…diciannove: flashback.

dicembre 9, 2007

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Perché mi fai così? Non mi ami più?

[…]
…quella notte la passammo abbracciati. Non ci scollamo neanche per un attimo. Non chiusi occhio. Da settimane andavo a dormire all’alba. Osservavo preoccupato il suo respiro. I globi sotto le palpebre ruotavano inseguendo chissà quale esperienza onirica. Mi sentivo bene, confuso e infelice. Le accarezzavo i capelli, premevo con energia le mie narici sulla sua pelle. Le dita dietro la nuca, impazienti. La guardavo e pensavo. Le pareti che circondavano i nostri corpi le sentivo fredde, indifferenti. Tanto diverse da quel bilocale dal soffitto a volta che era stato il nostro castello per due anni. L’avevamo trovato dopo settimane di incessante ricerca tra le pagine azzurre di PortaPortese. Volevamo qualcosa di non troppo costoso, non troppo lontano, non troppo piccolo. Poche mura da riempire di sguardi, carezze, sogni. Lo trovammo a S.Lorenzo, in via dei Campani. Al numero 38 c’era una grande camera da letto, una stanza che faceva da salone e cucina. Un bilocale che ci sembrò perfetto. Un piccolo corridoio d’entrata divideva il bagno in due. Da una parte i sanitari. Dall’altra il box doccia e il lavandino. Era nuovo e carino.

[…]

All’appuntamento si presentò un baffo in giacca e cravatta. Aveva gli occhi di chi s’era appena svegliato. Con Azzu dicevamo du occhi da sonno. Nell’annuncio sul giornale non era specificato ma ci accorgemmo subito che era un agente immobiliare. Ci fece vedere casa che era ancora abitata da due ragazzi e disse che avremmo dovuto incontrare la proprietaria per capire se le andavamo a genio. Lei abitava in una traversa di via Tagliamento, uno dei quartieri bene della Capitale. Mi ricordava la madre di un amico di gioventù, un certo Loris. Non era un bel ricordo. Piccola, occhialuta e puntigliosa ci fece qualche domanda. Io le raccontai qualche cazzata per aggraziarmela. Aveva parenti in Calabria, tanto per cambiare. L’appartamento valeva un milioneduecentomilalire. Al mese. Altrettante ne dovevamo lasciare all’agente. E altrettante di caparra. Non aveva i riscaldamenti ma una stufa col bombolone a gas. Noi le consegnammo i soldi. Lei le chiavi. La convivenza era iniziata.

[…]

…quella notte piansi. Piansi parecchio pensando al periodo di convivenza. Era finita da un anno. Io ero tornato a vivere a casa Ausonica. Lei aveva trovato una camera a TorPignattara. La sera precedente avevo toccato il culmine della crisi. Avevo mangiato insieme a Giulio della carne, del radicchio grigliato. Un paio di bicchieri di un frizzantino bianco. Avevo fumato. Poco. Trastullavo i miei pensieri con l’idea della morte. Cercavo di immaginare il viso di mio zio un attimo prima di gettarsi dal terzo piano del suo appartamento. Sentivo rimbombare nella mente le parole di accusa rivolte da mia nonna al Dio che aveva sempre amato. Nel giorno del funerale del marito. E il ricordo del freddo corpo di Aldo sull’acciaio dell’obitorio, ucciso da una dose di troppo, mi perseguitava.

Come tutti i giorni ero andato a dormire all’alba. Quella notte l’avevo passata con Madda, in macchina sotto la tangenziale. Avevamo lavorato insieme quella sera, lei serviva ai tavoli io stavo in cucina. La cotta che avevo preso per lei stava sfumando in un’amicizia incomprensibile. Siamo stati l’uno per l’altra, l’altro per l’una, la nostra stessa immagine riflessa. Ci siamo riconosciuti prigionieri della vita e insieme siamo evasi dalle gabbie dei nostri ruoli. Il pomeriggio ho visto Marta. L’ho fatta piangere. Quindi la serata passata con Giulio. La carne. Il radicchio. I piatti sporchi dentro il lavello. Non mi andava di aspettare il tram. Ma avevo promesso ad Azzurra che avrei dormito da lei.

Non mi andava di aspettare il tram. Decisi di farmela a piedi. Quando vivevo a Catanzaro non prendevo quasi mai i mezzi pubblici. Anche perché non ce n’erano. Mi spostavo a passaggi. A Roma non l’avevo mai fatto. Quella sera sarà stata mezzanotte. Arrivato a PortaMaggiore tirai fuori il dito. Si fermò la terza macchina. Mi chiese dove andavo. Dalla mia ragazza dissi, TorPignattara. Io mi chiamo Priscilla, mi disse. E iniziò a toccarmi tra le gambe.

