…tredici: synòpsis.

luglio 13, 2007

images-con-rosa.jpg …ricapitoliamo. All’epoca di Colli Aniene si studiava, si andava a mensa e si frequentavano le notti romane con una boccia di Lambrusco in mano nell’attesa che il notturno di turno ci riportasse a casa. All’epoca si usciva raramente e quando lo si faceva non c’era una destinazione. Da turisti insomma. Era l’epoca in cui dalla Gialappa’s c’era Paolantoni che faceva “The school of the art of De Lollis” e il nonno virtuale a livello multimediale (capisci ‘e internèt? no? e allora!?), Di Bella illudeva milioni di malati, Pannella regalava marjiuana a piazza Navona e distribuiva i soldi dei finanziamenti pubblici a S. Giovanni. Quando io, Giovanni e Orazio l’abbiamo saputo ci siamo catapultati a S.Giovanni. La prima volta è successo un casino. La distribuzione era stata organizzata male e a causa di disordini fu interrotta. Risultato: noi non vedemmo ‘na lira. Così ce la pensammo e decidemmo, la seconda volta, di andare dalla sera prima a far la fila. Ci presentammo che erano le dieci e già c’era gente. La distribuzione dei soldi non sarebbe iniziata prima delle nove del giorno dopo. Una notte passata all’addiaccio tra barboni, prostitute e extracomunitari in coda. L’attesa fu lunga e umida. Ma divertente e tra una bestemmia e un sucaminchiaEva! arrivammo a conquistare le nostre banconote con il simbolo del Partito Radicale stampato. Cinque pezzi da diecimilalire. Ce ne andammo contenti per aver recuperato cinquantamilalire quando cinquantamilalire si chiamavano mezza piotta, cinque sacchi, dieci scudi, insomma quando erano una bella somma pari, a livello psicologico a circa cento euro di oggi. Quattro volte di più. Tutti pensammo la stessa cosa. Che almeno una di quelle cinque banconote azzurre l’avremmo conservata per ricordo. Aaahooo! Ce le bruciammo nel giro di qualche giorno.

Spesso studiavo insieme a Vera di Agropoli o a Mariangela di Pontecagnano. Al suono degli Smith con la prima e di De Andrè con l’altra. Per l’aria aleggiava l’odore dell’incenso comprato alla bancarella dell’indiano (puntino sulla fronte, non penne) e di candele profumate. Tutti gli appartamenti erano arredati con oggettini etnici, teli appesi al muro, tappeti nepalesi e cofanetti di legno. Per la felicità di Shiva, negozio etnico di un ragazzo, manco a dirlo calabrese, che nel giro di qualche anno avrebbe trasformato la moda etnica nella sua fortuna.

Frequentando Mariangela conobbi Azzurra, Silvia e il gruppo di Montefiori. Iniziai a frequentarle al suono di Jeff Bukley, CSI e ad aumentare il consumo di vuorp creando le premesse per farlo diventare un abuso. Il vuorp ora si chiamava porro o molto più semplicemente lo Brfff! che si pronunciava gonfiando le guance e assumendo l’espressione più strana che si poteva.

La mia cerchia di amicizie era sensibilmente aumentata e ormai quando ci si spostava si era una carovana di persone. Casa Ausonica era diventata un centro logistico di organizzazione di serate e durante il giorno il tamTam degli ambienti universitari amplificato da RadioRock e RadioOndaRossa permetteva la riuscita di serate indimenticabili. Del BlackOut ne ho già parlato. I centri sociali erano punti di riferimento per quanto riguarda i concerti. Si entrava con il prezzo politico di uno scudo, la sottoscrizione, e una volta dentro aprivi le porte della percezione. Anzi a dir la verità si entrava a porte spalancate. Io una volta le ho aperte talmente tanto che ne è uscita fuori l’anima. Tutt’un tratto ho visto nero e son svenuto. Credo che la perdita di coscienza non sia durata più di qualche secondo. E’ una situazione strana, indescrivibile. E’ la parte del cervello più antica, quella istintuale che prende il potere su un corpo bistrattato dall’incoscienza della coscienza, e stacca la spina. Sono meccanismi di difesa che permettono il recupero e il rientro all’interno dei limiti consentiti. Infatti pochi secondi bastarono a farmi star bene. Quando riaprii gli occhi mi ritrovai steso sul suolo di FortePrenestino circondato dagli occhi increduli di Orazio e Pasquale. Pasquale si incazzò molto. Disse che stavamo esagerando. Che non avremmo più toccato nulla, ora basta. Non sapeva ancora che quello era solo l’inizio di una lunga dipendenza.

