…parole parole parole.

novembre 14, 2007

circuiti04.jpg …e va bene, testedicazzo. VabeneVabeneVabene. Come sempre, Daniela arguta e puntuale. E’ proprio a te che mi riferivo, stronza. Ho mandato a fanculo tutti ma solo te in modo personale e diretto. Speravo che mi rispondessi come hai fatto: chiamandomi stronzo e spiegandomi ciò che non andava da qualche settimana nel mio blog. Sentivo che c’era qualcosa che non andava. Lo sentivo. ma perché non me l’avete scritto, testediminchia? volete vedermi morire schiacciato dalla pesantezza dei miei argomenti? desiderate farmi fare la fine del Foglio, coglioni? Per questo ti ringrazio, stronza.

Sapete libertini, questa Daniela è una ragazza che ho contattato qualche mese fa quando lavoravo al call center. Tra qualche tempo vi racconterò quel periodo, quando ci arriveremo. All’epoca vendevo per la Telecom e a lei tentavo di propinare AliceTuttoIncluso: con sole trentatrèEuro e rotti al mese: internet e telefonate gratis. E i primi tre mesi completamente gratuiti. Non riuscii ad attivarle l’offerta perché la linea telefonica non era intestata a lei. E’ una studentessa, non ricordo in quale città d’Italia, e non riuscì a contattare la sua proprietaria di casa per chiederle il permesso. Insomma a causa di un iter burocratico non conclusi l’affare. Oltre a proporre i prodotti Telecom, regalavo me stesso. Erano i primi mesi di iononmilamento e approfittavo dell’intrusione nelle case degli italiani per pubblicizzare anche il mio sito. E’ così che ci siamo conosciuti Daniè? Un puro caso Daniè? O era tutto scritto nelle stelle, della Telecom? Daniè?

Ora ho capito chi sei. Pensavo fossi una del call center, una certa Daniela. E invece sei quella che ho richiamato qualche settimana dopo il primo contatto perché dovevi partire, o qualcosa del genere, non so dove… a Parigi? Sono contento che tuSiaTu perché quell’Altra non m’aveva fatto ‘na bella impressione e poi, diciamola tutta era pure brutta…

Vabbé, che bello che bello. Voglio solo più partecipazione angiolini. Lo scrivo a chi mi conosce. Non sto raccontando la mia vita, Maddalè. La Nostra vita. Certo, dal mio punto di vista. Ma nomino personaggi in carne ed ossa che mi leggono e che sembra abbiano le stesse capacità di elaborazione delle informazioni di un’Aplysia. E lo scatto di un bradipo. Questo non è un bel romanzo, Danielò. Anche se ti ringrazio per il complimento vorrei ricordarvi che questa è la vita. Se fosse un romanzo io rappresenterei Dio. Ma il mio agnosticismo impedisceMi di mettere la mano sul fuoco a riguardo. E comunque direi che voi potete avere qualche grado di libertà in più rispetto ad un personaggio da romanzo. Vi voglio bene, siete miei amici, però cazzo se siete vivi: battete un colpo. Altrimenti tornatevene a fanculo nel vostro stato di torpore. E aiutatemi a ricordare i momenti passati insieme. Raccontatemi le sensazioni che provavate in quegli istanti. Scrollatevi di dosso la passività dei media, regalateVi e regalateMi un po’ di emozioni. Coglioni. Che la vita è breve e oggi sto qui a scrivervi e leggervi. Domani non ci sarò più. E vi pentirete fino alla vostra fottuta morte di non avermi scritto mai neanche un sorriso. Di non aver dgtato mai, al ritmo dei battiti del vostro cuore. Come ha fatto il signor P. Come continua a essere presente Daniela. Libertà è partecipazione. Libertà è partecipazione.