[…]

Quella notte dormimmo abbracciati. Osservavo i suoi occhi. Azzurra aveva, ha gli occhi grandi come quelli di un disegno manga. Ha la passione per i fumetti giapponesi. La mattina dopo ci svegliammo presto. Le diedi un bacio sulla fronte. Ci guardammo a lungo. Mi disse, perché mi fai così? Non mi ami più? Pensavo a Madda. Pensavo a Marta. Pensavo a Ilaria. Alla ballerina. A Iole. Pensavo a me disteso sul sedile di un’auto, a non pensare a un cazzo, mentre uno di nome Priscilla si accanisce sul mio pene come un assetato su un Calippo.

Non mi ami più? Non le dissi nulla.

Ho ancora davanti il suo sguardo. Gli occhi di chi aveva capito che non ci saremmo mai più rivisti. Erano cinque anni che stavamo insieme. Non ho mai tradito una ragazza tanto quanto ho tradito Azzurra. La strinsi forte a me. Mi voltai e non tornai più.

Continuo a saltare a piè pari negli anni. Ogni volta che ripenso a quel periodo non posso far a meno di ammonirmi che avrei dovuto comportarmi diversamente. Ogni volta che lo faccio mi convinco sempre più che ammonirmi è sbagliato. Se tornassi indietro, rifarei tutto allo stesso modo.

Solo una cosa. Ci sono delle persone che mi mancano. E forse sarei disposto a dare un anno della mia vita pur di passare un minuto sereno in loro compagnia. O forse no. A parole magari. Ma credo di essere troppo egoista. Ecco. Se dovessi descrivere me stesso nel periodo che sto per raccontare in un’unica parola, egoista sarebbe l’aggettivo giusto. Egoista. Egoista come può esserlo un ragazzo che sente di non aver più nulla da perdere. Nemmeno la propria vita. Egoista come un animale braccato dalla propria immagine. Egoista come Caino, inseguito dal rimorso.

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12 Risposte to “…diciannove: flashback.”

  1. Daniela Says:

    Cari LIBERTINI!!!!
    …ho un problema…
    seguire il cuore o seguire la ragione? e fino a che punto seguire il cuore se si ha la netta certezza che seguirlo significherebbe qualcosa tipo uno sparo alla tempia destra???
    Chiedo a te..Libero, che non ho dubbi possa darmi una prospettiva diversa dalla mia e da quella che posso sentire dagli amici!!!
    Lo so, non esiste una risposta esatta in queste cose ma ognuno decide secondo quello che sente piu’ vero bla bla bla..
    Quello che scrivi mi serve come esperienza con cui confrontarmi e mi piace.
    Mi sento essere arrivata ad un punto di svolta in cui capire se voglio continuare ad essere quello che sono o voglio cambiare!!
    Inutile dirvi che alla base di questa rivoluzione c’è l’amore..!!sempre lui…quello che fa camminare Liberto a piedi da una parte all’altra della citta’, quello che ci fa cambiare, spostare, annegare e risorgere!
    Perdonatemi l’intrusione ma sta volta è davvero difficile.

  2. liberto Says:

    cambiare, indubbiamente.

    Non ho mai creduto alle dicotomie. Bene-Male, Maschio-Femmina… Ragione-Sentimenti. Sono categorie e quindi limitanti: nel descrivere la complessità della vita, nell’imporsi come scelte durante il corso di un’esistenza.
    Cuore-Ragione appartiene all’epoca romantica, periodo in cui in opposizione al secolo precedente – quello dei Lumi – si pose tutto il peso della responsabilità umana sui sentimenti. E si sbagliò allo stesso modo. Quello che sfuggiva era sempre l’Unità dell’Uomo, l’essere un mix di sentimento e ragione. E tante altre cose, come l’istinto che non è sempre riconducibile al sentimento.
    Faccio un esempio. Chi lascia moglie e figli per scappare con l’amante, molti sono daccordo che abbia seguito il cuore piuttosto che il cervello. Ma ne siamo sicuri? Quanto calcolo razionale sta dietro l’iniziare una nuova vita quando quella che si sta vivendo non soddisfa più? Tanto, se a farlo è un essere come l’Uomo.
    Altro esempio. Mettere da parte dei risparmi, mese per mese, durante il corso di anni, decenni, per molti è indice di comportamento razionale. Spenderseli in una potente e fiammante automobile che consuma il doppio di quella che si possiede attualmente facendo la parte della cicala sembra essere un comportamento dettato dall’irrazionale ch’è in noi. Ma quanto sentimento c’è nel comportarsi come la formichina? Tanto. La paura del futuro, per esempio.
    Quella che molti libri di psicologia cognitiva definirebbero razionalità prospettica associandola ad aree del cervello che più caratterizzano la nostra specie, altri manuali ricondurrebbero questo comportamento al timore per il futuro se non addirittura all’istinto di conservazione: infondo anche molti animali che non possiedono la nostra razionalità si comportano allo stesso modo: le formiche per esempio.

