…undici: Sandrone.

giugno 29, 2007

sandro.jpg …Sandrone era un tipo particolare. Uno di quei tipi che a me piacciono: tutto un paradosso. Di giorno assumeva i panni di un economista illuminato, giaccaEcravattato lo potevi incontrare sull’autobus che rientrava dal lavoro intento a scrivere un pezzo ‘rap‘ . Occhialini da intellettuale e pizzetto da finanziere. Fisico possente. Lo sentivi discutere con la stessa passione di FrankieHiEnergie di Boudelaire di Economia di Judo o del ‘Vuorp. I primi tempi lo guardavamo incuriositi io e Pasquale, disegnare su un foglio di carta utilizzando una tecnica quasi nevrotica, impossibile da spiegare a parole ma molto bella, mentre si rullava i suoi ‘personalini’. Tra una lezione di economia a Pasquale che stava studiando per un esame e uno scambio di opinioni su musica e letteratura iniziammo a fumare anche noi. Giusto per provare. Ricordo che una sera spiegai a Pasquale la tecnica per far entrare il fumo nei polmoni senza bruciarsi la gola da neofita e da quel momento cominciarono gli anni dello sballo. Non sapevamo ancora rullare e quindi chiedevamo a Sandrone di rullarci uno spino prima di andare a dormire. Poi passavamo la nottata a studiare e quando s’era fatta mattina ci accendevamo la miccia e al suono della musica Grunge o Psichedelica ci addormentavamo iniziandoci a conoscere più a fondo. Io avevo cambiato il mio look e al posto della scarpina lucida-maglietta a V su camicia portavo le DR Martens su i jeans stretti. Secco com’ero dovevo apparire buffo.

Alla fine decidemmo io e Sandrone di fare “acquisti” più sostanziosi. Capimmo che se volevamo continuare a fumare con una certa costanza avremmo dovuto comprare quantità di ‘Vuorp più importanti. E iniziammo a rivendercelo per poter almeno ammortizzare il consumo personale. Fu in questa occasione che conobbi Cippa…

Sandrone durò un anno a Roma. Poi se ne tornò al paese. Credo che stesse stretto dentro la giacca e la cravatta che si sentiva obbligato a portare per lavoro. E’ uno spirito libero, Sandrone. Non so che fine abbia fatto. Mi piacerebbe rivederlo.

I primi tempi in cui ti fai le canne vuoi condividere lo sballo con altri. Erano i tempi in cui iniziavo a strimpellare la chitarra ascoltando i gruppi cult della generazione rock italiana dei tempi: Timoria, Negrita, Litfiba… imparavamo i testi e li strimpellavamo nelle serate in compagnia. Pasquale iniziava a scrivere le sue prime canzoni e si sognava un gruppo musicale. Alla fine il gruppo si fece. Ci chiamavamo gli UsedCondoms e avevamo fatto uscire un demo di quattro-cinque canzoni. Solo che i componenti del gruppo risiedevano in città diverse: due chitarristi a Isola del Liri, cantante e terzo chitarrista a Roma, batterista a Londra. Un pò difficile poter continuare. Tutti insieme abbiamo suonato un’unica volta, che poi è stata quella in cui abbiamo inciso il demo, a Isola. Ricordo che io ero quello che c’azzeccavo meno di tutti. Bello però.

Con Pasquale facevamo duetto chitarra e voce e capitava spesso che nelle serate in cui si voleva spacchiarsela (culistriarsela, n.d.r.) con le ragazze presenti spacciavamo per nostre, canzoni che nostre non erano. Fu così che Mare di Noia dei Negrita si era trasformata in Mare di Ostia e canzoni che richiamavano la nebbia della Padania erano state ispirate da passioni terrone. Vabbè.

La cerchia degli amici si allargò sensibilmente e casa Ausonica si riempì di gente, soprattutto donne.

Le conoscevamo a Psicologia dove andavamo a studiare. Dormivamo fino all’ora di pranzo, colazione e sala lettura della biblioteca. Si studiava fino ad una certa dopodichè si organizzava una sfida a calcio-tennis all’inteno dell’atrio della facoltà. Si usava parte della ringhiera come rete e si tracciavano linee immaginarie per delimitare il campo. La bravura di Pasquale e la mia capacità di elevazione dovuta a trascorsi da pallavolista permettevano di affrontare i vari avversari che ci trovavamo di fronte senza troppa fatica. E ci divertivamo. Era un’opportunità in più per legare la nostra amicizia e farci belli di fronte un ‘pubblico’ come quello di psicologia, tutto al femminile. Fu durante una sfida a calcio-tennis che Pasquale si lesionò il crociato. Ma non se ne preoccupò molto, ci giocò sù e si fece ancora più male. E io lo strillavo come fossi la sua mogliettina! Vabbè.

