…quindici: di Marilisa, di Cippa, di Puzzoni e d’altre sòle.

agosto 1, 2007

io_ballo_da_sola__132261.jpg …Marilisa è una di quelle ragazze che Orazio definirebbe – col sorriso sulle labbra e l’occhietto vispo – una “sucaminchia”. Il senso dell’ incasellamento categorico è naturalmente metaforico. La “sucaminchia” è quella ragazza che quando parli con Orazio e gli dici che secondo te è una ragazza seria, lui ti risponde: …seria… si, quandu ‘a suca! Anche in questo caso il senso è solo figurato e soprattutto ci tengo a sottolineare che il discorso è solo ipotetico. Orazio non credo abbia mai espresso un tale giudizio riguardo Marilisa, almeno credo. Ma non è comunque un giudizio negativo. La sucaminchia è una che ti fa credere e poi si tira indietro, è quella ragazza alla quale piace stare al centro dell’attenzione, che gode nell’esser corteggiata e sembra anche ricambiarti. Gioca con i ragazzi come il gatto gioca col topo: è crudele, ma non può farne a meno, è la sua natura. Un po’ come tutte le ragazze, solo che lei lo è eccessivamente. Se fossi Freud direi che è frigida. Sono Liberto e sostengo che è stronza. Suo malgrado.

Io e Marilisa siamo uguali. L’unica cosa che ci distingue è il genere. Io maschio lei femmina. Per il resto ritego che siamo identici.

C’è stato un momento in cui avevo completamente perso la testa per lei. L’ho conosciuta all’università insieme alla sua amica Marianna, successivamente Marriana. Prendemmo subito confidenza e capitò spesso di invitarle a pranzo a Casa Ausonica. Subivo il suo fascino convinto che nel giro di una settimana me la sarei portata a letto. Il modo in cui mi guardava, il suo atteggiamento… insomma mi son fatto un film che avevo classificato come fantascienza dato che all’epoca mi appariva troppo bella. Mora, di Gallipoli, il viso della Hunziker su due bocce da paura. E poi mi incuriosiva, c’era qualcosa che non riuscivo a decifrare che intrigava. L’avrei scoperto a mie spese più tardi. Ricordo ancora un messaggio che mi spedì una mattina dichiarandomi di non riuscire a far a meno di pensare a me, blablabla…blablabla… insomma quella mattina sono impazzito, ho pensato: bingo!

ma lei ballava da sòla…e qualche ora dopo l’avrei vista avvinghiata al Cippa, un pezzo di merda dal quale sarebbe fiorita una bella amicizia.

Dai diamanti non nasce niente,

dal letame nascono i fior.

Era l’epoca in cui si studiava di notte e si viveva nelle ore pomeridiane e serali, riservando al mattino il riposo. Era l’epoca in cui frequentavo Veronica, ridevo con Azzu, studiavo con Pasquale e flirtavo con Silvia. Era l’epoca in cui Pasquale iniziava ad assaporare i primi effetti dell’hascisc e io non possedevo ancora la capacità di rullare. Ci facevamo lasciare una cannetta già pronta da Sandrone per poter concludere la nottata di studio aspettando l’alba al suono del trombone. Era l’epoca della piotta e degli scudi, l’epoca in cui per strada ti chiedevano ancora le cento lire e se gliene davi duecento t’eri fatto n’amico. Era l’epoca in cui la canna si passava e non te la fumavi se non in compagnia. Era il piacere di condividere lo sballo che surclassava lo sballo stesso.

Insieme a Sandrone avevamo deciso che se volevamo continuare a fumare tutte le sere avremmo dovuto svoltare con una storia più consistente, che per i non addetti ai lavori vuol dire comprare un quantitativo di hascisc tale da poterselo rivendere e fumare gratis. Ed è in questo frangente che ho conosciuto il Fenomeno, all’epoca Cippa e successivamente più amichevolmente Fede. Detto anche “Bella!” che è il suo modo in romanesco di dire “Ciao”. Ed è in questa occasione che il Fenomeno mi ha permesso di imparare anche un’altra parola romanesca: “sòla”.

Il sòla è quello che ti da un appuntamento e poi non si presenta, ma la sòla è anche quando qualcuno ti vende un qualcosa che poi si rivela non essere ciò per cui hai pagato. E’ una cosa che sta tra la truffa e la furbata. E il Fenomeno in quell’occasione mi fece ‘na sola di duecentocinquantamilalire. Venticinque grammi di fumo che erano quello che a Roma si chiama er Puzzone. Materiale non identificato che quando lo squagli frigge e quando lo fumi puzza di pigna. Il Puzzone non è hascisc di bassa qualità. Semplicemente non è hascisc. Non è fumabile, lo puoi solo guardare in tutta la sua bruttezza e buttarlo nel cesso. Na sòla, insomma.