    Questo per dire cosa? Per dire che dovresti cambiare la domanda. No cuore-ragione, ma cosa voglio, oggi? Sono dell’idea di vivere il presente senza pensarci su due volte. In modo egoista, ponendo se stesssi al centro della NOSTRA vita. E’ il modo migliore per far soffrire la gente che ci sta intorno ma è anche il modo per migliorare continuamente. Siamo sistemi dinamici. Il cambiamento ci caratterizza. La staticità ci uccide dentro, prima di morire fuori. La tua domanda cuore-ragione potrebbe essere trasformata in IO-ALTRI? Se è così scegli sempre IO perché è la tua felicità quel che conta. Se tu non riesci ad essere felice allora hai sicuramente optato per una scelta sbagliata e non renderai felice neanche chi ti sta a fianco.
    Quando si sta insieme a qualcuno e ad un certo punto si ha voglia di cambiare qualcosa, la persona che ci sta a fianco dovrebbe essere pronta a farlo anch’essa, a seguirci. Se ciò non avviene è perché le strade che si seguono sono diventate diverse. E già da molto tempo. Ma solo ora ce ne accorgiamo, ora che smuoviamo le acque della palude che avevamo contribuito a formare. Ma nella palude si respira a fatica.
    Non so cosa ti succede. Non faccio altro che dar consigli parlando di me. Ma se non avessi fatto una serie di scelte sbagliate oggi non sarei qui a scrivere a te e sicuramente non sarei così felice come lo sono oggi. Di fronte alle scelte ho spesso deciso di stare con due piedi in una scarpa. Botte piena e moglie ubriaca. Insomma prendermi del tempo, godermi il presente, far soffrire delle persone alle quali volevo bene. Per non soffrire io. E magari tornare anche indietro se ci si accorge di aver sbagliato. Naturalmente non sempre è possibile. Fortunatamente, direi. Fortunatamente.

    n.b. il tema del suicidio non lo prenderei troppo alla leggera. Più che altro nel rispetto delle persone che l’hanno scelto come soluzione. Penso che sia una soluzione come un’altra, con l’unica differenza che dopo un colpo alla tempia non si può più tornare indietro. E questo è un peccato, un vero peccato.

  3. Daniela Says:

    Non riesco ad essere egoista e pensare solo a me, a quello che voglio io OGGI!!
    ,,non ci riesco..è piu’ forte di me!ma perchè? è carattere, forma mentis, abitudine, consuetudine, testardaggine, vigliaccheria?
    Mi è stato detto di essere una vigliacca!!!…forse è vero, forse mi fa comodo! il cambiamento è sempre una situazione scomoda. Pensa ad un trasloco, ad un nuovo lavoro..!!
    ..ma qui si tratta della mia vita…e di quella di chi mi sta accanto!!Il gioco è troppo grande. Non mi va di allenarmi e cominciare la partita!

  4. liberto Says:

    …questa è la risposta alla tua domada.

  5. mad Says:

    caro liberto sono contenta che tu sia tornato, mi piace sapere che tu sia lì a pensare rimuginare, ricordare. e scrivere.
    mi viene in mente ora che deve essere una fatica enorme stare lì a pensare a tutto. proprio a tutto, e magari selezionare, riflettere, o forse seguire solo un tuo flusso interiore, non so….
    io non lo farei mai, vivo sempre con uno sguardo al passato, che però non voglio rivedere. comincio a pensare come avrei fatto ora le cose, e mi pento di averle fatte come le ho fatte, e mi sento a disagio. non su tutto per fortuna!
    ora poi che sono entrata anch’io nei tuoi ricordi scritti mi fa uno strano effetto, e da un lato vottei non sapere l’altra parte del film, quella girata secondo il tuo punto di vista. è strano ma effettivamente la vita è girata in soggettiva, e se tanto ho desiderato PRIMA sapere quello che accadeva lontano dal mio controllo, ora che ne ho la possibilità non so se mi va tanto di saperlo…. 🙂 cio non toglie che continuerò a leggere, non foss’altro che perchè sono più curiosa di una scimmia!!

    psssss. per la tua amica oso dire, anche se non son fatti miei, che se uno vuole cambiare lo sa gia. altrimenti…..

  6. liberto Says:

    …si. E’ una fatica enorme. Neanche lo si può immaginare quanto. Non lo immaginavo. Ho una tale confusione, i ricordi si sovrappongono e tante delle esperienze mi sfuggono come pesci che scivolosi sguizzano nel mare dell’oblio, quando credevo di averli ormai afferrati. Seguo il flusso. Non seleziono nulla. Magari avessi la possibilità di farlo. Il disagio è grande anche per me.