Nel giro di qualche mese si era formato intorno a casa Ausonica un bel gruppetto di una decina di persone, più eventuali innesti. Quell’appartamento era diventato un punto di ritrovo per molta gente quasi fosse un centro sociale. Si organizzavano festini all’insegna del proibito e si flirtava a più non posso. Un puttanaio, insomma. Ma divertente. C’era gente che pranzava puntuale tutti i giorni, altri che utilizzavano il bagno come fosse un cesso pubblico altri ancora come dormitorio. Tutto concentrato intorno camera di Pasquale e camera mia. Io infatti m’ero trasferito in affitto in casa Ausonica. Avevo lasciato il monolocale di Piazza Bologna e Orazio aveva comprato casa sulla Tiburtina. I nostri contatti si fecero più deboli. Il giorno in cui Pasquale si accorse che uno degli ospiti fissi aveva registrato il numero di telefono dell’appartamento con il nome di “casa2” sul suo telefonino decidemmo che era giunta l’ora di far qualcosa e porre termine ad una situazione che cominciava a non piacerci. Decidemmo di fare selezione all’ingresso: tre trilli al citofono eseguiti ad un certo modo avrebbero consentito l’apertura del portone. Tutti gli altri sarebbero rimasti fuori. Ma ora sto correndo troppo. Ancora c’è un anno da raccontare. Facciamo un passo indietro.

Era il periodo in cui stavo in doppia con Orazio. Si continuava a frequentare la mensa di Economia. Come ho già spiegato in altri post era questa la mensa del cucco. Fu qui che incontrai Tiziana. La taramantara. Fu qui che una sera un gruppetto di ragazze invitò me e Orazio ad un festino. Ma continuiamo con il passo del gambero.

Mi capitava spesso di studiare con un’amica, Mariangela di Pontecagnano. Abitava in una traversa della Tiburtina, via Ottoboni, insieme ad altre ragazze. In quest’appartamento conobbi Azzurra. Una stretta di mano veloce, senza alcun interesse. Quella sera la ricordo come fosse ieri. Il profumo del caffè, il manuale di Neurofisiologia, il caldo secco di una Roma addormentata in attesa dell’estate. Il sorriso di Azzurra. Avevo conosciuto la ragazza con la quale avrei condiviso i successivi cinque anni nella Capitale. Ma ancora non lo sapevo e guardavo il culo dell’amica cosentina. Mariangela, Azzurra, Elisa di AciCastello, Arianna&Geart e tutto il gruppo di Montefiore, Pierpaolo, Gianluca&Giorgio, Gabriella, Silvia di Formia e tanti altri che la mia mente provata da quegli anni di alcool e droga non ricorda. Queste le persone che iniziavo a frequentare al di fuori di casa Ausonica e con le quali iniziavo a legare. Ma torniamo alla festa.

Azzurra, Geart&Ary, Pierpaolo, Elisa (?) abitavano nello stesso appartamento di via degli Equi, a S. Lorenzo. Stavano per cambiar casa. Naturalmente non si può lasciare casa senza organizzare un festino. Fu così che quella sera a Economia io e Orazio fummo invitati alla festa. E che festa…

Annunci

7 Risposte to “…undici: Sandrone.”

  1. Daniela Says:

    elogio della quotidianità!
    bello…dà sicurezza.

  2. Daniela Says:

    sei tornato a raccontare la vita di ogni giorno, quella bella e semplice, con le sue pene e le sue gioie…!
    mi piace il racconto dei ricordi, delle esperienze, di quelle cose che anche dopo cinquant’anni ricorderai come se le avessi appena vissute. Racconti la normalita’ e nello tempo l’ esclusivita’ delle situazioni, delle cose e delle persone.
    Racconti tutto quello che crea il vissuto e il vivere. La quotidianità è la base su cui si costruisce il futuro e su cui si vive il presente.
    …la quotidianita’ dà sicurezza perchè è la vita!
    ti seguo ancora…per la curiosita’, per la casualita’ del nostro incontro telematico e per l’entusiasmo che metti nei tuoi racconti.