Passavo le nottate con Azzurra e Silvia al suono di Nick Cave a fumare le canne e a farmi le trecce ai capelli. Le ho tenute per una settimana, quando le sciolsi avevo i capelli frisè. Di giorno sbavavo dietro Marilisa e frequentavo Veronica.

Veronica è romana. Veronica abitava in una delle zone bene di Roma. Andava in giro con una fiatUnoBianca tutta ammaccata, il padre lavorava in Rai, giocava a ping-pong, ascoltava Baglioni, amava la Lazio per la quale spesso faceva la hostess all’Olimpico e aveva uno stile tutto suo. Veronica aveva stile. Tra noi durò uno schioppo di fucile, era il periodo in cui io son stato più lontano dal concetto di civiltà, ascoltavo Marilyn Manson, e non riesco a capire cosa lei trovasse in me. La ricordo aprirmi la porta di casa con un vestitino nero estivo sopra due gambe da pin-up. E i polpacci, che polpacci! Le caviglie sottili e le cosce come quelle di mia cugina. Quando la vidi con le sue gambe lisce e i suoi occhi azzurri che mi guardavano… pensai che non l’avrei mai più mollata. M’ ero perso.

Non ci frequentammo quasi per nulla, qualche passeggiata al Pincio, una rosa regalata. Ma era romana. E romani e calabri fuorisede legano poco. E anche se non lo era mi appariva pariolina, s.leonardina, monfiana. In quel periodo di centri sociali, canne e treccine… era fuori posto. E se proprio devo dirla tutta era fredda. Un ghiaccio. Aveva un carattere glaciale. Forse era quello che me la faceva apparire aristocratica, che mi metteva a disagio. Ma è una persona fantastica e mi dispiace averne perso i contatti. Spero mi stia leggendo.

Quando non si andava nei locali, quando non c’erano concerti nei centri sociali, quando non si frequentavano feste negli appartamenti e magari il cielo di Roma era una coperta di stelle, si andava a passare la serata al CircoMassimo o al parchetto pubblico di S.Lorenzo. Sasà con la chitarra, Silvia e Azzurra con il vino comprato al discount, qualche cannetta e tanta voglia di stare in compagnia. Gli incontri all’aperto erano l’occasione per riunire tutte le amicizie. Era in queste situazioni che casa Ausonica assumeva il ruolo di centro logistico del divertimento. Si formava un gruppetto di una trentina di persone in cui colleghi universitari, coinquilini, compagni di sballo e amici di vita si riunivano tutti intorno a me. Nel senso che è la mia vita ad essere raccontata. Non è un delirio di onnipotenza. Marilisa&Marriana, Veronica, Azzurra, Silvia, il gruppo di Montefiore, Giorgio&Gianluca, casa Ausonica, il gruppo di psicologia con gli esponenti di spicco: il Ciriola, Nadia, Paola e Federica, Raffaella (con la quale Giovanni che aveva assunto il soprannome di sergenteChìchia avrebbe in seguito avuto una storia), Francesca la ròscia (per la quale Pasquale che aveva assunto il soprannome di Sam avrebbe sbavato nei successivi anni contendendosela con Sasà, la chitarra del gruppo. Entrambi alliccaru a sarda (rimasero in bianco, n.d.r)), Vera di Agropoli e Mariangela di Pontecagnano, Gabriella, Giuseppe il musicista (ex di Azzurra) e Cristian il sardo con i suoi amici, uno dei quali occhiAzzurriEbiondino era uno dei due sogni erotici di Azzurra. L’altro era un tipo con il cappellino che frequentava il BlackOut. Che intanto aveva assunto il soprannome di Lu Vleck. E poi c’ero io. Il Pirletto.

Era una vita fatta di dolci sogni. I nostri sogni erano fatti di questo. Chi ero io per dissentire? Tutti stavamo cercando qualcosa. Ci muovevamo, a testa alta.

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2 Risposte to “…tredici: synòpsis.”

  1. Nadia Says:

    …mitiche le serate al parchetto!!!

  2. la romana Says:

    nel cambiare cell e cancellare messaggi vecchi, mi è tornato fra le mani il tuo link.. quanto tempo, quanto ero giovane!!!! come stai, che combini?
    un bacio
    veronica


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