Quella volta, se non fossi stato un neòfita nel campo mi sarei dovuto preoccupare perché il Cippa m’aveva avvertito che il fumo era cambiato, non era quello dell’ultima volta ma era bono uguale. E costava anche meno. Polline, l’aveva chiamato. Fortunatamente il movimento l’avevo eseguito insieme ad altre persone e il mal comune fece in modo che il gaudio fosse almeno un quarto. Ma da quel giorno la figura del Fenomeno me la sarei legata al dito.

In futuro la mia capacità di riconoscere un prodotto di buona qualità da uno scarso si sarebbe affinata con l’esperienza ma all’epoca ero un novello e l’inculata me la presi tutta. Questo non vuol dire che il rischio di comprare il Puzzone non esista anche per i veterani dello sballo. Anzi. E la vicenda del Cippa dimostra che qualcuno l’aveva venduto a lui, il Puzzone, e lui non aveva potuto far a meno di rivenderlo a me. Quindi se per me lui era stato una sòla io per lui sono stato una svolta. Aveva trovato il Pirletto che l’aveva fatto svoltare. (Cominciate a prendere dimestichezza con il gergo, voi che di Roma conoscete solo il Colosseo e lo stadio Olimpico). Il rischio di comprare il Puzzone aumenta con la voglia di fumare – ‘a scimmia – perché nelle serate in cui non si trova nulla in giro ti tocca andare dal primo pusher che spigne per strada e se è un tipo sveglio riesce a venderti anche un pezzo di legno. Questo succede perché stai in astinenza e se parte della tua coscienza ti dice che stai comprando un Puzzone, l’altra parte, ‘a scimmia, ti convice di provare: magari puzza un po’ ma sballa lo stesso. E alla fine lo compri uguale.

Quando riescono a rifilarti un Puzzone il tuo umore scende sotto i livelli sopportabili. Innanzitutto perché quando in giro c’è il Puzzone è facile che non ci sia nient’altro. Chi lo spìgne lo tira fuori nei momenti di grama. Nei periodi dove non gira niente di buono, tipo le feste o d’estate. Il momento peggiore è quando torni a casa tutto contento per aver trovato da fumare, in crisi d’astinenza. Sei anche solo quella sera e quindi manca pure la speranza di condividere la sòla magari con un amico al quale è rimasto qualcosa dal giorno prima che ti salvi almeno la serata. Quindi il tuo desiderio di fumare è frustrato dall’aver per mano un Puzzone, d’averci speso soldi e non aver neanche la speranza di poter trovare altro per svoltare la serata. Di solito non si ha la forza di buttarlo ma lo si conserva pur sapendo che non lo si fumerà mai.

Con l’esperienza impari a riconoscere dei segnali che possono farti pensare ad un Puzzone in vista, come quando il pusher ti sembra un po’ troppo amicone, oppure quando ti mette fretta dicendoti che in giro ci sono gli sbirri oppure quando ti tratta troppo bene e ti da più roba di quel che hai pagato…

La ballata del Puzzone

.

C‘era una volta un bel tocchettino

tutto marrone

secco/duro/illegale

lo chiamavano il Puzzone.

.

Di che fosse fatto nessuno lo sapeva

tutti ce lo si chiedeva,

e le leggende erano tante:

c’è chi diceva c’era la terra

chi la pisciazza

chi la merda.

Ma tutti concordavano all’unanimità:

raschia la gola e sa di pigna:

il Puzzone è ‘na sola.

.

Che credete, anche io son cascato,

con la scimmia sul collo dopocena ero uscito e

arrivato in piazzetta che mi sento chiamare:

– a’ pisché! aho! A’ pisè, che te serve fumà?

.

Sarà stata la scimmia,

l’illusione che forse si fosse sbagliato:

un bel pezzo m’ha dato

e poco ho pagato…

Fattostà che non l’ho controllato…

.

Se chi spigne ti dice che il fumo è cambiato,

ch’è uguale ma è diverso, ma è buono lo stesso

se lo guardi e ti sembra che è lui che è cambiato,

che per quanto hai pagato

forse troppo ne ha dato.

.

Se lo squagli e lui frigge

e emana un odore che non puoi sopportare

se la gola non regge

e alla prima boccata ti metti a tossire

se chi l’arrizza l’appizza si stranisce e la passa

non sprecare cartine sigarette e biglietti

non rischiare serate di bestemmie e mortacci

riconoscilo al volo

il Puzzone è uno solo.

Annunci

2 Risposte to “…quindici: di Marilisa, di Cippa, di Puzzoni e d’altre sòle.”

  1. Federico Says:

    Sei stato simpaticissimo ed in una serata vagamente simili ma molto molto meno disperata, m’hai regalato 4 risate niente male.

    salutissimi a te.
    addio

  2. liberto Says:

    …certo “addio” è un parolone, io preferisco gli “arrivederci”, danno meno la stretta al cuore e fanno scendere il nodo in gola. Così si ingoia gioia e si scorda il cattivo tempo. Regalo sorrisi e ricevo allegria. Bene.

    ciao simpaticone!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: