…al lento vacillare stanco.

settembre 14, 2008

<< Se gioca Lui allora gioca anche Katia! >>

…mi piace perdermi all’interno delle grandi biblioteche. Passare velocemente in rassegna i titoli sul dorso dei libri, farmi catturare dalle edizioni. Sfogliare le pagine ficcarci il naso dentro, l’odore della carta vergine, non ancora contaminata. Cercare di rubarli, i libri, è la mia passione.

Mi piace gironzolare nei grandi centri commerciali. Sbirciare le mamme indaffarate nella spesa quotidiana. Immaginarle insoddisfatte dei mariti, stufe del moccioso che penzola dalle loro  braccia. Vogliose di evasioni.

Io le seguo con l’occhio perduto le donne che passano
e ogni volta mi pare di lasciare sul loro cammino,
ch’è così tiepido e profumato,
della carne strappata e del sangue, una brama viva.

Libri&Donne. Donne&Libri. Due regni che son mondi, universi.

Due oggetti. Da ammirare. Sfiorare. Odorare fin dentro i più intimi recessi.

Rubare.

Lavoravo all’Halloween, caratteristico pub di S.Lorenzo. Ambiente di darkettoni e finti motociclisti vestiti da artisti. Convivevo con Azzurra da più di un anno. Al primo piano di un appartamento di via dei Campani si consumavano le prove generali di un futuro matrimonio all’insegna di un’esistenza borghese medio-alta con sfumature freekettone.

Sopraffatto dal Desiderio per tutte le donne che passavano in strada, per un viso, un bel corpo,
una febbre sensuale che mi ruggeva nel sangue.

Trescavo con Madda. Frequentavo Marta. Pomiciavo con Ilaria. Ci provavo con Mara. E con tutte quelle che capitavano a  tiro.

Mi piaceva. Mi piaceva.

Mi piaceva stendere i panni sul terrazzo. Ogni tanto beccare la vicina ad appendere le mutandine in camicia da notte. Mi piaceva. La vecchia del palazzo salire per controllare se c’era qualche drogato. Sessantasette stretti gradini, il secchio, le mollette. Le lenzuola svolazzare venti metri sopra Roma. Da lassù si vedevano i tetti del quartiere. La ciminiera dell’ex-fabbrica di caffè. O di birra. Ora diventata Facoltà di Psicologia. I palazzi del dopoguerra ammassati l’uno sopra l’altro. Gli squarci lasciati dalle bombe amiche del luglio ’43.

Mi piaceva saltare da un terrazzo all’altro. Camminare sopra le teste della gente, guardare all’interno delle case.                      Da un tetto e l’altro si arrivava alla fine di via dei Campani senza neanche pestare una merda di padrone. Da quell’altezza non ne sentivi neanche l’odore.  Si arrivava ad affacciarsi sul panorama dello Scalo. La tangenziale ne faceva da regina. Come un gatto mi piaceva aggirarmi furtivo. Come un ladro d’appartamento tra i panni stesi di altri condomìni. Arrampicarmi più in alto ancora, mi piaceva. Tirare un calcio alle antenne tv sperando che fossero sintonizzati sul canale preferito.

Mi piaceva.

Andarci di notte. La tangenziale si trasformava in un enorme immobile mobile. Il Mostro, lo chiamano nel quartiere. Era la Musa dei miei sogni di riscatto. Le piccole anime degli uomini rinchiuse dentro le lamiere delle loro auto assumevano la dignità di insetti sociali. Luminose formiche.

Minuscole da quella prospettiva tentavo di schiacciarle tra il pollice e l’indice. Guardavo la mia mano. E i morti eran più di mille.

[…]

Nella credenza, nonna Rosa teneva dei bigliettini. Bigliettini bianchi all’interno di bustine, come quelli che si allegano ai regali o ai fiori. Ne prendevo una manciata e mi rinchiudevo nel bagno con un pennarello rosso. Ci stavo per decine di minuti intento a disegnare in modo ossessivo un cuore rosso trafitto da una freccia.

Neanche dieci anni, tenevo.

Avrò consumato parecchie decine di bigliettini nel tentativo di trovare il cuore dalla forma perfetta. Era il maggio odoroso e io solevo così menare il giorno. Ma non mi riuscì mai d’essere soddisfatto del risultato.  Così Silvia non seppe mai del mio sentimento nei suoi confronti.