Per quanto riguarda gli altri argomenti, ognuno dica la sua. A modo suo. E io lo farò a modo mio. Non preoccupatevi di invadere proprietà private o stronzate del genere. Non ne esistono su internet, tantomeno nel mio blog. Non abbiate timore di raccontarvi. Se ne avete, questo è il luogo migliore per scrollarvi di dosso tali nevrosi. Vuol dire che metterò a frutto gli studi di psicologia. Schizoidi del cazzo.

Per quanto riguarda le parolacce, a me piace dirle. A volte. E proprio a chi voglio più bene. Lo faccio senza caricarle della connotazione negativa che hanno. Facendo in modo che il piacere bukowskiano di pronunciarle non sia intaccato dalla caricatura morale che l’Etica impone. Insomma, non c’è cosa più piacevole di strillare “testadicazzo” ad un amico e pensare che non sia vero. Non so se mi comprendete. Altrimenti vaffanculo, bestie.

Provateci a farlo. Andate da un amico e guardatelo dritto negli occhi. Meglio di mattina, appena svegli. Guardatelo fisso e quando vi chiede: che c’hai da guardare? voi rispondete in modo serio: la tua faccia di cazzo, coglione. Osservate bene la sua espressione. Quanto è sorprendentemente buffa? Pensavate di conoscerlo bene, ma avevate mai visto quella mimica sul suo viso? E’ il modo migliore per iniziare la giornata. Con una bella risata.

Daniela ha in parte ragione. Voleva essere una provocazione. Ma non solo. Se avessi scritto il precedente post …pensato appositamente per svegliare questo torpore che in realta’ hai contribuito tu stesso a creare!!!i tuoi ultimi post erano di una pesantezza unica! mi scocciava persino leggerli fino alla fine!… scrive, allora avrei fatto un buco nell’acqua: quei coglioni che non hanno mai trovato cinque minuti del loro tempo per scrivermi un ciao non lo hanno fatto neanche ora. E le imprecazioni se le sono sorbite le stronze e gli stronzi che mi seguono sempre. E che puntualmente m’hanno risposto. E come è avvenuto con Daniela, anche a tono.

Ma il precedente aveva un’altra finalità. Quella di coinvolgervi. Non sto scrivendo un romanzo. Ma il racconto della mia vita. E se scrivo solo io, la trama verrà sù in modo falsato, dal mio punto di vista. Un po’ come quando ho descritto il signor P. : sono consapevole di quanto poco le mie parole descrivano il personaggio. Di quanto distanti siano dalla verità. E molti di quelli che mi leggono lo sanno, ma neanche una parola hanno speso a riguardo. Testediminchia.

Se in futuro scriverò solo io, il blog sarà destinato a perire malamente. Ingabbiato nei miei schemi mentali, vincolato dai miei pregiudizi e tare. Ristagnerà e si formerà la melma. Come è avvenuto in queste settimane. Non sarà più il racconto di una vita, ma al massimo un romanzo. E anche se sarà un bel romanzo, avrò tradito lo spirito di iononmilamento. Vorrei un dialogo non un monologo. Un confronto, una dialettica, un fiume formato da affluenti diversi. Non una laguna. La vita, non un romanzo. La nostra vita, non la mia.

Sapete, Socrate si rifiutò sempre di mettere per iscritto il suo pensiero. Sosteneva che avrebbe perso per sempre le sue peculiarità, se lo avesse fatto. La forma dialogica, quella che non spiega ma sostiene, quella che non afferma ma dubita, è l’essenza della vita stessa: l’essere per niente scontata, ma tutta da scoprire e definire. L’atto di scrivere impone che debba esserci qualcuno che legge. Il primo pensa, esprime, agisce. Vive. Il secondo, apprende, assimila, passivamente. Non esiste un vero confronto tra chi scrive e chi legge. E’ quello che succede nei media di oggi. Una volta si andava in piazza e ci si confrontava. Oggi si leggono tanti giornali, tanti libri, tanta Tv e inchieste. Ci si ritiene più preparati. Più acculturati. Ma non c’è nulla di più falso. Si è solo più confusi.

