…we’veGotTheBlues!

giugno 7, 2007

blues.jpg …la passione per la musica iniziò la mattina in cui mi svegliai in camera di Pasquale con l’unplugged di Eric Clapton. ‘Mano lenta‘ si insinuò nel sonno cullando il risveglio con le note blues. Acquistai il mio primo stereo e i primi Cd. DisfunzioniMusicali era un negozio su via dei Maruccini a S. Lorenzo dove si potevano trovare Cd usati ad un ottimo prezzo. Ci andavamo spesso io e Pasquale e potevamo passare anche le ore a spulciare tra le migliaia di copertine.

Pasquale viene da un paese vicino Roma, IsolaDelLiri, dove si organizza ogni anno una manifestazione blues, il LiriBlues. Il Liri è il fiume che attraversa il paese esibendosi in una splendida cascata proprio vicino la piazza centrale. Uno spettacolo che nelle serate del festival si veste della magia del blues. Per qualche anno son andato ospite a casa sua e ho avuto l’opportunità di assistere alle esibizioni di personaggi come Soon Seals e Bo Diddley. E’ una delle manifestazioni musicali più importanti del panorama artistico italiano e quest’anno festeggia il ventennale. Isola del Liri è gemellata con New Orleans, patria del blues.

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(Clicka sulle foto per ingrandire e collegarsi al sito del Festival)

E’ sulle rive del Missisipi che i neri, strappati con violenza dall’Africa occidentale, venduti come bestie e schiavizzati nelle piantagioni di cotone, iniziano a creare la cultura di un popolo che non ha più una terra. Come ogni nuova cultura essa si basava soprattutto sul linguaggio: gli schiavi neri impararono un inglese particolare, uno slang definito nigger english o american english. Inoltre fecero loro la religione cristiana, rendendola quasi una religione animista, o panteista. La nuova lingua e la nuova religione confluirono insieme a formare quello che fu il canto blues.

Nel territorio della Louisiana i neri godevano di maggior libertà che nel resto degli Stati Uniti. Questo perché la Louisiana non era un possedimento inglese puritano. La New Orleans dell’epoca incontrava la floridezza di una valle fluviale aperta sul golfo del Messico. Profumava di Caraibi e di Cuba, possedeva la memoria della Francia e della Spagna, ed era viva di comunità nere. Racconta Spencer Williams:

La gente di New Orleans non camminava per le strade, ma danzava. E tutti fischiettavano, e cantavano. Continuamente. I venditori ambulanti di verdure intonavano il blues per attirare i loro clienti, tutti suonavano il blues.

Il lavoro nei campi, il raccogliere le balle di cotone, originò i cosiddetti canti di lavoro. Essi possedevano il groove e il mood. Il mood è il sentire con la pancia, lontano dalla razionalità, dalla logica del ragionamento o dai sentimenti astratti. Il mood è affine agli scarafaggi che vivono in casa, al buio e alla disperazione di fronte alla prospettiva di un altro risveglio. Il mood è amore fisico, è un bacio con la lingua. Il blues è musica fatta di emozioni, di sangue e sudore. In un brano blues non troveremo mai la tecnica sopraffina centrata perfettamente su ogni singola nota, il cantato perfetto fatto da tonalità vellutate: nel blues tutto è fatto con il cuore, tutto è centrato sulla forza espressiva che va diretta a colpire l’ascoltatore.

Mood fa dunque rima con ritmo, ma ritmo come groove, non come swing o beat almeno all’inizio. Se infatti beat si può tradurre con ritmo, come anche swing, groove si traduce con tran-tran, con immobilità e ripetizione dello stesso istante. Il blues delle origini era un blues intriso di nera disperazione. Nessun nero schiavo si aspettava di essere liberato, nessuno poteva ambire a migliorare la propria vita. E’ per questo che ogni blues delle origini vive di blue mood e di groove.

Il termine “blues” non ha un significato particolare, molti credono che derivi dall’espressione inglese “to have the blues” che si può tradurre in “essere depresso, triste”, ma non solo. E’ quel particolare stato d’animo che riassume una storia di ingiustizie pubbliche e private, che porta un uomo vivo di natura e d’innocenza primitiva ad essere considerato animale in un paese “industrializzante”.