Aveva due zinne. Silvia aveva due zinne pre-adolescenziali spropositate. Aveva una cotta per Antonio, Silvia. Il mio amico del cuore. Il bimbo più sospirato dalle bambine del quartiere. Io, secco piccolo e imbranato, celai sempre i miei sentimenti. Messo in disparte, le bimbe mi evitavano. Per Silvia, non esistevo. Iniziai a guardare la vita dal di fuori. Dall’angolino nel quale venivo relegato meditavo desideri di riscatto. Struggimenti folli covavo nel petto.

Lingua mortal non dice quel che io sentia in seno.

<< Se gioca Lui allora gioca anche Katia! >>

Il “Lui” ero Io. Il gioco è quello della bottiglia. Bacio o Schiaffo? …e la si fa girare. Katia era una bambina di dieci anni figlia della portinaia di un istituto per disabili. Katia era affetta da disfunzioni ormonali che la portavano ad avere un accumulo di peluria da far imbarazzare un camionista peloso.  A Carnevale si vestiva da Rambo e non aveva bisogno d’altro che di una fascia mimetica in testa per completare il travestimento. Era la brutta copia di Mariangela Fantozzi. Sembrava una scimmia. Ora mi farebbe pena, vent’anni fa mi faceva schifo.

Alla festa per i dieci anni Silvia era bellissima. Avevo in tasca un bigliettino ancora bianco e un pennarello: quella sera avrei messo da parte la timidezza, avrei improvvisato. Si stava formando il gruppetto intorno ad una bottiglia di Cola. I bambini sanno essere cattivi. Silvia rideva con Katia. Erano molto amiche. Antonio, il mio amichetto del cuore, il più figo del quartiere, dichiara di voler giocare a bottiglia. Si forma il cerchio accanto a lui. Mi avvicino. Silvia alza lo sguardo ancora sorridente dalle chiacchiere con Katia. Mi guarda raggiante di gioia nei suoi dieci anni splendenti. Le zinne sode e turgide. Era l’unica del gruppo ad averle, mi passa un istante per la mente. L’amavo. La mia manina sudata stringeva in tasca il bigliettino ormai sgualcito. Le sorrido e faccio per avvicinarmi.

Silvia cambia espressione. Mi lancia uno sguardo d’odio. Guarda gli altri bimbi.

<< Se gioca Lui allora gioca anche Katia! >>, dice.

Antonio mi guarda profondamente dispiaciuto. Non puoi giocare, mi dice. E fa girare la bottiglia.

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Una Risposta to “…al lento vacillare stanco.”

  1. C'è Francescooooooooo? Says:

    In realtà non ho resistito…vorrei scriverti tante di quelle cose che dirti solo che sono felice che hai ripreso non mi basta.
    Eppure è tardi, eppure ho sonno, eppure domattina presto parto per le terme di saturnia e devo guidare io…
    Ma adesso penso quindi comunque non dormirei…

    Ho letto di Katia e Silvia…ho pensato ai miei amori infantili, alla mia compagna di seconda elementare che mi diceva che per conquistare Luca Restuccia dovevo andare da lui ed alzarmi la gonna…ed io non volevo. Quando però vedevo che lei con questo metodo li conquistava tutti e stava per rubarmi anche Luca, pensai che era necessario fare questo sacrificio, ed usare anche io l’arma segreta…avevo 5 anni (no, non ho sbagliato, è così avevo 5 anni in seconda!)ma credo di aver raramente provato un imbarazzo come quel giorno…Luca era allibito, ci rimase malissimo e non mi rivolse più la parola infrangendomi il cuore.
    Mi hai fatto pure ripensare a mia nonna Laura e ai due figli che ha perso…a mia madre che ha perso i suoi due fratelli quando era ancora una ragazzina…ed al recente suicidio di un suo cugino poco più grande di me di cui ero da sempre innamorata. Mi ricordo quando il primo anno di università a 17 anni sentii parlare per la prima volta di Durkheim e della sua opera sul suicidio da una delle poche professoresse valide che in quella facoltà è riuscita ad insegnarmi qualcosa…mi sembra un secolo fa!