Diverso è un dialogo.

Non vi chiedo tanto, e non fate i preziosi del cazzo. Se vi scrivo di ascoltare una canzone e scrivermi quello che pensate, vi prego di farlo. A Danielò, l’ho capito che ne abbiamo già discusso insieme. Ma che ti costa ribadirlo su queste pagine? Fate i vostri bei compitini altrimenti le mie parole le riservo al mio specchio. Io vi sto regalando tutto me stesso. Non vi chiedo la luna, solo una carezza.

Comunque il blocco ce l’ho. Mi prendo qualche settimana. Lo so che è rischioso, rischio di perdervi per strada. Ma anche riempirvi di parolacce non mi fa molto bene, no? Ho bisogno di riflettere e terminare alcune letture. Vorrei evitare di scrivere troppe pesanti noiose scontate semplicistiche cazzate. Intanto potreste ricominciare a leggermi da capo, no? Tra le migliaia di parole scritte in questi mesi esiste un filo conduttore, che poi è la filosofia del blog. Ma ne riparliamo a dicembre. Il ventisette.

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20 Risposte to “…parole parole parole.”

  1. marta Says:

    ..a iononmilamè..!!..e quanto ti lamenti!
    Innanzitutto vaffanculo stronzo per tutti quei vaffanculo stronzo.

    Sapete cosa? Una volta ho detto a Liberto Junior (non è il figlio, è il fratello)di quanto suo fratello fosse polemico (non pensate??).
    Mi rispose: “Io sono polemico..!!!A lui piace discutere”..
    Accontentiamo sta bbestia?

    A liberto’!! Parla un po di piu con noi.
    Hai visto ora che ti sei rivolto ai tuoi “spettatori”… Ti è sembrato che non avessimo nulla da dire? Se Dany ti dice che le sembra troppo personale il blog…inutile che t’incazzi! Ce l’hai un fogliettino dove scrivere “cose che non vanno nel blog”? Beh, annota. E impara.
    Se Daniela dice, che non le va di ripetere 1000 volte la stessa cosa…inutile che t’incazzi. Annota.
    Cmq, ora torni un po alle tue vicende Romane? A me mancano.
    E a voialtri?

  2. madda Says:

    marta sul blog si vede poco ma quando lo fa lascia il segno. corregge, precisa, rivela porzioni di sguardo che qualcuno aveva tralasciato. sempre preziosa direi.
    a te un abbraccio, a fra un vaffanculo a trentadue denti! Entrambi con tanto affetto….. 🙂

  3. stefano Says:

    Ma che succede?
    Che ti prende Liberto?
    Ti stai forse “stra-montando” la testa?
    Dove son finite l’ironia e la leggerezza?
    Doti a te innate ed ora smarrite
    e il senso di Libertà?
    Rino cantava, “Ma il cielo è sempre più blu”…
    Tu non lo vedi più?
    Fatico a crederci.
    Ho udito “urlare”,
    ho pensato la televisione,
    ma è rotta da anni!!!
    allora cosa è stato???
    Caro Amico,
    le mie intuizioni,
    le riflessioni,
    le lascio alla penna e alla carta
    al loro continuo percorrersi d’amore,
    più che ad una scatola inanimata.
    Romanticismo esasperato il mio.
    Questo non vuol dire che non apprezzo il tuo operato,
    Anzi
    trovo quello che scrivi sempre molto interessante e
    stimolante per lo Spirito.
    Mi dispiace sentirti così.
    “La democrazia è partecipazione” LIBERA.
    Se permetti, Penso, Scrivo, Cammino, Corro, Inciampo, Cado e mi Rialzo dove cazzo mi pare, senza per questo sentirmi meno amico o meno democratico.

    A libera partecipazione coartata,

    Stefano.

