…nove: mens Sana in CorpOre SanO.

maggio 21, 2007

imgine.gif …siamo arrivati all’inizio dell’avventura romana. Fino ad ora solo normali storie di un fuorisede terrone alla scoperta di un nuovo mondo. Passati due anni dallo sbarco nella Capitale la vita fluiva senza scossoni. A casa filava tutto liscio, io andavo in giro in vestaglia e babbucce della nonna, ci divertivamo e litigavamo. Ogni domenica ci ritrovavamo nel salone a seguire le partite e ad accogliere i testimoni di Geova. Ce n’era uno in particolare che passava puntuale tutte le settimane convinto che c’avrebbe convertiti. Ma tutti e tre professavamo già una Fede. Io il mio razionalismo, Giovanni Padre Pio. Orazio il Catania. Avevamo fatto amicizia e alla fine era interessante poter discutere con lui di Dio, dell’opulenza del Vaticano, del caso Di Bella e del giorno del Giudizio. Una volta portò persino la figlia ventenne, ma credo abbia notato un certo ardore demoniaco nei nostri sguardi perché fu la prima e l’ultima volta.

Io studiavo con passione mantenendo la media del ventotto e prendendo una borsa di studio da sette milioni l’anno. Il mio fisico era quello di un supereroe dei cartoni animati: un triangolo isoscele con la base rivolta verso l’alto. Avevo scovato una piscina vicino casa e – trovato il modo per entrare quattro volte a settimana pagandone due – mi sparavo duecento vasche in due ore cantando sott’acqua. Si, prendevo aria e quando espiravo cantavo. Era un modo per passare le due ore senza pensare troppo al mio problemino. Ma non bastava. Ricordate che Piero aveva quattro passioni? Bene, la seconda la condivideva con me. Non i pornazzi naturalmente.

Andavamo in palestra insieme e devo ammettere che era un maestro eccellente. Non avevo mai praticato il body-building, era un’esperienza nuova e come in tutte le cose che faccio, ci presi presto gusto. Piero era un esperto, aveva partecipato anche a gare e il suo corpo da banchiere conservava i passati trascorsi da sportivo. Riusciva a sollevare fino a cinquanta chili con un solo braccio… era una bestia. In palestra lavoravamo in coppia, mi seguiva come se fosse il mio personal trainer e in un paio di mesi il mio fisichetto era niente male. Seguivo una dieta che prevedeva sei pasti al giorno con molte proteine e pochi grassi. Mangiavo cinque bianchi d’uovo a colazione, tonno, riso in bianco e yougurt. Poi merenda a metà mattinata con pollo scondito e qualche frutto. Pranzo completo a mensa. Merenda abbondante, poi di nuovo cena a mensa e alla fine lo spuntino di fine giornata verso le dieci di sera. Banane a volontà.

Per chi mi conosce ora non mi può immaginare. Oggi sono secco secco, all’epoca pesavo dieci chili di più ed ero tutto muscoli. Come se non bastasse mi ero comprato dei manubri per far esercizi anche a casa. Mi chiudevo a chiave in camera per non essere disturbato da Orazio e Giovanni che sghignazzavano prendendomi in giro e… pompavo, pompavo. Dovevo pur scaricare in qualche modo e il bagno non mi bastava.
Era una passione che condividevo con i miei coinquilini. Anche loro si erano iscritti in palestra, ma non la mia. Ne avevano trovato una più economica rispetto a quella dove andavo io che era da Very Important Person. Come sempre ero tacciato di essere uno spendaccione con la classica frase: “tu allora l’hai i sordi!” anche perché avevo acquistato tutto il necessario: guantini, cinturone e bevande energetiche. Piero mi voleva convincere a prendere gli ormoni ma visto come era ridotto lui, gonfio di liquidi, non ci sono mai cascato.

Curavo il mio corpo e studiavo. Una combinazione perfetta per cuccare in ambiente universitario. Peccato che non concludevo. Mi piacevano le materie scientifiche che erano quelle che facevano smadornare le mie colleghe, così le settimane che precedevano gli esami ero bersagliato da inviti per studiare insieme. Me ne andavo in giro con una borsetta a tracolla, maglioncino a V con camicetta, jeans e scarpina lucida. Capello lungo e pizzetto alla Raz Degan (che per gli occhi di mia nonna in Calabria era a’la Gesucristu) profumo Balestra e tanta, ma proprio tanta tanta convinzione.

Con Orazio l’amicizia si stava saldando e presto sarebbero avvenuti degli avvenimenti che ci avrebbero reso più intimi…

Frequentando la mensa avevamo conosciuto un gruppo di ragazze che avrebbe in seguito condizionato la nostra esistenza e soprattutto la mia, il gruppo di Azzurra, la ragazza con la quale ho passato gli anni più belli a Roma. Anni all’insegna del divertimento proibito, dell’esperienza estrema, gli anni delle feste negli appartamenti, gli anni del sesso della droga e di Nick Cave. Gli anni dove il giorno e la notte appartenevano a due mondi diversi. Di giorno si studiava, si sostenevano gli esami e si prendeva trenta… la notte ci si perdeva all’interno dei fumi dell’alcol e della cannabis, si frequentavano i centri sociali e si attendeva il giorno successivo con ansia.

