…Dubium SapienTiae iniTium

maggio 18, 2007

lllll.jpg …il commento di Blimes al post su Jonathan Livingston… (commento che scrive prima di leggere il post – come quello che i libri che recensiva li leggeva soltanto in seguito: così sapeva già quello che ne pensava) …mi offre l’occasione di continuare a farneticare sul mondo che mi circonda.

Io farnetico molto, difficilmente senza una parallela praticità, e di questo ne risente molto il mio fegato.

Il tema di oggi è molto impegnativo e credo che ovunque andrò a parare sbaglierò. Ma non è un ‘mettere le mani avanti‘ il mio bensì la certezza socratica della mia ignoranza, la consapevolezza dei miei limiti.

Io leggo molti libri. Libri di ogni genere, romanzi saggi diari di viaggio, di ogni periodo storico paese e cultura, libri scientifici e religiosi, di matematica e filosofia, storia e economia, marketing e finanza, di fisica teorica di epistemologia di ornitologia, libri che raccontano la vita segreta delle formiche e quella delle prostitute di Amsterdam, libri di architettura arte scultura pittura poesia, libri di cucina e libri erotici, storie di vita e storie fantastiche. Il libro è una delle possibilità di felicità che abbiamo noi uomini.

Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.

Ma dove troverò mai il tempo per non leggere tante cose?

Sono malato lo ammetto, sono malato di conoscenza. Se potessi essere pagato per leggere sarei più felice di quanto sono ora, che sono l’uomo più felice del mondo.

Una notte d’amore è un libro letto in meno.

In principio lo facevo perché piccolo e secco non avevo altro con cui combattere che il mio cervello. La parola è diventata presto un’ arma che mi permetteva di difendermi, ma molto spesso permetteva che altri mi difendessero. Leggo per legittima difesa.

Successivamente mi sono accorto di non poterne più fare a meno. La conoscenza è come la droga. Più ne assimili e più ti rendi conto che non ti basta e questo ti fa star male, molto male. Ma non è una questione di quantità ma di qualità. Qualcuno un giorno scrisse che tutta la sapienza di questo mondo è racchiusa in pochi libri, quattro o cinque al massimo. Solo che per ciascun uomo i libri son diversi. Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.

Personaggi come Euripide, Sofocle, Socrate, Aristotele, Gorgia avevano letto sicuramente meno libri di un qualsiasi maestro di una scuola elementare di oggi. Continuate voi il mio pensiero…

Scrisse Schopenhauer che per colui che studia per raggiungere l’intelligenza delle cose, i libri e gli studi sono meri pioli della scala, sulla quale egli sale al vertice della conoscenza: non appena un piolo lo ha sollevato di un passo, egli se lo lascia indietro. I molti invece, che studiano per riempirsi la memoria, non utilizzano i pioli per salire, ma li raccolgono e se ne caricano per portarli con sé, rallegrandosi per il crescente carico. Essi rimangono eternamente in basso, perché sono loro a portare ciò che avrebbe dovuto portarli.

Ne ho conosciuti molti che sovraccarichi delle nozioni apprese non c’hanno capito nulla e discutono come un ragazzino di tredici anni cresciuto davanti alla tv; tv che di questi personaggi ne è piena. Per questo ritengo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende vado in un’altra stanza e leggo un libro. Ma anche molta intellighenzia che scrive sui quotidiani odierni non ne è immune. Per loro la cultura rappresenta semplicemente un cumulo di nozioni che serve a vantarsi davanti a Chi vuol essere miliardario?, una questione di memoria non di coscienza. Il furore di leggere libri in loro è una specie di ‘fuga vacui‘, un fuggire dal vuoto di pensiero dei loro cervelli… ma Schopenhauer era un tipo lamentoso.

Io invece non mi lamento e non vorrei essere frainteso. Ritengo che il livello culturale di chi non si informa sia più elevato di chi si informa e male. Chi legge sa molto; chi osserva sa molto di più. Una volta a Roma frequentavo un falegname. Si chiama Bruno e vi assicuro che lui di libri non ne ha mai toccati. Ricordo che per disintossicarmi dalle discussioni sul Grande Fratello, su Calcio e Politica, frequenti tra i miei amici futuri dottori universitari, me ne andavo nella sua falegnameria a discutere di fotografia, di cui è stato il mio maestro, davati ad una scacchiera e un bicchiere di vino dei Castelli. Credo che Bruno ora sia in una qualche isola sudamericana. Ci andava spesso da quelle parti, era il suo sogno poterci vivere.

Non credo nella cultura e credo che essa renda l’uomo inautentico. Lo allontana dall’umanità, dalla sua essenza. La cultura rende infantile l’uomo perché tende a svilupparsi meccanicamente e quindi, superandolo, si allontana da lui. Spesso si paragona una persona incolta ad un bambino, come se essere ‘acculturati’ sia un indice di maturità. Io penso sia il contrario: è proprio questo anelito verso la maturità che ci spinge a questa seconda immaturità, e il nostro anelito verso la forma quello che ci trascina verso la cattiva forma. Simili a colui che teme di restare nudo, prendiamo qualsiasi vestito ci capiti a tiro, anche il più grottesco e così si crea questo mondo fatto di indolenza, insufficienza, di non serietà e di irresponsabilità, un mondo della sub-cultura, delle forme caduche, vuote, deviate e impure, dove si sviluppa la nostra vita intima.

Quando riusciremo a comprendere che non siamo nè possiamo essere autentici, che tutto quanto ci definisce (azioni, pensieri e sentimenti) non proviene direttamente da noi, ma non è che il prodotto dello scontro tra il nostro io e la realtà esteriore, allora forse la cultura diventerà meno pesante.