  4. liberto Says:

    …non sono del tutto convinto. La “democrazia a partecipazione libera” alla quale ti riferisci mi sembra più simile ad una forma di egoismo, relativismo post-moderno. Negli ambienti universitari sessantottini l’avrebbero definita qualunquismo. Comportamento crumiro.
    A parole mie, indifferenza. La stessa indifferenza che ha impedito a Rino di “contare” all’epoca in cui cantava. Per ciò che diceva e non per brand da serate alternative che è diventato. La stessa indifferenza che ha ucciso Pasolini. La democrazia libera tende a lasciare spesso sole le persone. E’ solo una parola senza significato in bocca a guerrafondai e politici imbrillantinati che minimizzano i loro reati, disposti a mandar tutto a puttana pur di salvarsi la dignità mondana.
    La solitudine è morte per chi usa l’intelletto. Un attore senza pubblico è un pazzo che vaneggia. Uno scrittore senza lettori, un imbrattacarte.
    La vera democrazia è partecipazione coartata. Un paradosso? Certo. La democrazia è un paradosso. Tu condividi quanto me la definizione che ne ha dato Bobbio di “dittatura della maggioranza”. Questa definizione coincide con la parola democrazia tanto più che quest’ultima coinvolge il minor numero di persone.

    Il liberismo economico troppo spesso si è confuso con l’egoismo individualista. Mi piacerebbe che questo blog fosse un’isola felice in cui scambiare qualcosa senza dovercela vendere.

    Non è romanticismo esasperato il tuo. E’ esattamente l’opposto. L’epoca romantica fu l’epoca in cui il genere più diffuso fu quello epistolare. Vi era un’esigenza di condividere i pensieri più intimi. Ci si sentiva come apparteneti ad un unico grande Spirito. Fu il tempo del sentimento contro la ragione.

    La penna, la carta, l’inchiostro, il calamaio. Sono tanto freddi e inanimati di questa scatola dove ora leggi queste parole. Sono solo degli strumenti. Come questi tasti. Questo schermo.
    Un avviso di sfratto, un assegno bancario, i milioni di fogli contenuti in un archivio catastale non hanno più anima di quelle poche righe che hai battuto stamane sulla tua scatola inanimata. Anche se i primi sono composti di carta e inchiostro. E quest’ultima di bit che si alternano in un sistema binario.

    L’angoscia contenuta in un quadro di Munch o in un VanGogh non dipende dagli strumenti utilizzati dagli autori. Essi non hanno anima. Come questo computer.

    Questa, l’Anima, sta a noi metterla. E sta a noi rendere partecipi anche gli altri. Come tento di fare io da qualche mese. Come ha fatto Rino, che è riuscito ad esprimere lo stesso romaticismo di Beethoven utilizzando strumenti che poco hanno a che fare con violini e pianoforti a coda.

    La loro grandezza non sta in ciò che avevano da dire. Neanche in come l’hanno detto. Non solo.
    Ma per il fatto che l’hanno detto.

  5. stefano Says:

    non ci siamo…
    uno:
    la democrazia è libertà!
    non fare come i cosiddetti grandi della terra che per imporre loro strategie politiche la usano come specchietto per le allodole per portare poi terrore e violenza.
    la tua è una forma meno violenta senza dubbio ma sempre di violenza trattasi, se vuoi un dialogo alla pari, mettiti alla pari prima di tutto.
    due:
    il Romanticismo è libertà di espressione senza coercizioni, ed io mi riferivo alla libertà di manifestare il proprio pensiero liberamente.
    Il Romanticismo è Negazione della ragione: gli autori romantici rifiutano l’idea illuministica della ragione, in quanto questa non si è rivelata in grado di spiegare la totalità delle cose che sono. Per questo nell’era romantica c’è un grande progresso nell’esplorazione dell’irrazionale: la follia, il sogno, le visioni assumono un ruolo di primaria importanza e non possono essere coartate!!!
    tre:
    “qualunquismo”? “indifferenza egoistica”?
    “E’ solo una parola senza significato in bocca a guerrafondai e politici imbrillantinati che minimizzano i loro reati, disposti a mandar tutto a puttana pur di salvarsi la dignità mondana”.
    “La solitudine è morte per chi usa l’intelletto”.
    MA CHE STAI A Dì?
    A me non va di scrivere sul blog e nn ci sono motivazioni edeologiche politiche morali o di amiciza di fondo, non mi va e basta.