Ma facciamo un passo indietro. Torniamo ancora all’estate del secondo anno. Orazio era venuto a trovarmi in Calabria. Come tutte le persone che venivano da fuori mio nonno lo aveva soprannominato u tedescu, il tedesco, forse per deformazione bellica. Fu così che sbragati su una spiaggia assolata del mar Ionio a’ “Quattro di Bastoni” ad abbronzare i muscoletti riceviamo la telefonata di Piero che ci comunica di aver deciso di non affittare più le camere…

“Voglio stare solo, credo di aver diritto a costruirmi una vita…”

“Certo, Piero, potevi almeno aspettare che tornassimo a Roma per dircelo…”

“Ho voluto avvertirvi prima così avete il tempo per trovavi un’altra casa…”

“Come no! da cinquecento chilometri di distanza è facile trovare un appartamento..”

…e intanto Orazio …”minchia ‘nmbare! ma è scemunìtu? test’ ì miiinchia!”

PANICO!

Ammetto che sono andato in palla. Non sapevo neanche da dove iniziare a cercar casa e l’idea di andare ad abitare con persone che non cononoscevo, magari in doppia! mi deprimeva. Ora che la vita si era stabilizzata quel testadiminchia di Piero interveniva nuovamente a darle un pizzico di… di… di…

Sucaminchiaeva!

Insomma la triade si sarebbe disfatta. Trovare un appartamento in tre era impossibile. Innanzitutto perché i prezzi erano lievitati e Giovanni avendo difficoltà economiche avrebbe dovuto optare sicuramente per una doppia, se non per una tripla. Un appartamento con tre camere vuote era difficile, ma uno con una doppia da occupare e due singole era impossibile! Io e Orazio invece iniziammo a cercare casa insieme. Naturalmente con calma, molta calma. Piero era stato raggiunto dalla telefonata sìcula di Compare Turi, il padre di Orazio che gli aveva “suggerito” di non metterci fretta… di “stare attento” a che noi ragazzi stessimo tranquilli… che noi infondo avevamo bisogno di una certa serenità per poter studiare…

“U capìsti, Piero?”

“Certo… signor Turi…”

insomma con molta calma iniziammo a cercare casa.

Giovanni si sistemò in doppia in un appartamento a Casal Bertone. E per un pò lo persi di vista. Io e Orazio trovammo un monolocale a piazza Bologna, in pieno covo dei calabrotti. A Piero neanche lo salutammo. Gli lasciammo un bigliettino non molto simpatico e un abbonamento all’ Euroclub: quelli che ti spediscono un libro a caso e poi pretendono che lo paghi. All’epoca ritenemmo giusto comportarci così. Oggi forse…

Era un monolocale seminterrato ricavato da un appartamento più grande. La proprietaria aveva fatto la furbata di aggiungere per ogni camera un bagno e un angolo cottura, cosicché per miracolo l’appartamento si era triplicato. C’era una porta in comune, quindi un lungo e buio corridoio con le camere-appartamento. In pratica una specie di mini-ostello. Abitavamo con persone che non sapevamo se definire coinquilini o vicini. Non ricordo più neanche chi fossero.

Non era male, sapete. Aveva persino il giardino con un tavolo, alcune sedie e un gazebo tutto bucherellato dalle cicche delle sigarette che i condòmini gettavano dai piani superiori. E la lavatrice. Sì, la lavatrice stava in giardino. Era poco curato e le piante erano cresciute a dismisura.

Dentro, un muretto e due sgabelli stile bar divideva l’angolo cottuta con fornelli elettrici dal resto dello stanzone. C’era un divanoLetto da una piazza e mezza e gli armadi. Ricordo che il bagno era bello. Una vasca enorme, la mia passione nelle serate di relax. Ma c’era un solo letto, il divano. E quindi dovevamo procurarne un’altro. Comprammo una brandina richiudibile. Orazio scelse con mia piacevole sorpresa di dormirci lui. A me toccò il lettone. Era comodo.

Non frequentai molto quella casa. Ci tornavo per fare il bagno e per dormire ogni tanto. A volte mi trattenevo da Tiziana. Molto più spesso in un appartamento che successivamente diventò famoso – l’ appartamento Ausonico – di due ragazzi che avevo incontrato a Psicologia il giorno in cui subìi il furto che diede inizio all’avventura. Pasquale e Silvio.

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2 Risposte to “…nove: mens Sana in CorpOre SanO.”

  1. LUCA Says:

    Francè, ti confesso una cosa:
    mi pari Remo Remotti… o parli di femmine, o di scrittori o del fatto che te ne andavi da quella-Rom a-“che c’hai na sigaretta”-“prestame centolire”.
    Che dobbiamo fa’?

  2. liberto Says:

    …grazie Mister!

    …per tutti coloro che non sanno chi è Remo Remotti clickate su:

    http://www.rockit.it/pub/i.php?x=00000546&lt

    …poi, per la poesia alla quale si riferisce Luca vi rimando su You Tube:

    …purtroppo il video fa schifo e non c’entra nulla con il testo. Ma questo succede ogni volta che qualcuno si appropria dell’arte di qualcun altro per farne un “uso”, sia esso commerciale o di propraganda. Ma è l’unico video che ho trovato. Magari alzate il volume e giratevi dall’altra parte… 😀

    Se il video si vede a scatti cliccate sulla pausa e aspettate qualche minuto, il tempo che si carichi la linea rossa.


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