…sedici: Casa Ausonica.

settembre 10, 2007

carnaval_04_mesneer.jpg …casa Ausonica è un appartamento storico. In senso stretto: ha fatto la guerra. Durante l’occupazione nazista, successivamente all’intervento alleato, S.Lorenzo fu uno dei quartieri più colpiti dal fuoco amico. Il primo.

“Lucky Lady”,”Arkansas’ Travellers”, “Pretty Boy”, “Dark Lady”, “Winnie Oh Oh”, “Geronimo II” …i nomi simpatici dei B-17 amici che alle undici unMinutoEcinquantaSecondi del diciannoveLuglio43 cacano contemporaneamente stronzi da 5oo libbre, duecentocinquantachili sulle teste dei sanlorenzini. Alla fine l’intervento amico avrà sganciato tremila bombe. Tremila morti. Dodicimila feriti. Casa Ausonica subisce il bombardamento amico ma rimane in piedi.

…casa Ausonica è un appartamento storico. In senso lato: mai ristrutturato dai padroni di casa che facendo un calcolo approssimativo non hanno guadagnato meno di centocinquantamilaeuro in questi anni di affitto, quando sono entrato aveva ancora una carta da parati di inizi del novecento, e mobili d’altri tempi. Un bagno ch’era un cesso, e lo è tuttora, porte e finestre da casa dei nonni. C’era un impianto elettrico che se accendevi una candela profumata di troppo sovraccaricava e saltava. Le prese erano quelle di fine ottocento. Quando il padrone ha capito che forseforse era il caso di rifarlo a norma di legge ha mandato una squadra di operai che hanno occupato l’appartamento per una settimana bucando e bestemmiando. Alla fine ci siamo ritrovati con un impianto con canalette a vista, una presa della corrente per camera impiantata ad un metro da terra. Neanche fossimo un’officina. Ci mancava soltanto il flessibile. L’anima de li mortacci loro. In camera mia non hanno portato neanche la corrente al soffitto. E il mio lampadarietto cinese in carta di riso l’ho dovuto calare dall’alto con un filo su una luce a piantana, che avevo opportunamente sottratto dall’appartamento di piazza Bologna. Figgh’i sucaminchia, direbbe Orazio. Ma iononmilamentavo. Entrarci era stata una fortuna.

…casa Ausonica è un appartamento storico. In senso figurato: feste, festini, fumate, scopate, bevute. Chi l’ha frequentata, e sono molti, non la dimenticherà facilmente.

Io avevo preso il posto del “morto”. Di lui si narra che si facesse molte pippette utilizzando una cremina, la “cremina per le pippette”, per evitare che gli si formasse il callo. Alla mano? No. La leggenda racconta di pagine di enciclopedia con illustrazioni scientifiche di organi sessuali trovate dietro l’armadio. Una volta Pasquale, poco incline a bussare, entrò in camera sua trovandolo tutto nudo. La nostra fantasia perversa sostenne che stesse sicuramente facendo qualcosa di porcellino. Lui si arrabbiò tantissimo e dopo aver sbattuto la porta uscì per rimproverarlo con la frase che lo rese famoso per l’eternità:

<< Pasquale! E’ un eufemismo ritenere il tuo comportamento poco ortodosso! >>

<< …>>

E poco ortodosse erano le persone che s’erano ritrovate a condividere quelle mura. Di Pasquale e Sandrone ho già accennato. Loro stavano in doppia. A fianco c’era Davide. Di Catania, lavorava come drag queen in locali sparsi per l’Italia e con il suo gruppo KarmaB era tra le attrazioni più in voga nelle serate Muccassassina. La sua camera sembrava un camerino di un musical carnevalesco: parrucche, strass, paiette, vestiti da donna luccicanti e colori acidi. E poi zeppone da mezzo metro, cappelli, pellicciotti, trucchi e tessuti tigrati. Per casa aleggiava l’odore della colla che utilizzava per costruire le scenografie e il rumore della cucitrice si alternava a Madonna o Mango sparati a palla da uno stereo portatile che non ho mai capito come facesse ad avere una potenza tale da sentirsi in tutta casa. Ricordo il giorno in cui lo conobbi, piccolo, minuto, seduto sulla scrivania con le zeppe che dondolavano. L’accento marcatamente catanese e l’inflessione gay gli davano un’aria buffa. Si rivolgeva verso chiunque al femminile. Una volta la/o vidi vestita/o per uno spettacolo e vi confesso che era una fighetta niente male. Aveva un caratterino tutto suo e non legò molto con noi. A me piaceva, anche se a volte non la/o sopportavo. Quella musica alta e il suo modo da vamp… ma è una persona in gamba. E’ riuscito a trasformare quello che poteva essere considerato da altri un difetto, un marchio in un’italietta mediocre come la nostra in una ricchezza. Il suo gruppo era molto richiesto e ben pagato. Ha colto l’attimo nel periodo in cui Roma si stava trasformando nella capitale italiana dell’orgoglio gay. Erano gli anni delle manifestazioni contro l’omofobia e si preparava il campo al primo GayPride. GiovanniPaoloII (in seguito: GPII) era ancora vivo. Davide lo rincontreremo successivamente come segretario di VladimirLuxuria in Parlamento.