    So che molti dei miei lettori sono coinvolti personalmente nel racconto. Questo blog vuole essere anche un esperienza meta-(qualcosa), metteteci voi quel che volete, tra parentesi.
    I personaggi di un racconto che si leggono attraverso il racconto del personaggio principale e che scrivendo anch’essi partecipano alla stesura stessa della storia. La loro storia. La mia storia. La nostra, vita. Il romanzo si svolge col senno di poi, attraverso la rivisitazione degli eventi, l’interpretazione postuma di prospettive altrui… e cazzate del genere. Insomma quel che si verifica in questo blog non è altro che la vita allo stato puro, tanto più che la si crea giorno per giorno attraverso la partecipazione attiva della maggior parte dei personaggi. Come nella vita: non tutti sono protagonisti. Alcuni partecipano attivamente. Molti se la fanno scivolare via senza pronunciare la loro opinione. Questi ultimi sono quelli che si lamentano. Si sentono impotenti davanti agli eventi ed effettivamente lo sono. Ma perché sono loro a sceglierlo. Consapevolmente o meno.
    E come nella vita in questo blog avvengono anche nuovi incontri. Nascono amicizie. E Daniela ne è un esempio.
    Bene scimmietta. La tua curiosità sarà soddisfatta. Tra poco. Poco.

  7. Daniela Says:

    Mi ha fatto un sacco piacere leggere il p.s. di mad che riferendosi a me mi definisce “tua amica”…
    se pensi che ci siamo sentiti solo una mezza volta e tutto il resto ce lo siamo detti qui sopra…!!!
    …Buon Natale a tutti….

  8. liberto Says:

    …buone feste anche da me..marta… e samantha…

  9. C'è Francescooooooooooooo? Says:

    Grazie a Daniela, che non conosco, ma sento vicina: hai tirato fuori qualcosa che mi tocca molto…specie in questi giorni. Sono d’accordo con Francesco, non esiste una dicotomia tra cuore e ragione, siamo l’uno e l’altro, ma per complicarci la vita o ancor peggio per giustificarci, la creiamo noi. Noi, io stessa lo faccio, ci diciamo schiavi dell’una o dell’altra, scegliamo tra due opzioni create ad hoc dal nostro masochismo per stare male, non rendendoci conto che possiamo essere liberi ed agire con una sintesi di tutto quello che invece siamo abituati (o ci hanno abituato) a scindere. Secondo me non esiste il modo giusto di farlo, di sentirsi liberi, non è detto che il modo sia per forza fare la nostra felicità a scapito degli altri, però è vero che categorizzare ci complica la vita e noi ce la vogliamo complicare…
    Scusate, non credo di esser stata molto chiara, ma sento ciò che scrivo perchè lo vivo quotidianamente, viverlo è capirlo; spiegarlo scrivendolo diventa difficile.
    Buona vita e buone vacanze a tutti!!!

  10. Daniela Says:

    uno mi ha detto qualche sera fa che vive di emozioni percui anche i momenti che aveva vissuto con me rientravano nel suo desiderio del momento di vivere un’emozione che io potevo dargli!!!

    a me sembra una cosa assurda!!!
    che significa vivere di emozioni?? significa vivere di attimi? ma quanto puoi giocare con gli attimi e le emozioni se difronte hai una persona che mette in gioco la sua vita e i suoi sentimenti per farti vivere quelle che tu chiami solo emozioni!!!

    questa è gente che merita di rimanere sola…

    (si, sono arrabbiata!!)…

  11. mad Says:

    si vive di momenti, si vive di emozioni, si vive per tirare avanti, per non rompere un equilibrio rassicurante, si vive per dispetto a volte, e poi si, sicuramente anche di felicità. ma è più raro. quante volte si vive per noia, o per non rimanere soli… si vive anche perchè non si sa che si può vivere meglio, o per paura di scoprirlo. si vive perchè si pensa che stiamo dando tutto, e poi in fondo non è vero, che noi ci abbiamo messo il cuore e l’anima senza volere nulla in cambio, ma poi ci arrabbiamo se l’altro non fa altrettanto.
    qualcuno poi vive con il coraggio, enorme, di chiamare le cose col proprio nome, di non voler imbrigliare tutto con inutili contratti e di camminare giorno per giorno seguendo la strada. secondo me sono i più felici, quantomeno ci provano!

  12. Daniela Says:

    ti ringrazio per avermi risposto…e per avermi risposto esattamente come mi avrebbe risposto la persona cui mi riferivo nel mio post!!!
    è stato un po’ come se queste parole me le avesse dette lui…e questo mi conforta!!!
    grazie mad…


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