…dieci : disincanto.

maggio 25, 2007

escherelativita.gif …il mondo è ordinato, dice la scienza. Ma non solo la scienza. Nelle scuole argentine, sulla base dell’asta dove ogni mattina viene alzata la bandiera splendevano (forse splendono ancora) tre nomi:

Dio – Patria – Famiglia

I custodi dell’ordine sono infatti facilmente identificabili:

quell”uccelletto autoritario” che è il dio costruito dalle religioni; la società che fonda il suo potere sulla autodefinizione come norma; le famiglie alla cui misura i figli si scelgono la professione e il volto; la scuola che impone alla realtà l’ordine della logica:

...la minestra, la coscienza, il carciofo, dopo

il due il tre, dopo l’oggi il domani,

quasi nessuno lo estrarrà dalle sue caselle.

Il mio mondo all’epoca di Colli Aniene era il mondo descritto nelle poesie di Cortazàr. Un mondo dato, nel quale le certezze costruiscono, agganciandosi scaltramente le une con le altre, la gabbia dove l’uomo si è lasciato da sempre rinchiudere: non ero, ma svolgevo un ruolo, quello di buon figlio, quello di buon cittadino. Al di fuori delle regole si spalanca l’abisso e l’unico modo per proteggersene è l’ubbidienza:

…non mi ubbriacherò sotto i ponti, non commetterò errori di

stile.

Accetto questo destino di camice stirate,

arrivo in tempo al cinema, cedo il mio posto alle signore.

Studiavo scienza, volevo fare lo scienziato e sognavo il Nobel. Ero imbevuto fino all’osso di spirito illuminista. Tutto intorno a me era lindo e preciso, come le mie convinzioni che sublimavo in un attegiamento quasi nevrotico. Curavo il fisico e curavo nei minimi particolari i miei spazi. Pulivo la camera anche due volte a settimana, lustrandola a fondo. Ogni cosa aveva il suo posto con precisione maniacale. Giovanni si divertiva a cambiare la posizione degli oggetti sulla mia scrivania per prendermi in giro. I miei quadernoni erano più completi del libro di testo. Rasavo la barba tutti i giorni anche se avevo la pelle liscia come quella di una lolita. I calzini erano intonati con le mutande e i cassetti ordinati come quelli di uno store di via dei Condotti. Avevo comprato un deodorante per la camera e curavo il mio uniciglio.

Abituato a far nulla in Calabria e assuefatto all’ordine della mamma cercavo di ricrearlo in camera mia. Sono sempre stato disordinato e fin quando ho condiviso il tetto con i genitori non mi son mai dovuto preoccupare di nulla. Dividevo la camera con mio fratello e non avevo uno spazio totalmente mio.

A Roma invece avevo una singola da poter gestire e ordinare secondo i miei gusti. L’essere padrone assoluto dei propri spazi, la possibilità di poterli gestire a tuo piacimento, governarli, decidere il posto giusto per ogni cosa, la posizione di ogni minimo particolare, ti responsabilizza e allo stesso tempo ti crea. Tu agisci direttamente sui tuoi spazi come uno scultore su un blocco di marmo e diventi il vero artefice della tua vita, la modelli, le dai forma. E anche se non sei tu a decidere il materiale sul quale lavorare, ma il caso, la vita all’interno di quegli spazi si trasforma totalmente in un’opera d’arte. E tu sei l’artista e l’opera d’arte stessa. Creare il tuo mondo, crea te stesso.

Ma il Secondo Principio della Termodinamica era in agguato. E si era camuffato sotto le vesti di Piero. Quando fui obbligato a cambiar casa andando a dividere il monolocale con Orazio mi ritrovai a non avere più l’ intimità, il potere assoluto tra le pareti domestiche. Mi sentivo in gabbia. Questo fu il motivo principale per il quale non frequentai molto quella casa. Il cambiamento mi aveva scombussolato e il non poter avere uno spazio mio m’ aveva mandato la testa tra le nuvole. L’entropia si era impossessata della mia vita. Era il Chaos e il disordine assoluto. Gli unici orari che rispettavo erano quelli delle lezioni e gli orari di chiusura della mensa. Tutto il resto era uno stato perenne di torpore. Avevo lasciato le regole del Gran Costume per il mondo della pampa.

