fa. Ho incontrato al centro commerciale i miei ex-suoceri… nel senso di genitori della mia ex, Iole che ho lasciato a Catanzaro quando ho scelto di andare a Roma a studiare. Ci stavo insieme da cinque anni. Ho deciso di mollarla nell’istante in cui ho visto per la prima volta la Capitale. Ma ora sto divagando.

Scurpiddu, manco a dirlo, è calabrese. Ci siamo frequentati solo gli ultimi anni e non ho mai capito il perché. Io mi ero fatto di Scurpiddu una mediocre opinione a causa di un malsano connubbio tra il modo di descriverlo di alcune persone e la mia superficialità. Non conosco niente di più crudele di un essere umano che fabbrichi una faccia a un altro essere umano. Pur di sprofondarlo nel ridicolo, nel grottesco, nella mascherata, non arretra davanti a nulla, giacché la bruttezza dell’uno accresce la bellezza dell’altro, fa dire Gombrowicz a un suo personaggio in uno dei romanzi più belli del Novecento. Scurpiddu è un avvocato. E’ un grande appassionato di fotografia. E a quanto si dice è sempre circondato da donne. Scurpiddu è una persona molto preparata e umile. Sicuramente più umile di me che mi ritengo molto molto più preparato di lui. Le più belle serate degli ultimi tempi le ho passate con lui trasformando il fumo nei nostri polmoni in dispute filosofiche sull’essenza dello storicismo, sul ruolo del diritto e sull’analisi epistemologica della scienza… delle tette di Sabrina, di Manuela, di Marina di Valeria o di Pamela, meglio l’anima o la mela, quale merce vende prima: coca-cola, cocaina… paga di più voler emergere? o rimanere un po’ in sordina …meglio investire su una fonte alternativa oppure attendere
che finisca la benzina
chi viene prima? il senso della frase o la necessità di fare rima? i titoli del quotidiano preso stamattina? o lo spazio a tutta pagina di controcopertina? …cosa scegliamo? è più importante il sangue? o il prezzo delle armi che vendiamo… davanti ad uno stupido gioco al computer (dove lui risulta tutt’ora imbattibile) e scolandoci dell’ottimo “Cirò” e gustando piatti come “pasta alla Norma”, “straccetti senape e miele”, “straccetti pachino e rucola”, pasta al forno”, “bistecche al sangue”. In cucina come al giochino della macchinetta sul PC è imbattibile. Ma io non mi lamento.

Passavamo le ore a casa, e adesso quelle ore mi mancano. Lui non voleva uscire mai in quel quartiere di artisti, studenti, barboni e punk-a-bestia, di calabbrotti brutti, napoletani oziosi, romani bestie, siciliani diffidenti e pugliesi zoccole(leggi commenti). In quelle strade che cinquant’anni fa hanno visto cadere le bombe, in quelle piazze dove l’eco dell’ antifascismo lo si può leggere nelle targhette commemorative e nei monumenti ai Caduti e che ora ospitano pub, pizze al taglio, osterie, negozi etnici, fotocopisterie e laboratori di artigianato. In quella S. Lorenzo tanto diversa dalla borgata di pasoliniana memoria, dove i monolocali senza fogna acqua e elettricità che ospitavano anche due-tre famiglie ora sono mira ambìta delle agenzie immobiliari che li rivendono a peso d’oro. In quella S. Lorenzo, che ora mi manca come il fumo che compravo. E che Scurpiddu mi ha fatto rivivere nelle parole che mi ha scritto e che ora vi regalo:

Via dei Marrucini

25/04/2007 (ore 1 e 30 mercoledì)

Sabato notte,

anzi no,

una notte chiassosa…

Con grandi temi e piccole meditazioni.

L’alcol, la droga,

riempiono le strade.

San Lorenzo posto di persi

s’avvinghia su di me,

lasciandomene lo spirito.

Barcollo per strada, osservando gli sguardi che corrono impazziti.

Le donne che belle…

D’un tratto un urlo e poi uno schiaffo,

una lotta di strada,

la gente si ferma stupita a guardare

è felice scommette sul vincitore,

io…

passo distratto,

vorrei intervenire,

la ragazza è esile ed il tipo non scherza!

ma poi più attento e lei che inveisce e lascio il folklore…

Più avanti

la gente è ammassata nell’attesa di

un evento mondiale…

ma il tempo che passa

discopre

solo voglia di far l’amore.

Continuo nel viaggio

tra fiumi di vino,

locali a festa e pub musicali.

Prendo una strada semibuia, mi può far Pensare…

Rifletto sul niente e continuo a camminare…

La strada che corre vide secoli sparire

così come un’ombra, forse femminile,

mi sorpassa e sparisce senza interferire

nel viaggio che porta a soffrire…

Le bombe ed i rombi degli aerei militari,

le grida d’un tratto comincio ad udire,

mi fermo per meglio capire.

Alzo gli occhi ed il cielo non si vede,

solo fiamme polvere e tanto rumore,

la strada tranquilla diventa terrore…

Corro per presto arrivare,

ma il cielo coperto

mi fa barcollare.

E’ il giorno di Nerone del ‘43,

l’aria è giallastra,

tutte le case immerse in un polverone fine quasi nebbioso,

dall’odore acre e pungente,

una strana atmosfera di morte avvolge la capitale.

Dal cielo le schegge roventi…

1500 i caduti civili.

Corro di più, fino quasi a svenire,

finisce la strada.

GIRO, e d’un tratto…

è di nuovo il FOLKLORE,

la musica, i suoni, le voci ghignare.

Il Rasta con il cane vende il puzzone.

Arrivo al portone di casa,

vedo l’esile ragazza abbracciata al tipo che scherza.

E’ finito il folklore.

Infilo la chiave e,

Buonanotte Roma,

Smetto dipensare.

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Una Risposta to “… Scurpiddu.”

  1. liberto Says:

    …commento me stesso:
    …naturalmente io non ho pregiudizi. Almeno ci provo a non averli. Quindi non mi piace generalizzare e non lo faccio neanche quando aggettivizzo calabresi, pugliesi, romani napoletani e siciliani. Avrei potuto cambiare tranquillamente l’ordine degli addendi e il risultato non sarebbe cambiato, nel senso che:
    …non si arrabbino le pugliesi, romani, calabresi, napoletani, siciliani che mi leggono.
    A meno che il loro essere tali non coincida (per puro caso) all’aggettivo che (per puro caso) è capitato loro. E questo sarà la loro coscienza a giudicarlo, non certo un calabrese brutto come me. Se qualcuna/o si riconosce si arrabbi pure. Perché sono proprio loro le persone indicate. 🙂


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