Il blues fu per gli schiavi quello che era il teatro per i greci, e qualcosa di più. Il groove, sottolineato dal battito delle mani, ed il mood, che viveva delle voci nere anche in falsetto (i razzisti bianchi, ovvero tutti i bianchi, chiamavano quel particolare falsetto, che tra tutti rese famoso Skip James, “nigger voice“), davano origine ad una sorta di rituale vodoo, magico e religioso. E’ la quotidianità che si magifica, è la magia che vive nella vita dello schiavo. Riporto una testimonianza di una schiava dell’ Alabama, che parla del blues delle origini:

Accanto al fuoco, su di un giaciglio coperto da una tovaglia bianca, sedeva una vecchia nera tutta vestita di nero. Sul pavimento, proprio davanti a lei, c’era un piccolo, basso tamburo coperto di scritte rosse che però non riuscii a leggere. La vecchia teneva una bacchetta nella mano destra e i suoi occhi brillavano ogni volta che faceva risuonare il tamburo colpendo con piccoli, frequenti battiti. In mezzo alla stanza, c’erano quattro ragazzi e quattro ragazze, tutti neri, che si dimenavano seguendo il ritmo. Un ragazzo con denti scintillanti e capelli neri e crespi agitava a tempo le anche e attorcigliava le braccia. Egli danzava e cantava, accompagnato dalle risposte dei suoi compagni: “See more baby, satisfy”

Tutto questo diede vita ad una presa di coscienza del popolo nero che trovò la forza di ribellarsi e protestare. Il blues diede forza e speranza agli schiavi, perché non è solo un lamento ma un modo per far dimenticare all’ascoltatore, ma anche al musicista, le sofferenze della vita. E’ celebre una frase di Le Roy Jones: “Il nero come schiavo è una cosa, il nero come americano un’altra. Ritengo che il blues e il nero americano siano nati contemporaneamente”.

play: (come sempre, se si vede a scatti stai in pausa per qualche minuto)

Il blues è il padre di tutta la musica moderna, senza di esso non esisterebbero il rock il jazz e tutti i generi da loro derivati: “Il blues è l’anima della musica, la fonte alla quale si torna sempre ad abbeverarsi, motore e linfa vitale di ogni ispirazione”.

E’ soprannominata da sempre “la musica del diavolo”. La maggior parte dei neri americani dell’epoca arrivava dai paesi dell’Africa o dalle isole caraibiche, posti dove si praticano religioni politeiste e di conseguenza questi culti sono stati importati e praticati anche negli USA. Inoltre i testi delle canzoni sono da sempre molto espliciti e i riferimenti al sesso molto frequenti, cosa questa che ora è normale ma 100 anni fa veniva vista in malo modo. C’è da considerare inoltre la netta divergenza tra il blues e quella che all’epoca era la musica sacra negli USA cioè il gospel, la musica fatta per celebrare la gloria di Dio: il predicatore gospel era il perno di una comunità basata sulla religione e i suoi valori mentre il bluesman era una persona senza “valori morali”, gente che faceva una vita avventurosa e sregolata ai margini della legalità contornata da sesso e alcool e che nella maggior parte dei casi moriva molto giovane. Comunque la divisione è meno netta di quanto si sostenga: moltissimi autori sono passati da un genere all’altro nel corso degli anni, e i due tipi di musica si sono influenzati a vicenda.

Le umili origini di questo genere si riscontrano anche nella strumentazione usata: chitarra, banjo, armonica e percussioni sono tutti strumenti “poveri”. Il pianoforte è lo strumento che allora era più presente nei piccoli locali dove gli schiavi andavano a “svagarsi”, locali messi a disposizione dai padroni più comprensivi. I primissimi bluesmen erano operai, ex carcerati, giocatori d’azzardo che viaggiavano in treno da una città all’altra del Sud in cerca di ingaggio nei locali o nelle aziende terriere per intrattenere i lavoratori, proprio per questo nella maggior parte dei primi classici blues il treno è un elemento quasi sempre presente, questi primi artisti blues raccontavano le loro storie di vita ed il treno era il mezzo di trasporto principale all’epoca.