  6. stefano Says:

    per il momento è così,
    et de hoc satis et gratias.
    stefano.

  7. Daniela Says:

    ei…questa non te la perdono!!!
    dopo tutte le cose dette non avevi capito neanche chi fossi realmente..!!e a dire il vero non è che ci hai azzeccato chissa quanto!
    diciamo pure che hai un ricordo un po’ confuso del nostro “incontro”..
    in effetti è stata la Telecom il trait d’ union..!Tu hai chiamato a casa e mia madre ti ha detto di richiamare dopo qualche giorno perchè ci sarei stata io e potevi parlare con me.Tu puntualmente hai richiamato…manco a dirlo…e dopo avermi proposto la fantastica offerta di Alicetuttoincluso io ti ho detto che non mi interessava. Abbiamo scherzato un po’ al telefono e tu mi hai detto che non ti capitavano spesso telefonate scherzose come quella. Cogliendo la palla al balzo mi propinasti il tuo blog!
    La sera stessa lessi il primo capitolo…
    poi…1. non sono una studentessa ma lavoro nel turismo..2.non tornavo da Parigi ma da Roma..3.sono pugliese.
    e 4…quando venite a trovarmi te e Marta?non ci sara’ la soppressata ma qualcosa la rimediamo!!

  8. madda Says:

    caro fra quando dici “La solitudine è morte per chi usa l’intelletto. Un attore senza pubblico è un pazzo che vaneggia. Uno scrittore senza lettori, un imbrattacarte” non posso essere d’accordo con te. Se bastasse scrivere o parlare per aver fatto un gesto che conta significherebbe che chiunque ha “qualcosa” da dire, e invece non è così. …sì, sarebbe magari apprezzabile l’intenzione, ma questa non basta! credo che, magari paradossalmente, non ci sia bisogno di un pubblico per fare un attore e tantomeno di alcuni lettori per avere uno scrittore. forse fa bene a loro in termini di gratificazioni, ma credo che ci siano tanti “intellettuali” e pensatori che lavorano da soli, senza che qualcuno li incoraggi o li appoggi, ma che continuano comunque a pensare, a parlare, ad agire. non lo trovo egoistico ma anzi segno di una grande onestà intellettuale. e anche di coerenza, con se stessi e con le proprie idee. se poi qualcuno ascolta è bello, se si ha uno scambio ancora meglio, ma non posso certo smettere di pensare scrivere parlare solo perchè nessuno mi ascolta. non è il pubblico il valore aggiunto. è quello che ho da offrire che ha un valore in sè. …e posso anche decidere di non condividerlo, non penso che per questo si svaluti, o peggio non abbia più ragione di essere.
    a noi piaceva leggere le tue parole, ti ritrovavamo dietro ai tuoi racconti, ci hai fatto ridere e riflettere e questo è importante. questo per me è il valore del tuo blog. le tue parole. io le consideravo gratis, ma se invece avevano un prezzo (le nostre risposte), forse non lo avevo capito da subito…. anche perchè non lo hai detto da subito…. penso che quello che avevi da dirci mantiene il suo valore in se e per se, senza che i nostri pensieri si mescolino automaticamente ai tuoi.

  9. liberto Says:

    …ok, dani. non ricordo un granché. Fa lo stesso. Grazie per l’invito.

    Non condivido le opinioni diverse dalla mie. Ma le ritengo altrettanto plausibili. Credo non esista la possibilità di poter decidere quale sia vera in assoluto. Mi riferisco ai commenti di madda e stefano. Da prospettive diverse nascono punti di vista differenti. E questo è bello.