Passavo tutta la giornata fuori casa. Ricordo che all’epoca avevo iniziato a leggere Delitto e castigo. Mai finito. Andavo a lezione e passavo il pomeriggio a studiare nella sala lettura dell’università di Psicologia. Un pò per comodità. Un pò perché tra un rigo e l’altro potevi stuzzicare con lo sguardo la ragazza di turno. Con Tiziana i rapporti si erano un pò freddati. M’ero scocciato e mi guardavo già attorno.

Sono sempre stato un tipo molto sbadato. Ma in quel periodo stavo costantemente con la testa per aria. Lasciavo tutto in giro e spesso capitava che mi perdevo le cose. Penne, agende, borse, portafogli e persino motorini.

M’ero portato un Si della Piaggio dalla Calabria e lo utilizzavo per velocizzare gli spostamenti. Ricordo che quell’anno il motorino mi diede molti problemi e dovetti portarlo dal meccanico. Non l’avessi mai fatto. Andare da un meccanico romano vuol dire tornarci tutti i mesi. Iniziò così una trafila di peregrinazioni tra un meccanico e l’altro. L’ennesima volta che il mio cinquantino mi lasciò a piedi l’ incatenai vicino la stazione Tiburtina e ce l’ abbandonai per qualche giorno. Quando tornai non lo trovai più. Denuncia di furto ai carabinieri e abbonamento mensile ai mezzi pubblici.

Uguale per quanto riguarda la borsa con il cellulare e la macchina fotografica di mia sorella. La lascio in un’aula e vado al cesso. Quando torno non c’è più. Incazzato nero anche per gli appunti delle lezioni che c’erano dentro chiedo a tutti quelli che incontro. Tra essi Pasquale e Silvio, due ragazzi che abitavano vicino la facoltà e frequentavano la sala lettura. Niente. Rassegnato andiamo a mensa insieme. Ricordo che ebbi l’impressione di aver conosciuto delle persone diverse dalle altre. Erano divertenti e non parlavano ne di calcio ne di politica. Silvio studiava psicologia ed era un accanito sostenitore del metodo psicoanalitico. Pasquale, scienziato politico aveva molti interessi. Primo fra tutti la musica.

Quella sera mi invitarono a casa loro. Abitavano a S. Lorenzo, un quartiere storico di Roma, tra le mura e la tangenziale est a due passi da Psicologia. La casa era grande, aveva quattro camere e loro stavano in doppia sulla tangenziale. L’appartamento era vecchio e aveva alle pareti una carta da parati dell’anteguerra. Non sapevo ancora che quelle mura sarebbero state le testimoni delle mie avventure romane. Con Pasquale e Silvio feci subito amicizia e iniziai a frequentarli. Ci incontravamo all’università e mangiavamo spesso insieme. Molte volte mi trattenevo da loro dopo cena e continuavamo a studiare fino all’alba. Poi mi addormentavo sul letto di Pasquale. L’amicizia con lui si strinse in fretta e nel giro di qualche mese diventammo inseparabili. Orazio non mi vide più a casa e con lui i rapporti si freddarono un po’.

Casa Ausonica era un ambiente diverso da quello che avevo frequentato prima. Diverso dalla Calabria. Diverso dai primi anni a Roma. Tutt’un tratto i miei interessi sono esplosi in un disincanto. Mi resi conto di essere stato chiuso in un gretto provincialismo televisivo, tutto il mio essere, il mio modo di vestire, la musica che ascoltavo, i libri che leggevo, il mio stesso modo di pensare non era mio, autentico, ma era dettato dalle mode del momento, dalla pubblicità di turno. Erano gli autori dei programmi televisivi che scrivevano le battute che pronunciavo, e il mio modo d’essere non era altro che il frutto di esigenze commerciali. Son riuscito ad allontanarmi da me stesso e guardarmi dall’esterno. E ho visto un consumatore non un ragazzo. E questo grazie a Pasquale e la sua musica. Ho scoperto che non è esistito solo Battisti, Celentano, Baglioni, Pino Daniele, Masini… ma Negrita, Timoria, De Andrè, Litfiba.. non solo Michael Jackson, Madonna, … ma anche Eric Clapton, Pearl Jam, Alice in Chaince, Sound Garden, Pink Floyd, Sex Pistol, Bach, Beethoven, Chopin, Ben Harper, Radiohead e tanti tanti che è inutile nominare. Penso ai ragazzi che oggi ascoltano solo Tiziano Ferro e Pausini e si emozionano cantandoli e non hanno mai ascoltato The Dark side of the moon. Penso ai gruppi di ragazzi che quest’estate si tuffavano in mare strillando: ItaliaUno!