In quegli anni acquista sempre maggior dignità e importanza l’altro grande protagoinista del blues cioè l’armonica a bocca. Il primo vero maestro di questo strumento è John Lee “Sonny Boy” Williamson I. Spesso l’armonica viene accostata al country ma questo strumento ha la sua massima espressione proprio nel blues. L’armonica a bocca è uno degli strumenti più antichi, le sue origini risalgono al 3500 avanti Cristo in Cina.

play:

1. Sono auto Blues: Chevrolette, Cadillacs e camion rotti. Il Blues non viaggia in Volvo, BMW o Golf. Il mezzo di trasporto blues e l’autobus o il treno. L’aereo e simili non vanno bene. Nel Blues si cammina molto e questo è un elemento importante dello stile di vita Blues. Come altrettanto importante è continuare a riparare qualcosa senza cambiarla mai.
2. I ragazzini non possono cantare il Blues. Non sanno riparare bene abbastanza. Gli adulti cantano il Blues. Nel Blues, “età adulta” significa essere vecchi abbastanza per finire sulla sedia elettrica se spari a qualcuno a Memphis.
3. Si può fare Blues a New York City ma non nelle Hawaii o in Canada, mentre Chicago, St. Luis o Kansas City sono buoni posti per il Blues. Se non sei nel posto giusto, il Blues è solo essere depressi. Non si può avere il Blues in un posto dove non piove mai.
4. Non è Blues se ti rompi una gamba sciando. Lo è se te la mangia un alligatore.
5. Non si fa Blues in un ufficio o in un centro commerciale. L’illuminazione è sbagliata. Piuttosto, guarda in un parcheggio.
6. Nessuno ti crede se suoni Blues vestendo un completo giacca e cravatta. A meno che non ti capiti di essere un vagabondo e ci dormi dentro.
7. Hai il diritto di cantare il Blues? Si, se:
a. sei più vecchio che sporco
b. sei cieco
c. hai sparato a qualcuno a Memphis
d. non sei mai soddisfatto di nulla
No, se:
a. hai ancora tutti i tuoi denti
b. eri cieco ma hai riacquistato la vista per un qualunque motivo (chirurgia o miracolo)
c. la persona cui hai sparato a Memphis è sopravvissuta
d. se hai un’assicurazione oppure pensi che prima o dopo andrai in pensione
8. Se in un bar chiedi dell’acqua e ti servono benzina, allora è Blues. Altre bevande blues sono:
a. vino
b. whisky oppure bourbon
c. muddy water (acqua fangosa)
d. caffè forte
NON sono bevande Blues:
a. cocktails e long drinks
b. vino kosher
c. Coca Cola, Sprite e Pepsi
d. acqua minerale gassata
9. Se muori in un albergo di periferia o qualcuno ti spara, allora hai avuto una morte Blues. Se a spararti è il coniuge geloso dell’amante, magari alle spalle, hai avuto una morte Blues. Così come la sedia elettrica, l’abuso di qualunque sostanza proibita o morire soli e abbandonati. Non è una morte Blues se succede durante un incontro di tennis o una liposuzione.
10. Persone che si chiamino Sierra, Sequoia, Auburn o Rainbow non possono cantare il Blues, anche se hanno sparato a qualcuno a Memphis.
Come farsi un nome Blues (starter kit):
a. prendi un’infermità fisica: per esempio cieco (blind).
b. aggiungi il nome di un frutto: per esempio limone (lemon)
c. completa con il nome di un Presidente USA (Jefferson) Avrai come risultato: Blind Lemon Jefferson. Cambia i tre elementi a piacere e fai qualche prova
11. Non mi frega di quanto sia tragica la tua vita: se hai un computer, non puoi cantare il Blues. Meglio che lo distruggi subito. Dacci fuoco, versaci del whiskey sopra o sparagli un colpo di pistola. Non me ne frega niente, arrangiati.

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2 Risposte to “…we’veGotTheBlues!”

  1. Cup Says:

    Il tuo blog è fantastico! 🙂

  2. Eulalia Says:

    E che Blues sia, allora!


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