  10. Signor G. Says:

    (…) La libertà non è star sopra un albero
    non è neanche avere un’opinione
    la libertà non è uno spazio libero
    libertà è partecipazione (…)

  11. Daniela Says:

    Liberta’, liberta’..!!
    ma cos’è la liberta’? rientra in una definizione precisa o ognuno ha la sua definizione personale di liberta’??…ma che cosa ci rende liberi??il fare e il dire quello che vogliamo?è questa la liberta’?se è questa la liberta’ preferisco essere prigioniera..!!se ognuno si sente nella posizione giusta di dire e fare quello che vuole in virtu’ della propria liberta’ allora quello che otterremo è quello che abbiamo guardandoci intorno!…e guardiamoci intorno con una mano sulla coscienza e una sul cuore!!
    Di tutte le definizioni di liberta’ che ho sentito una mi ha scioccato particolarmente:
    quella di una suora di clausura di un convento umbro che alla nostra domanda su cosa fosse per lei la liberta’, lei da dietro la grata da cui riceve gli ospiti, ci rispose ” x me la Liberta’ è questa grata”..

    ” liberi liberi siamo noi ma poi liberi da che cosa …”

  12. liberto Says:

    …bello.

  13. Daniela Says:

    quando mi rispondi in questa maniera è perchè non sei d’accordo…

  14. liberto Says:

    …sbagliato.

  15. Daniela Says:

    pensavo…
    se cominciassi a ipotizzare tesi e versioni possibili che spiegassero gli omicidi di cui si parla tanto in questi giorni in tv forse tutti i tuoi amici comincerebbero a partecipare piu’ attivamente al blog??!!!
    !!!!!!!!!!……….!!!!!!!!!!!!
    o magari, potresti pensare a una sorta di diario dei reality degli ultimi cinque anni.
    si dai…forse questi avrebbero un successo maggiore…

  16. liberto Says:

    …spero tanto di no. Almeno tra i miei amici. Almeno lo spero. E poi non ne sarei capace. Non guardo la tv da più di due anni ormai. Preferisco mantenermi lucido e aggiornato. Non so neanche di cosa stai parlando. Di omicidi ce ne stanno tutti i giorni, da millenni ormai. E non credo che la vicenda a cui ti riferisci possa influenzare la tua vita più della notizia che io stamattina sono andato in piscina. Diciamola tutta, se non fossi venuta a conoscenza di quell’omicidio la tua vita sarebbe trascorsa più serena. E non ti saresti persa nulla. Questa è la filosofia del blog: riappropriamoci delle nostre vicende umane, evitiamo di essere consumatori di lamenti confezionati a bella posta da venditori di notizie. Esistono omicidi ben più importanti, che hanno cambiato la storia. Se vi piace parlare di morti possiamo accennare l’uccisione dell’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria. Quella sì che fu un assassinio che condizionò le vite dei nostri nonni, padri, le nostre vite e quelle dei tuoi nipotini. Ma scommetto che non avete idea di cosa sto parlando, no? E se invece nominassi la parola “Cogne”?
    Da piccoli consumatori di lamenti quali siete, BrunoVespasiani, MaurizioCostanziati, sapreste persino dirmi come si chiamavano i personaggi della vicenda.
    E’ normale che la storia di un paesino sperduto tra le montagne sia più conosciuta di quella della Grande Guerra?
    Quanto vi sentite ridicoli?
    Ti piace provocarmi, eh? 😀

    …continuerò a scrivere allo stesso modo,le stesse cose. Lo stile del blog non cambia. Il ventisette. Dicembre. 😀