La cultura bisogna non prenderla sul serio se si vuole pretendere di aver capito a cosa serva. E certamente non serve a capire il mondo ma solo a confondersi le idee, trasfigurarlo, ricrearlo continuamente in una finzione logica capace di inglobarlo e quindi descriverlo per poterlo inquadrare all’interno di schemi prestabiliti. Ma la realtà non può essere parcellizzata, spiegata secondo teorie e formule, ridotta all’interno di preconcetti mentali, di limiti conoscitivi. Se lo si fa è solo per comodità, un’opera da barbieri medievali.

Per questo mi viene da sorridere quando Blimes scrive che si sente un ignorante perché non ha mai letto il Gabbiano Jonathan Livingston o il Piccolo Principe… come tanti altri milioni di libri… mi viene da ridere perché a chi? non manca leggere milioni di libri… mi viene da ridere perché se li leggesse non troverebbe nulla da apprendere da quei piccoli capolavori e forse non li capirebbe nemmeno, li troverebbe banali e scontati, lui che di quei valori ci vive tutti i giorni, gli appartengono e in ogni secondo della sua esistenza li mette in pratica.

Mi viene da ridere (mi fùianu i risi!) perché la sua affermazione, quella di non sapere, lo accomuna a nomi come Euripide Tucidide Protagora Socrate Gorgia Pirrone […] Epicuro Cicerone Lucrezio Agostino Giordano Bruno Boezio Porfirio Pietro Abelardo […] Averroè Montaigne Cusano… continuo? […] Leopardi Goethe Nietzche […] Russell Popper […] Pavese Montanelli Pasolini Papini …continuo? …che c’hanno messo una vita di studi e letture per arrivare alla sua stessa conclusione. E c’è chi è finito sul rogo per questo, chi ha deciso di prendere la cicuta, chi è impazzito chi si è sparato chi è stato ammazzato, per questo. E chi ci dorme su tranquillamente, come Blimes. Menti accomunate da quel sano scetticismo che è l’impostazione mentale della disciplina che ricerca la conoscenza: la Scienza. Accomunate dal convincimento che la Cultura porta: quello dell’insufficienza perenne della stessa, l’essere una matrice attraverso la quale descrivere la realtà, non spiegarla. Una gabbia concettuale dalla quale sfuggire, non vantarsi. E’ questa la docta ignorantia, questa l’arte della conoscenza. Forse.

Perché sta proprio qui il segreto. Per alcuni di noi che in modo paradossale si affannano anni ad imparare nozioni per ricevere alla fine un pezzo di carta con l’intestazione:

“Dubium SapienTiae iniTium”

certi libri rimangono dei capolavori: altri invece, che il capolavoro lo vivono tutti i giorni, non hanno bisogno di cercarlo posticcio tra le pagine bianche.

Perché ce l’hanno nel cuore e nell’anima. Perché loro stanno dall’altra parte, sono artisti e sono quelli che le opere le creano: siano esse libri, films, quadri o la propria vita. E credo che chi abbia il coraggio di trasformare la propria vita in un’opera d’arte abbia compreso il senso della vita. Che, forse, è quello di non averne, senso. Come l’arte.

La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.

…il post lo dedico a mia sorella, la prima della famiglia che ho visto leggere. L’ultima che è nata, un quarto di secolo fa.

Tanti auguri e tanti baci quanti i centimetri che ci separano, deinde centum, deinde mille altera, deinde secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum. Deinde, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum.

Bibliografia:

Euripide – Tucidide – Protagora – Gorgia – Pirrone -Woody Allen – Cartesio – Giordano Bruno – Groucho Marx – Canetti – Ockam – Platone – Ruiz Zafòn – Richard Bach – Antoine De Saint Exupéry – Schopenhauer – Gombrowicz – Epicuro – Cicerone – Lucrezio – Agostino – Boezio – Porfirio – Pietro Abelardo– Sofocle -Averroè – Blimes -Montaigne – Cusano – Leopardi – Goethe – Nietzche – Aristotele – Proust – Kraus – de Balzac – Dumas – Borges – Catullo – Russell – Popper – Pavese – Montanelli – Pasolini – Papini ...continuo?

Immagine:

Dea indiana della Conoscenza e delle Arti Creative.

il video di Blimes:

…e inoltre…

Se il video si vede a scatti lasciatelo in pausa per qualche minuto, il tempo che si carichi la linea rossa.

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2 Risposte to “…Dubium SapienTiae iniTium”

  1. whiskey Says:

    …grazie. 😀

  2. blimes Says:

    Continuo ad essere accostato a persone che non conosco, e questo mi fa sentire come se stessi mancando di rispetto a qualcuno…
    Credo che ricorrerò a wikipedia.
    Mi piace sto blog, è solo che non riesco a starci dietro. Vediamo se riesco a recuperare, nel tempo che io ho letto tutti i capitoli tu ti spari due libri in vena… ecchèccàcchio

    E commento il disincanto sul mondo mediocre che circonda la società dei “giusti” con le parole di Giovanni Lindo Ferretti, che non ascoltavo da tempo immemorabile:

    Sogno tecnologico bolscevico, materialistica meccanica, macchina automatica no anima, macchina automatica no anima, ecco la terra in permanente rivoluzione, ridotta in pelle, sterile e igienica, una unità di produzione, unità di produzione, tecnica d’acciaio, scienza armata cemento, tabula rasa elettrificata!

    forse è meglio ascoltarla.


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