Di fronte a lui era di camera Marco. Laureato in Scienze politiche all’università di Bari si era trasferito a Roma per inseguire il sogno di diventare uno stilista di moda. Frequentava la scuola della Diesel e aveva lasciato Stefania, con la quale stava da cinque anni, per Giulio. La sua camera era piena di materiale da disegno e le pareti erano cariche di maschioni lucidi e palestrati che si scambiavano affettuose effusioni. Giulio e Marco i primi tempi evitavano comportamenti libidinosi, anche solo un semplice bacetto di fronte a noi eteroconvinti. Ed effettivamente mi fece un po’ effetto vedere le loro bocche unirsi. Era uno spettacolo nuovo per me. Anche in tv, o al cinema non era mai capitato di osservare due uomini accarezzarsi, baciarsi, coccolarsi. Sul piccolo e grande schermo puoi assistere a sparatorie, squartamenti, scene sessuali tra etero spinte fino sfiorare il porno, politici che si rivolgono parolacce a vicenda e DiCanio con il braccio alzato. Le peggio stronzate. Ma vedere due uomini che si fanno una carezza o uniscono le loro lingue mentre le loro mani stringono i rispettivi glutei, i pettorali tesi e le gambe turgide si intrecciano, le schiene muscolose… scusate. Mi son fatto trasportare. Insomma, questo è vietato. Dalla morale. Dall’etica. E all’epoca, da GPII.

Giulio era ospite di Marco. Lavorava come rappresentante a Grosseto e il fine settimana se lo passava a Roma. Successivamente sarebbe diventato un inquilino di casa Ausonica sennonché un mio grande amico. Ora è sparito. Le ultime notizie che ho avuto lo davano a Istanbul. Anche di lui avremo modo di scrivere.

La mia stanzetta era quella vicino al cesso. Di fronte la cucina. La migliore della casa. L’avevo arredata in stile etnico con un telo sopra il lettone da una piazzaEmezzo, candele e incensi profumati, BARetto privato con tre-quattro qualità di whisky. Cofanetto porta-droga in legno.

Le camere erano in tutto quattro, collegate da un corridoio buio. Sempre occupato dagli stendini. Camera di Marco era l’unica con il balcone. Il suo finestrone dava sul cortile interno. Come la mia finestra. Le altre affacciavano sulla tangenzialeEst. La stessa sulla quale Fantozzi si lancia per prendere l’Auto (autobus) al volo. All’entrata c’era uno spazio dove tenevamo una scrivania per le nottate di studio. In cucina c’era l’unica Tv. Era in B&N. E’ la Tv dove ho seguito le fasi dell’attacco dell’undici settembre. Era l’unica Tv di casa. Bei tempi. Le pulizie si facevano, a volte e male. Ma nessuno se ne curava. Bei tempi.

All’epoca leggevo il Faust, bevevo Jamenson e frequentavo molte ragazze. La maggior parte erano amiche. Molte erano attratte da Marco, un bel ragazzo. Con alcune ci studiavo, con altre ci flirtavo. Con tutte ci fumavo.

Questo il mondo che mi si presentava davanti, pronto di essere scoperto. Ma io iniziavo a frequentare un’altra casa. Casa di Azzurra a Casal Bertone. E anche qui c’è tutto da raccontare.

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2 Risposte to “…sedici: Casa Ausonica.”

  1. Nino Says:

    ahahahha
    intanto io alla notte nera ho incontrato Pasquale mentre le macchine quelle grosse passavano frantumando bottiglie con decollo di schegge da rischiarci il buio completo…ho detto che passerò a trovarlo,ma quante volte lo ho detto in passato?abbiamo parlato di te,del tuo blog,di come si rischia il matrimonio,il lavoro che ti determina,di come sia pericoloso desiderare di aver figli con una struttura di ego egoistica quanto la mia…fortuna che io figli non ne desidero,certo che qualche organo nuovo mi farebbe comodo,quei quattro neuroni che sopravvivono spendono soldi,rimandano gli esami e ridono sempre ma sempre come ridono le bocche dei matti che più matti non si può…forse i marci…i guasti…insomma un finale confuso mi appare ideale vista l’ora iononmilamento.

    abbracci.

  2. liberto Says:

    …e meno male che gli unici neuroni rimasti ridono! Pensa, mio cugino dice che c’è un tipo che ha un fratello che sta con uno (il fratello è gay, ma questi sono affari suoi) che frequenta un locale per omosessuali dove c’è un buttafuori etero che ha ancora tutti i neuroni, ma nessuno che ride. Io gli ho detto: “Noooo..!” e lui “Fidati!”. Io mi fido di mio cugino.

    …anche a me farebbe comodo qualche organo nuovo. Ci pensavo giusto ieri sera. Ma io pensavo a un corpo cavernoso in più, magari di un negroide dato che caucasico già ce l’ho.

    …e poi è bello vedere i matti ridere. Lo fanno col cuore. Senza una ragione. E Pasquale lo sa che il cuore ha delle ragioni che la ragione non può comprendere. O forse era Pascal. O UgoPerri.

    Chiederò a mio cugino. Di lui mi fido.

    Una toccatina di culo.


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