…dieci e 1/2 : la prima volta.

giugno 13, 2007

…di quel periodo mi ricordo le nottate passate a studiare all’ingresso di casa Ausonica e il culo sodo di Tiziana. Aveva una pelle dura come quella che immagino debbano avere le ragazze di colore. Ma non era il periodo giusto per frequentare una ragazza con tanta passione in corpo e me ne allontanai. Attraversai un momento in cui la mia salute peggiorò a causa di una brutta bronchite che m’ero preso l’estate passata, ad un falò. Solito bagno di mezzanotte, solito vento catanzarese e bronchite cronica. Ho passato una settimana a letto chiuso nel monolocale con i vapori e i fumi della cucina di Orazio. In quel periodo l’ho odiato. Alla fine mi son dovuto far venire a prendere da mio zio, manco a dirlo, calabrese che stava ad Acilia, tra Roma e Ostia. Avrò passato un’altra settimana assistito dalle cure familiari. Credo che se non fosse stato per loro mi sarei dovuto ricoverare in ospedale. Malaticcio e frastornato, anche il mio razionalismo iniziava a vacillare. Il germe della superstizione è sempre presente nella mente dell’uomo e si moltiplica e cresce nei momenti di debolezza alimentato dalle paure e dalle preoccupazioni. M’ero creduto che qualcuna/o m’avesse lanciato una fattura e iniziai a prendere sul serio le affermazioni di Tiziana quando sosteneva di avere poteri magici… con Pasquale la soprannominammo “la taramantara” che in Calabria è una delle allocuzioni sussurrate a denti stretti dagli zingari per lanciare il malocchio… mi immaginavo Tiziana ad infilzare con spille da balia un BigJim con la mia foto… una serie di eventi funesti colpirono me e le persone che avevo vicine: Pasquale si ruppe il menisco e per poco non rischiò di essere colpito da una vetrata, caduta da piani alti, a pochi metri dalla sua testa… mentre salutava Tiziana… a me si infiammarono di nuovo i bronchi e a furia di tossire mi venne il “cecio” al culo…

Quella bronchite me la portai dietro un anno. Il radiologo nel commentare i miei bronchi disse che sembravano quelli di un fumatore. Ma all’epoca non avevo iniziato ancora a fumare. Era l’epoca in cui le canne le chiamavo spinelli e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero. A raccontarlo oggi, non sembra neanche vero… canterebbe De Gregori.

La mia prima canna me l’ero fumata qualche anno prima, quando stavo ancora a Colli Aniene. Francesco era un collega di corso. Romano, fisico da palla-nuotista. Invidiavo le sue spalle e i suoi occhialini. Si avvicinò chiedendomi se ero calabrese e se conoscevo Marjia. “Marija la rossa calabrese”. Ingenuo e allupato lo seguii convinto che m’avrebbe presentato una rarità: rosse naturali in Calabria non se ne vedono molte e, come molti ragazzi, m’ero subito posto l’obiettivo di scoprire se fosse stata carina se, rossa, lo era anche sotto l’ombelico. Non potete immaginare la mia espressione quando scoprii che sottoSotto la rossa era anche verde. Iniziò a sbriciolarla confondendola con il tabacco e a “rullarla” all’interno di una cartina. Francesco capì la delusione nei miei occhi incuriositi e mi chiese se per caso non fossi contrario alle droghe leggere. Io mi ripresi subito e dissi “certamente no! non è mica la prima volta!” …Mentivo.

Ci fumammo un cannone. Le ultime parole che rivolsi a Francesco furono qualcosa del tipo “non m’ha fatto nulla..”.

Che botta ragazzi. Che botta. Negli anni futuri mi sarei fatto centinaia di cannoni, micce, spinelli, trombe, carciofi, baffi, “a ELLE”, cilum, pipe, bottiglie, secchi, bonghi con dentro ogni genere di delizie e schifezze, qualità golden dai nomi esotici e puzzoni sanLorenzini… ma mai, vi giuro mai una botta come quella. Mi ritrovai senza neanche sapere come al quarto piano di Psicologia, ci stava una lezione e ricordo il viso del professore che aumentava di volume e mi sorrideva. Avevo perso la capacità di capire dove stavo, m’ero perso all’interno di uno stabile che conoscevo da anni. Ricordo che Francesco s’era accasciato a terra in un corridoio e quando lo ritrovai ci salutammo a malapena. Poi continuai a vagare. Sicuramente avrò avuto gli occhi rossi come quelli di un minatore, le occhiaie di un insonne su un colorito verde. E’ così che divento quando fumo. Mi ripresi dopo qualche ora. Tornai dritto a casa con la coda fra le gambe, non cenai nemmeno, mi rinchiusi in camera e dormii fino al mattino dopo. Rossa calabrese non ebbi più occasione di fumarne. E per un pò di mesi non provai altro. Ma era nato un amore, e il primo amore non si scorda mai:

…a Marjia.

Essenza di Piacere

concedi Libertà

chiudendomi in un Vizio

che Libertà non da’.

Non fumai nient’altro per qualche mese. Non ne avevo ne voglia tantomeno avrei saputo dove procurarla. Poi Silvio lasciò la doppia che divideva con Pasquale e il suo posto fu preso da Sandrone. Il ragazzo della ex di Marco. Marco, un pugliese che occupava una delle quattro camere di casa Ausonica e che non disprezzava anche i rapporti con il suo stesso sesso. Veniva dalla Puglia, Sandrone. Tornava tutte le sere inGiaccaEcravattato dal lavoro dopo essere passato dalla piazzetta davanti l’hotel Laurentia dove comprava la sua dose di relax. Rientrava per l’ora di cena, si metteva comodo. E rullava. U’ vuorp lo chiamava. Io e Pasquale i primi tempi lo guardavamo incuriositi. Era bello parlare con lui e quando si sballava iniziava a disegnare usando una tecnica molto particolare, quasi nevrotica. Poi una sera provammo a fumare anche noi. U’ vuorp.

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2 Risposte to “…dieci e 1/2 : la prima volta.”

  1. liberto Says:

    …trasiti, trasiti ca facimu u cafè…


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