Beh, ero uno di loro.

Una mattina mi svegliai in camera di Pasquale e Silvio con l’umplugged di Eric Clapton e tra me e il blues iniziò un amore. Non potevo credere di essere arrivato a vent’anni con la convinzione che il mondo musicale fosse solo quello che passavano le radio e la tv. Non riuscivo a capacitarmi che ciò che suonavano i Juke-box estivi o il FestivalBar era soltanto la punta dell’icerberg di un mondo ben più vasto fatto di artisti che piuttosto che comporre musica seguendo le mode del momento, son loro a farne la storia. La mia mente era esplosa grazie alla musica e nel giro di qualche anno sarebbe successa la stessa cosa per tutti gli altri aspetti delle umane vicende.

§ § § § §

Non ci stavo più pensando quando, passati mesi, mi telefona Orazio dicendo di aver visto il mio motorino “rubato” legato ad un palo nei pressi della stazione Tiburtina. Gli intimo di non muoversi e corro a vedere. Si! era proprio il mio Si! Il ladro l’aveva rubato e l’aveva abbandonato legato allo stesso posto dove l’avevo lasciato io… con lo stesso catenaccio… m’è bastato aprire il lucchetto con le mie chiavi …e portarlo ancora dal meccanico.

😀

P.S. : il video che vi regalo chiarisce meglio il tema del post. Un amico, Pedro, nel commentarlo ha definito questa canzone come una rappresentazione della nascita della musica. Non credo bisogna aggiungere altro a questa affermazione. E’ una metafora molto bella. I suoni quasi informi degli strumenti che si ritrovano in un ritmo e si trasformano in una melodia. E infine la parola, che alla musica da’ un significato tramutandola da un mezzo espressivo ad uno comunicativo. Se devo immaginare la nascita della musica non posso pensarla diversamente, dopo aver ascoltato questo pezzo. Le immagini che vedrete sono quelle del Vesuvio e di Pompei, dove i Pink Floyd si sono esibiti in concerto, senza pubblico. Loro e la loro arte, quella di trasformare emozioni in suoni. Lontani dal mondo che continuava a fare il suo corso e intenti a creare un qualcosa verso la quale il mondo sarebbe stato obbligato a rivolgere l’attenzione. La dimostrazione che della realtà si può essere gli autori senza per forza doverla subire. Per Pedro non esiste gruppo al di fuori dei Pink Floyd. Certo tende ad esagerare. Ma confesso che ancora ora, mentre li ascolto e scrivo queste parole, ho la pelle d’oca. Questo video è la dimostrazione che si può far altro con degli strumenti musicali, oltre che creare un tormentone estivo. A Pedro è dedicato questo post e questa canzone. E a chi se no, se non a lui.

Se il video si vede a scatti vi conviene lasciarlo in pausa per un po’ di minuti così intanto si carica.

Spero abbiate il computer collegato con un buon stereo. Altrimenti peggio per voi.

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6 Risposte to “…dieci : disincanto.”

  1. blimes Says:

    Bella la casa ausonica, con pasquale ho subito legato, ora non ci si vede e sente da un pezzo… come con il resto del mondo che non è legato al mio lavoro… pasquà, giuro che ti telefono al più presto!