  3. iononmilamento Says:

    …la quotidianità è l’essenza delle cose. Tutto il resto è posticcio, falso. Esistono tanti modi per descrivere la realtà. Pitagora sosteneva che essa poteva essere descritta attraverso i numeri. Einstein ha cercato tutta la vita un’unica formula che la racchiudesse. Marx era convinto che la si potesse raccontare solo attraverso l’analisi dei rapporti economici e Freud l’aveva sintetizzata nella pulsione sessuale e in quella di morte. Tutti sbagliavano allo stesso modo: rendevano la realtà fasulla perché cercavano in essa un ordine che ad essa è estraneo. Perché negavano ad essa la quotidianità del vivere. La casualità dei rapporti. La dinamicità, la fluidità. La cristallizzavano all’interno degli schemi che il loro cervello aveva creato, facendole perdere la vera essenza.
    Bisognerebbe raccontare la storia alla maniera di Montanelli, sottolineando che dietro i grandi nomi, i grandi eventi, le grandi date… c’è la storia di piccoli uomini che solo per un motivo fortuito si sono trovati in quelle situazioni che oggi hanno una data sui libri di storia. Piccoli uomini che non facevano altro che vivere la propria quotidianità, in modo talmente “normale” da scrivere la Storia. La Storia, con la “S” maiuscola è scritta da tante “storie” che si intrecciano, tante quotidianità che si incontrano. Come la mia con la tua, la nostra e quella di chi ora ci sta leggendo. E’ questo lo spirito del blog. Questo quello che vorrei trasmettere tra le righe dei miei post. Un bacio.

  4. overlook Says:

    voglio vedere cosa dici di me…perchè di me racconterai vero? anche se io ero l’uomo che non c’era.

  5. Daniela Says:

    SUGGERIMENTO:perchè non scrivi le fonti da cui prendi i brevi passaggi che riporti sul margine destro della pagina?

  6. liberto Says:

    “…perché… perché..
    ..perché dovrei? Perché il mio scopo è quello di farvi soffermare sulle parole, non sulla fonte. Perché se vuoi cercare la fonte basta eseguire un CopiaIncolla su Google e premere cerca. Perché il web è pieno di siti di aforismi e citazioni. Perché lo stile di questo blog è stato influenzato da “La versione di Barney” di Richler. Perché mi piacerebbe che tutte le nostre menti un giorno fossero colpite dall’Alzheimer e i nomi di autori, storici, poeti, cantanti, romanzieri, calciatori, veline, ballerine, filosofi, scienziati, giornalai…si confondessero affichè non si possa più ricordare Chi ha detto Cosa, ma solo Cosa vuol dire Cosa. Perché mi piacerebbe sparisse il diritto d’autore, affinchè l’arte non sia più ispirata solo dal denaro. Perché non esiste un libro al mondo che si debba leggere più di una volta, e uno che non si debba leggere. Perché la maggior parte delle cose che scrivo non ne ricordo la fonte. Perché la cultura è ricerca, scoperta. Perché mi piacerebbe incontrare ogni giorno persone che non leggono i miei stessi libri, che non hanno visitato i paesi meta dei miei viaggi, che mi suggeriscano films di cui ignoravo l’esistenza che mi presentino amici nuovi. Perché a scuola ho sempre sognato che la mia proff mi assegnasse un tema dal titolo “Scrivi quel che ti pare“. Perché la domada a Chi vuol esser miliardario non dovrebbe essere: “chi ha scritto: “Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia” ma “Caro concorrente, che ci sta a fare Lei in Tv?”. Perché i “brevi passaggi” li prendo a caso. La maggior parte delle volte sono libri che non ho mai letto se non addirittura autori che fino a quel momento non avevo mai sentito nominare. Li estraggo a caso dal web e CopioIncollo. Giuro. Senza una logica. E’ il vostro cervello a completare il cerchio e a dare un senso a ciò che leggete. La stessa frase letta in contesti diversi assumerebbe significati anche opposti. Il potere delle parole è enorme. Tutto il pensiero occidentale è costruito su uno strato di Retorica. Nominare le fonti di questo blog sarebbe come prendere un’enciclopedia e aprire una pagina a caso. Il solo senso che hanno le parole di questo blog sono quelle che tu, voi con il vostro vissuto gli date. C’è chi si diverte leggendomi, chi si annoia, chi si offende e chi medita. Chi soffre e chi piange. Ma le parole sono sempre le stesse. Ciò che cambia siete voi. A questo punto che importa Chi scrive Cosa?”
    Tuo,
    Napoleone Bonaparte.

  7. liberto Says:

    Anticipazioni:

    Tenebroso come il miglior Humphrey Bogart, sguardo inaccessibile alla Montgomery Clift – Nino (overlook) verrà spesso ripreso di tre quarti, col viso in penombra e con le volute della sua sigaretta sempre accesa a conferire maggior suggestione alle sofisticate immagini che rimandano direttamente al cinema di Fritz Lang e di Billy Wilder.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: