…dodici: Music…noStop!

luglio 4, 2007

imagesert.jpg …iniziavo a frequentare le notti della Capitale. Se sei universitario-fuorisede hai due possibilità: Numeri Uno: ti fai i localini “In”, trendy, fashion, discoteche tipo Gilda o Alien. Sono i locali di chi si diverte a ballare con la musica disco. Sono i locali degli universitari che hanno qualche soldo in più. Sono i locali delle matricole e degli erasmus. Sono i locali dove le ragazze sono strafighe, ma non te la danno. Sono i locali frequentati dalla gioventù romana e il calabrese è visto di malocchio. Per tutti gli altri universitari c’è la scelta Numeri Due: centri sociali e locali underground, BlackOut, Circolo degli Artisti… All’epoca in cui abitavo con Giovanni e Orazio ero più orientato verso i primi. Giovanni aveva trascorsi da Pr e Orazio ascoltava RadioDeeJ, oneNationOneStation. Mariangela&Co frequentavano invece i locali del secondo tipo: FortePrenestino, Intifada, ExMattatoio, Brancaleone sono i nomi dei centri sociali dove potevi dedicarti al proibito. Al ritmo della musica elettronica, reggae, ska, dark, psichedelica si consumava alcool e droghe leggere, tutt’intorno sembrava di stare in una zona franca. Tornavamo sempre “pisti” e “fuori come un balconcino”. Aspettavamo i “notturni” che c’avrebbero scaricarto alla fermata vicino casa, schiacciati tra le decine di extracomunitari che iniziavano il giorno lavorativo, le puttane che “smontavano” e i barboni che si riparavano dalla gelata notturna. Tra la puzza di sudore, vomito e sesso ricordo l’espressione balorda di Orazio. Non diceva nulla, ma si poteva leggere nel suo sguardo assonnato dall’alcool il solito sucaminchiaEva. O almeno era quello che io ci leggevo. E ridevo. Ridevo.

Quando abitavo con Orazio non facevo uso di droghe. Ci limitavamo a bere. Quando sapevamo che c’era da fare una serata ci svinazzavamo prima a casa – per risparmiare sulle consumazioni – quasi sempre con il Labrusco. Era l’epoca in cui andava Ligabue. Ci presentavamo quindi già brilli alle feste e ci divertivamo una cifra. Era divertente poi a casa passare sotto commento tutte le ragazze della serata, centimetro per centimetro. Quando fummo invitati alla festa di via degli Equi non sapevamo ancora cosa c’avrebbe atteso. Ricordo che il pomeriggio stavo studiando in sala lettura della biblioteca di psicologia quando ad un tratto sentii il silenzio della sala malamente interrotto dal’entrata di Silvia di Formia e Azzurra. Erano le sei ed erano già ubriache. Mi franarono addosso. Capii che anche per me era iniziata la festa. Telefonai a Orazio e andai a casa con loro. Tra la preparazione della sangria e un assaggio di GinTonic, Rum&Coca, Rum&Pera, Vodka… e non ricordo più… quella sera mi ricordo solo delle impressioni. Vaghe impressioni. Orazio non so a che punto della serata arrivò. Ricordo che iniziai a giocare con uno yo-yo e a fare evoluzioni. Ero bravo e mi sentivo al centro dell’attenzione. O almeno l’alcool me lo faceva credere. Poi ricordo che suonai l’armonica su IntoMyArms di Nick Cave. Poi buio. Mi ritrovai con la fronte appoggiata alla tazza del cesso. Quando uscii dal bagno ricordo che Geart mi disse che avevo assunto uno strano colorito verde. Pelle olivastra gli dissi, sono calabro. Stavo proprio “fuori come ‘n’accetta”.

Non ho mai visto tante persone in un appartamento. Tutte le camere erano zeppe di gente stesa sui letti a flirtare, per terra a rullare, sui divani a bere e sballarsi e suonare la chitarra. Ad un certo punto iniziarono anche a introdursi estranei che avevano sentito la musica dalla strada. C’era un quantitativo di alcool e sostanze stupefacenti che se fossero saliti i canarini c’avrebbero arrestati tutti. Na caciara assurda. Bello però. Si ballava, ci si sballava. Verso l’una la festa si trasferì al Brancaleone. Io non ci andai, stavo troppo fuori. Ero ancora un pivello nel campo dello sballo e il mio stomaco ne aveva risentito.