    Mi hai riportato alle terrazze del Guatemala, lì ogni giorno andavo a stendere panni o semplicemente ad osservare dall’alto quella città disastrata fatta di tetti di lamiere, smog, spari, bimbi di strada che chiedono l’elemosina o sniffano solvente,ladri che accoltellano qualcuno per un pezzo di pane, tanti uomini con le armi per strada, militari dovunque…ma anche donne, donne forti, indigene dai volti scolpiti dal sole e dal tempo affascinanti come noi non sappiamo essere, noi che copriamo i segni del tempo, che ci vergognamo di una ruga che racchiude la nostra vita, che è storia!
    Loro invece ne sono belle, piene, e fiere…camminano kilometri e kilometri vestite di colori sgargianti, sostengono con la testa ceste pesantissime, piene della loro merce: vendono frutta, stoffe, verdure, biglietti della lotteria, galline, uova fresche…tortillas…le famose tortillas che solo le donne chapine fanno così bene! aah…mi perdo in quei sapori ed in quei profumi…

    Caso strano ha voluto che le tue parole sul terrazzo da cui vedevi lo scalo e tutto il quartiere dove vivo da anni non mi hanno rievocato il mio terrazzo qui,il mio quartiere appunto…ma il guatemala. Caso strano mentre ero in Guatemala nel 2007 si è suicidato Sergio il cugino di mia mamma che mi era sempre piaciuto, mentre io affacciata dal terrazzo osservavo quella brutta capitale che amo tanto, lui s’impiccava nella sua stanza con i suoi genitori sotto ed i suoi fratelli nella casa accanto…
    Io non credo alle coincidenze, io non credo che il fatto che tutte e tre le volte che mi sono trasferita per qualche mese lì, abbia perso dei parenti stretti, non credo che questo possa essere connesso alla terra che tanto amo e che spero di tornare a visitare. Anche se questo mi ha fatto tanto star male…
    Perchè purtroppo, troppa gente ci crede…alle coincidenze,troppa gente è superstiziosa, ed io sto male per loro, perchè sono vittime di una paura inventata e nemmeno lo sanno, e questo ciò che mi fa stare più male!

    Troppa gente è superstiziosa, ma io no.

    Io purtroppo ho perso entrambe le mie nonne mentre ero lontana: Laura, durante il mio primo viaggio in centro america e Michela durante il secondo…
    Sergio durante il terzo.
    Non rimpiango di non essere stata ai loro funerali, perchè ai funerali dei miei cari c’era tanta gente…io invece mentre ero lì sono stata a funerali di ragazze e ragazzi di strada uccisi per strada da un poliziotto o dal freddo o dalle malattie che potevano tranquillamente essere curate ma di cui nessun ospedale ha voluto prendersi carico…funerali fatti in un cimitero senza nome perchè i ragazzi che ho visto seppellire dai loro compagni di strada, non avevano il loro nome registrato all’anagrafe, perchè non esistevano per questo mondo…non sono mai esistiti! Ma per me si, sono esistiti, ho condiviso con loro tanto mi hanno fatto ridere, emozionare, incazzare, piangere, capire, sentire…ed io dedicavo il mio tempo a loro ed ai loro compagni che vivono ogni giorno nell’invisibilità totale di chi gli sta intorno. Forse senza un’identità formale, ma con una identità forte e piena ed orgogliosa di ciò che sono, della loro lotta continua per uscire da meccanismi di violenza, abusi e maltrattamenti e diventare Uomini e Donne, Padri e Madri, per amare i figli come loro non sono mai stati amati…

    Per l’Amore che mi hanno dato, per le cose che mi hanno insegnato, io so di essere stata da lontano molto più vicina a mia nonna Laura e poi mia nonna Michela e poi a Sergio, di quanto forse non lo sarei stata se fossi andata ai loro funerali.
    E penso che chi mi ha detto che il guatemala porta sfortuna, che le coincidenze hanno un significato ed io non devo più tornare in quella terra…beh penso che chi me lo abbia detto forse ha un documento d’identità che gli garantisce tanto, ma non ha la grandezza interiore e la pienezza dei miei amici di strada…e per questo si aggrappa a stupide credenze che lo fanno sentire più “al sicuro”…protetto così poi può aver paura di altre cose e trovare altri escamotage per evitarle, etc… in un circolo senza fine che è la nostra società.

    Non infondete paura ai vostri figli, non fate di tutto perchè debbano ricorrere a delle superstizioni per sentirsi al sicuro…e non assecondate i vostri amici/parenti che già lo fanno, ve ne prego…fosse anche solo per l’ora che vi ho dedicato stanotte.

    Ciao a tutti,spero di non avervi troppo stancati…a presto liberto!


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