  2. liberto Says:

    …Blimes tocca involontariamente un nervo scoperto perché nomina un personaggio che a me fa venire l’orticaria.
    Lindo Ferretti non l’ho mai capito. Limite mio. Ho avuto modo di correggere un suo articolo quando lavoravo al Foglio. Era degno della linea editoriale del direttore del quotidiano con il quale sembra condivida lo stesso percorso politico: da quelli che della politica non c’avevano capito nulla prima, a quelli che di questa sapienza la insegnano agli altri, ora. Ho saputo che ha ricevuto la ‘Grazia’ o qualcosa del genere e ora s’è comprato un allevamento di cavalli con le ’sottoscrizioni’ di quando faceva i concerti nei centri sociali. E’ ospite gradito a OttoEmezzo e sembra sia un ammiratore del nuovo Santo Padre Ratzinger di cui conosce a menadito tutte le pubblicazioni editoriali. Nel 2006 è stato uno di quelli che, soddisfatto di quello che era successo nei cinque anni precedenti, ha votato Silvio Berlusconi Presidende del Consiglio.
    Nell’articolo che ho avuto modo di leggere si inseriva nel coro di quelli che credevano di dover dire la loro riguardo il referendum sulla ricerca sulle staminali argomentando su quante anime finissero all’inferno con una sega finita su un fazzolettino. In sua compagnia una serie di ‘esperti’ che evidentemente conoscevano l’argomento: preti, giornalai, cantanti e conduttori televisivi. Dall’altra parte: scienziati, malati e coppie obbligate ad attraversare il confine per avere un figlio.
    Io Lindo Ferretti non l’ho mai capito. E non capisco nemmeno quando scrive:
    “Sogno tecnologico bolscevico, materialistica meccanica, macchina automatica no anima, macchina automatica no anima, ecco la terra in permanente rivoluzione, ridotta in pelle, sterile e igienica, una unità di produzione, unità di produzione, tecnica d’acciaio, scienza armata cemento, tabula rasa elettrificata!”
    Limite mio.
    Però ammetto che è un personaggio che conosco poco. Ma da quello che ho potuto vedere…spara Yuri!
    Comunque clickate su:

    E’ solo la prima di tre parti. Guardatelo, Lindo è molto coinvolgente. Affascina. A me viene il prurito.

    Meditate

    Ma non perdetevi pure:

    Ma anche la bellissima:

  3. blimes Says:

    Boh, ho citato l’autore di un pezzo abbastanza storico, di Unità di Produzione… gli stessi anni di Psycorsonica dei Ritmo Tribale. Anni formativi per me. Tutto sommato della persona mi importa poco. Più volte ho però incontrato Ferretti all’inaugurazione in “zone” sociali.
    Per Grazia Ricevuta, che io sappia è una band, con la quale Ferretti ha cantato dopo i CSI, nell’omonimo album Per Grazia RIcevuta. Non so se c’azzecca qualcosa.
    Invito cmq a leggere questo pezzo, che dichiarall’articolo che tu hai corretto.. un falso! Non so se è vera questa risposta di Ferretti, ma quì c’è il link al sito di quei lordoni della margherita.
    http://www.margheritasangiustino.it/index.php?op=Default&Date=20060812&blogId=1
    Good Night and Good Luck…
    E commento: a me sembra più che altro un “uomo”. L’umanità è una dote ormai rara. Ferretti è malato, credo molto, e come ogni uomo che non teme le proprie idee, non teme nemmeno il dito altrui nel momento in cui, per dolore, intelligenza o per idiozia, si rifugia in qualcosa di diverso dalla scienza.
    Odio commentare qualcosa di scritto, non so mai se è un falso o un vero. QUindi lascio questo commento a chiunque abbia scritto quelle poche righe di rettifica.

    E a proposito dell’intervista: non poteva trovare un posto migliore questo argomento, se non al capitolo disincanto.

    Anche io conosco poco Lindo Ferretti, ma in questa intervista, c’è lo spaccato di un uomo come pochi.

    Se quel “”(metteteci voi l’insulto che preferite)”” di Ratzinger fosse più “Lindo Ferretti” forse avrei più simpatia per lui.

    PPS off topic: Vorrei esistesse Dio, solo per vedere i grassi uomini di Chiesa bruciare vivi per l’eternità.