De Andrè, Radiohead, Jeff Bukley, Pearl Jam, Counting Crow, Alice in Chains, Nirvana, PjHarvei, Ani di Franco, Csi, Pink Floyd, Depeche Mode, Cure, Smiths, Smashing PumPinks, BobMarley, BobDylan, Soundgarden, Placebo, Ben Harper, Tracy Chapman, SubSonica… e chi ne ha più ne metta, la colonna sonora della serata…

Se devo ricordare quel periodo non posso fare a meno di ricordare la musica. Grunge, Rock, Dark, Elettronica, Reggae, Ska, Punk, Psichedelico ma anche cantautori italiani come De Andrè, De Gregori, Csi, Marlene Kuntz, AfricaUnite, SudSoundSistem… diversi generi e generazioni accomunati dalla voglia di evasione e di protesta nei confronti di una realtà contestata per il suo imborghesimento. Musica e sballo. Erano queste le parole d’ordine che accomunavano ragazzi con gusti stilistici diversi. Darkettoni vestiti a lutto con facce impallidite dal cerone e lineamenti marcati di nero, rastamanni con l’immagine di Bob stampata sulla maglietta, pankettoni con pearcing installati ovunque. Alternativi con camice di flanella a quadri sulla maglietta dei Nirvana – DrMantins e capello alla Curt. Impasticcati di ogni tipo… e poi c’eravamo io e Orazio, golfino e camicia, jeans stretti e scarpina elegante. E Lambrusco. Tutta gente con un solo obbiettivo: divertirsi. Alterare il nostro stato di coscienza al ritmo del rock e dei suoi derivati. In quegli ambienti potevi essere te stesso, seguire lo stile che più ti piaceva senza essere giudicato.

Si frequentava spesso il BlackOut, un locale underground vicino S.Giovanni. Si andava spesso di giovedi. Ad arrivarci era semplice. Il problema era tornare a casa. Un pò per lo sballo. Un pò per i notturni. Un po’ perché non si aveva alcuna voglia di rientrare. Si rimaneva fin quando spegnevano le luci e gli ultimi a ballare eravamo noi. Si usciva che stava per far giorno, sudati, con le occhiaie e il sorriso stampato. Ci si salutava e ci si metteva daccordo per la sera dopo.

Mi chiedo se sia la musica a creare gli ambienti o se sia la musica ad aver bisogno di certi ambienti all’infuori dei quali perde il suo valore. Rock, ska, reggae, punk, grunge sono tutti generi di protesta, di avversione all’ordine costituito. O perlomeno lo sono diventati. Per la loro natura, per esigenze commerciali. Sono generi “che si lamentano” e quindi vendono. Il reggae e il suo legame con il Movimento Rastafari e i SoundSistem, le discoteche ambulanti giamaicane che negli anni cinquanta permettevano anche ai più poveri di fruire della musica da ballo. Per non parlare del punk e del grunge che nascono come movimenti di denuncia e opposizione. E in effetti in quel periodo iniziava a crescere in me il germe della protesta veicolato dai ritmi omologanti di una cultura che ti fa sentire alternativo.

Non so che opinione voi abbiate della musica, cosa vi piace sentire, cosa vi mette in moto dentro. Per me allora – come oggi, immagino, se solo potessi ascoltarne – era il mare dove i miei sentimenti potevano nuotare all’impazzata, liberi e allegri. Vi ho già detto che mi piace immensamente nuotare; ci sapevo fare già da piccoletto, quando tutti gli altri bambini strillano appena la schiuma della battigia gli solletica gli stinchi. Io non so stancarmi del nuoto: è la felicità del mio corpo, è il mio corpo che si piglia la sua libertà di rotolarsi, di stirarsi, di fluidificarsi, leggero come un uccello.

Non mi dà nessuna soddisfazione l’acqua del fiume o del lago, voglio le onde del mare, il movimento cosmico che abbraccia il mio movimento, un corpo di membra immense che mi prende con sé come una balia tiene tra le pieghe morbide del suo grande corpo un neonato. Bene, la musica fa alla mia anima quello che il mare fa al mio corpo. Io ci nuoto dentro la musica, mi tuffo di testa e di schiena, mi immergo e risalgo, ci vado lontano con il crawl, il dorso, la rana.

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2 Risposte to “…dodici: Music…noStop!”


  1. Mi hai fatto venire i brividi, sono tornata in un nano secondo ai miei anni di università.
    Ho risentito nelle orecchie il chiacchericcio di quegli anni seduti sulle scale della facoltà e la sera errando per le case degli amici.
    Stessi locali, stessi posti…tanta musica e l’incosapevolezza di quel periodo!
    Bellissimo e grazie..torno al mio lavoro più carica!!!

  2. Pediniguri Says:

    Mi piace molto leggere queste tue parole e vedere quale concezione tu abbia per una delle cose più belle dell’anima; perchè la musica nn si ascolta con le orecchie ma la si sente nell’anima,ogni suono, ogni sfumatura,ogni colore, insomma nota x nota che ti entra dentro seguendo un suo ritmo, un suo tempo.
    Del resto io penso comunque che non serva travestirsi per ascoltare la musica o seguire un genere in particolare.
    Sai bene, che chi ti scrive e nato e cresciuto ascoltando musica, di tutti i generi e in ambienti diversi… e ti posso assicurare che non riuscirei a vivere senza e come se mi togliessero l’ossigeno.
    Ps.Immaginate un mondo senza musica!?
    Buon Anno.


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