  17. C'è Francescoooooooooooo? Says:

    Bella Pirle’!
    Non posso crederci, sono passate quattro ore e non ho staccato gli occhi dal tuo blog, per la prima volta visitato oggi…
    Certo, mi avrebbe fatto più piacere saperlo da te del tuo blog, e invece se non l’avessi sentito da Jonny qualche tempo fa e non gli avessi chiesto oggi precisamente in che pagina web andare a cercarti, non ti avrei trovato…
    Ma comunque eccomi qua, felice di leggerti ma forse un po’ meno di stare qui alle 5.45 anzichè dormire. Ma perchè mentire? Ho sempre amato la notte e sono felice di essere qua a leggere i ricordi di un amico ed anche i suoi post un po’ più lunghi e meno coinvolgenti a livello personale, ma non per questo noiosi. Forse è banale farti dei complimenti, ma se fossi sul blog di un estraneo li farei, ed allora perchè vergognarsi di farli ad un amico? Mi piace ciò che scrivi, xchè approfondisci con un alto livello culturale e spesso con sano sarcasmo o meglio una buona dose di ironia (giustificabile in certi casi esagerata in altri…)
    Mi hai riportata a tanti anni fa, a quando la casa ausonica non era la casa del mio “zito”, ma un luogo che frequentavo di tanto in tanto per divertirmi un po’ in compagnia di ragazzi poco più grandi di me. Uno scenario fatto di fuori sede ma anche di qualche universitario romano, di coppie etero e gay, di molti (forse troppi) aspiranti psicologi…fatto di canne, alcol, giocate a carte, ma soprattutto parole, dialoghi più o meno impegnati, a volte scherzosi ma sempre vivi!
    Giovani che non potevano non scambiare tra loro idee, opinioni contrastanti, luoghi comuni per poi smentirli, sguardi, sorrisi e parole in siciliano, romano, clabrese, toscano, ed un misto assurdo di tutti questi dialetti miscelati insieme. Non sono stata un’assidua frequentatrice di casa ausonica, mi sono aggiunta un po’ più tardi al gruppo nadia&co, quando già erano entrati a farne parte anche dario e fabrizio di catania, marcella, salvo…insomma la sicilia regnava e voi calabresi eravate insieme ai romani in minoranza.
    Ricordo esattamente quando ti ho conosciuto nel cortile della facoltà e poi i pranzi a economia (dovevamo aspettare che si liberassero i tavoli lunghi in fondo per entrarci tutti!), qualche pranzo/cena a casa vostra con tutte le altre di psic, qualche uscita per me fuori dal comune(ALIEN, non c’ero mai stata prima di allora e quella fu anche l’ultima volta!), il muccassassina che invece mi è piaciuto subito ed ho poi ri-frequentato, etc…
    Non so com’è nata poi la nostra amicizia non so se e come ci siamo allontanati, ma sono contenta di quelle sere trascorse su un cuscino per terra ad ascoltarti ed essere da te ascoltata con in mano una tazza di tè e senza mai il disagio che rischiano di provare un uomo ed una donna nella stessa stanza. Mi piaceva poter pensare che se non avessi avuto la voglia di tornare a casa potevo fermarmi a dormire senza preoccupazione alcuna, senza conivolgimenti di altro tipo: in questo credo che la nostra amicizia seppur breve e non profondissima, sia stata spontanea ed autentica. Ho conosciuto per pochissimo la prima fase della casa ausonica prima della tua vita in via dei campani e poi ho visto il tuo ritorno ed è lì,in questa seconda fase-se la memoria non m’inganna- che ci siamo visti più spesso ed abbiamo cominciato a parlare di fotografia, ascoltando musica italiana che piaceva ad entrambi o inglese che tu mi hai fatto ascoltare e spesso non conoscevo, a volte vedevamo film con gli altri di casa, altre volte semplicemente stavamo fino all’alba a parlare delle nostre vite.
    Vite che non viaggiavano sugli stessi binari ma che si salutavano dal finestrino del treno in corsa ogni volta che potevano, ed era un saluto sincero, uno scambio arricchente e fatto con piacere. Ho visto i nostri dialoghi notturni (quasi sempre lo erano) come una finestra da cui affacciarsi ed osservare il mondo che si muove verso mille direzioni diverse ed uguali, una finestra da cui prendere aria e fermarsi un attimo: momenti piacevoli per cui devo ringraziarti. Così come voglio ringraziarti per questo blog, pieno di spunti interessanti e per me, rivelatore di un Francesco che ormai, con dispiacere, non ascoltavo da tempo.
    Vorrei ancora scriverti di altri ricordi e commentare anche i tuoi omaggi sul post, come quello a Buzzati, e tante, tante altre cose…ma sono quasi le sei e non voglio appesantire troppo questa pagina del blog con la mia prolissità! Ultima cosa: sono felice per te e Marta, le parole che sul blog hai scritto di lei sono meravigliose e degne di voi. Non conosco nel profondo nessuno di voi due, nè so molto del vostro rapporto, ma vedendovi insieme ho sempre avuto, sin dalle prime volte, la stessa sensazione di quando vedi uno splendido gabbiano(non per forza Jonathan!) svolazzare e poi sfiorare il mare, o un frutto sul ramo di un albero, o una farfalla che si poggia beatamente su un fiore…la bellezza della natura quando mette le cose al posto giusto. Se non ti piace la natura come principio ordinatore delle cose e preferisci il Chaos, va bene uguale, ma io vi ho sempre visti insieme al posto giusto, l’uno accanto all’altra.
    Scusami so che ho scritto già troppo, ma avendo letto tutto il tuo blog di un fiato (praticamente a parte due o tre post!) adesso ti devi sorbire pure una risposta del genere…d’altronde il dono della sintesi, si sa, non mi appartiene!
    Baci da Roma (da quella roma di remo remotti!)
    ma da una cittadina della città siciliana tanto citata nel tuo blog o per parole nel nostro dialetto o per Carmen, per minchia ‘mbare, Davide, etc…