  4. liberto Says:

    …Ferretti non è malato. Lo è stato. Molto. E ha ricevuto la Grazia. Sembra. E si è salvato. Guarigione spontanea, direbbe il medico. Miracolo, il prete. Fattostà che la Scienza gli ha salvato il culo e lui gli si scaglia contro. Tutto giusto quello che dice, intendiamoci, ma secondo me lo fa per vendere. Ma sicuramente mi sbaglio. Secondo me è un po’ paraculo. Ma sicuramente mi sbaglio.
    …l’articolo corretto da me era di Ferretti al centoPerCento. E non è quello del link della Margherita. Quello corretto da me si riferiva al referendum. E diceva le stesse cose dell’intervista a OttoEmezzo. Che tralaltro è una bella intervista. E lui, è vero, è molto umano. Come pochi ormai. Affascina e sono sicuro che il suo libro sarà letto molto. Ha scelto uno stile di vita bucolico e questo l’apprezzo. A Ferretti piace ‘andare contro’. Quando tutti erano cristiani inneggiava alla Republica Socialista dei Gulag e delle deportazioni che i cristiani li faceva morire a quaranta gradi sotto zero. Ora che essere cristiani è passato di moda parla come un prelato. A me sembra un’operazione commerciale. Ma sicuramente mi sbaglio e lui è sincero. E poi non sarebbe la prima volta che uno come lui si converte, vedi Loyola… non mi piace, è inutile. Non mi piace. Ma manco per gnente….anche se confesso che Lindo Ferretti sarebbe una ‘penna’ in sintonia con lo spirito di questo blog.

  5. blimes Says:

    Quì si finisce per concentrare il dibattito su Ferretti.
    Quella di Ferretti mi sembra una presa di posizione personale, vicina ai canoni cristiani, e per questo criticati, ma resta una posizione personale.
    Essere “fedeli alla (propria) linea” vuol dire anche saper cambiare direzione, specialmente quando la vecchia linea si confonde sotto i passi di chi non c’ha mai capito un caz. E in quell’ambiente sono in tanti.
    Non ho cmq sentito dire a Ferretti, nell’intervista ad 8e1/2, di essere stato salvato da Dio, o da qualcuno delle sue star (santi e simili), ma ha esplicitamente detto che l’ha salvato la Scienza. Credo che il discorso accennato sia molto più profondo di quello ipotizzato. Si è accennato a “limiti morali”, che sono un’altra cosa. Certo ogni morale, anche quella più infame, diviene tollerabile rispetto alle porcate della Chiesa Cattolica. Ma questo è un altro discorso. E’ un discorso differente da quello di uomo che può essere “morto” come fenomeno, ed è adesso nato come qualcuno che il vecchio mondo rivoluzionario non calcolerà più… con molta probabilità.

    Non per questo considero non-citabile la sua definizione del mondo, alla fine del ventesimo secolo, come una unità di produzione senza anima, una tabula rasa elettrificata. In più parti, anche all’epoca, si trovavano parole coerenti alle prese di posizione sugli eccessi della Scienza:

    L’apocalisse è quello che c’è già
    Mistica Bio Meccanica
    Eonica soap opera puntate quotidiane
    Assegnate le parti corrono le comparse

    E se adesso spara cazzate, oh… peggio per lui… ma forse dovrei leggere il suo libro per giudicarlo.

  6. liberto Says:

    …se fossi sicuro che “il tutto” non fosse un’operazione commerciale sottoscriverei. I miei timori sono che si lamentava dieci anni fa per vendere parole e continua a farlo ora per lo stesso motivo. E ha dovuto cambiare direzione perché le parole che lo facevano lavorare all’epoca non vendono più. Ma vendono quelle che dice ora. Temo qualcosa di simile di quello che è successo alla Fallaci. Ma ho dei dubbi. Però mi interessa l’argomento. Quindi ci scrivo un post. Non per parlare di Ferretti. Ma dell’argomento di questo blog: lamentarsi vende. E’ lo stile dei media di oggi che viene inculcato in chi di essi si nutre dal punto di vista culturale. Tutti ne siamo contagiati. Me compreso.


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