  18. liberto Says:

    ..e sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent’anni portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans

    …era questo che intendevo quando scrivevo la parola “commento”. Non prese di posizione o parole che “accontentino la mia vena polemica”. Non esplosioni di “romanticismo esasperato” o giustificazioni del tipo “Penso, Scrivo, Cammino, Corro, Inciampo, Cado e mi Rialzo dove cazzo mi pare”. Tantomeno discussioni da bar sul significato di parole alle quali ciascuno attribuisce il suo modo di vedere la vita.

    Laura m’ha capito. E forse è un caso, forse no che sia successo leggendomi tutto d’un fiato, nel silenzio della notte, al ritmo delle emozioni che scaturivano dai ricordi che le mie parole le facevano affiorare alla mente. Molti di coloro che m’hanno prontamente risposto in questa settimana m’hanno dato l’impressione di avermi letto con leggerezza. A molti commenti avrei potuto rispondere copiaincollando frasi già scritte in precedenza. O addirittura rimandandoLi ad interi post.
    Non ho mai chiesto “botta e risposta” e tantomeno uso le vostre parole come fossero la “moneta” nel mio blog.

    Ma semplicemente quello che è successo stanotte: stare fino all’alba a parlare delle nostre vite.
    Vite che non viaggiano sugli stessi binari ma che si salutano dal finestrino del treno in corsa ogni volta che possono, saluto sincero, uno scambio arricchente e fatto con piacere. Come una finestra da cui affacciarsi ed osservare il mondo che si muove verso mille direzioni diverse ed uguali, una finestra da cui prendere aria e fermarsi un attimo: momenti piacevoli per cui mi piacerebbe ringraziarVi.

    Grazie, Laurè. Ci rincontriamo tra qualche post.

  19. stefano Says:

    Mea Culpa, non ti ho letto con l’attenzione dovuta.
    A presto Stefano.

  20. liberto Says:

    …non c’è cosa che ti fa sentire più in colpa che un amico che si sente in colpa nei tuoi confronti. In una relazione, qualsiasi relazione in cui una parte chiede scusa, la controparte dovrebbe fare il mea culpa. Nel gioco del mondo si è sempre in due a sbagliare. Sempre in due.


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