…Maddalena: snapshot of Me.

ottobre 24, 2008

…segue dal precedente.

D a quando ci siamo scritti ho pensato tanto a te e a quello a cui mi hai chiesto di ripensare… o meglio per un po´ non ho voluto ripensarci, poi ieri sono a andata a riprendere alcune cose che avevo scritto in quel periodo, prima e dopo di esserci conosciuti, e tante cose mi sono tornate alla mente.

..ma io lo sapevo che non sarebbe stato facile! Se era complicato allora oggi lo è ancora di più, così tutto imbrattato e sepolto da ricordi polverosi, rimaneggiati, lasciati da parte, che ci ho messo un po´ a districare il filo delle cose… come mi hai chiesto tu ho ripensato a quella che ero, al punto in cui ero arrivata prima che ci incontrassimo, finalmente.

Ecco, ti ricordi di quel senso di sdoppiamento col quale vivevamo le nostre vite? Quella sensazione di voler trattenere tutto con la forza, di sentirci obbligati a partecipare, a crederci, ad essere felici della felicità di qualcun altro e contemporaneamente di vedere tutto dal di fuori e sentirsi così desolatamente estranei.

Io ero estranea anche a me stessa, forse ero semplicemente molto sola, nonostante gli amici e gli incontri.

Sola per non essere in due.

Ma allora ancora non potevo pensare che ci fosse un modo diverso di esistere. E quindi mi dicevo tante cose, mi convincevo, senza molto successo, che fosse normale così, che se lo spazio era stretto bisognava adattarsi. Che pretendevo troppo. Che ero io che non andavo bene. Sempre quest´ansia quest´ansia, mio dio, ma cosa mai vorrò di più? Perché mai dovrei sentirmi chiamata a voli più alti? A cieli aperti e spazi infiniti? Non potevo per caso adattarmi anche io a volare con una cordicella alla zampa e tornare ligia e fedele da colui che mi dava calore e protezione? Quante volte in quei mesi avrò detto di amare….

Ma di quel periodo ricordo solo sensazioni così, nessun episodio, rimossi perché infine senza importanza, senza sostegno. Solo un acuto senso di inadeguatezza, e poi, si certo, di colpa. Ho sempre detto di essere una persona onesta, ma in realtà penso proprio di non esserlo. Non ho mai avuto l´onestà di dire davvero quello che sentivo, quello che ero, allora più che mai.

Poi piano piano tra i ricordi confusi scivoli tu. Chissà parché ricordo con estrema esattezza il primo momento che ti ho conosciuto. Quando sono entrata per la prima volta nella luce bianchissima della cucina, e tu, al tuo posto, davanti al lavandino. Ti giri e mi saluti con un sorriso già dolce. E ti presenti.

Poi non ricordo quand´è che abbiamo cominciato a parlare, forse non lo abbiamo mai fatto, forse è venuto semplicemente naturale da subito, non te lo so dire questo.

Vuoi sapere di quei giorni? O meglio, di quelle notti? Perché per me non esistono più i giorni in quell´anno, ma solo le tre notti a settimana che passavo al pub, possibilmente con te. È come se lo stato latente in cui mi muovevo di colpo si sbloccasse e io ricominciassi a respirare solo sapendoti nell´altra stanza a lavorare. Naturalmente tutto ciò, e questo lo dico con certezza, non era chiaramente espresso per me. Non me ne rendevo conto, semplicemente. Ma era così…..

Come ti scrivevo l´altra volta, ripenso al verde delle pareti, con quella luce dall´alto… noi seduti a 2001, a volte a quadro, e parlavamo, di che poi…. Ma stavo così bene, così finalmente tranquilla e lucida.

Quando sapevo che ti avrei rivisto, che avremmo passato la serata insieme ero sempre così felice, non avevo ansia o nervosismo, era come se sapessi che mi aspettava qualcosa di così naturale, e caro.

Stavo lì al pub, e tra tutta quella gente era come se non la sentissi, non ho mai amato la gente. Non sono mai tanto dispiaciuta per le sorti altrui, sarà egoismo, ma non riesco a sentire la vita degli altri, i loro dispiaceri come miei. Ma percepivo te, e questo era abbastanza.

Quando oramai eravamo andati oltre, ricordo di essermi trovata in una situazione strana, perché sentivo che non era quello lo sbocco che avremmo dovuto prendere, ma forse era quello più naturale e non eravamo semplicemente in grado di dimostrare diversamente tutte quelle sconcertanti sensazioni che provavamo stando vicini. Allora pensai che in realtà non mi interessavano i tuoi baci, per lo meno fino ad un certo punto, quelli erano solo la dimostrazione dell´affetto, dell´attrazione magari (perché certo non è che ci trovassimo poi così sgraditi….) ma a me bastava “te”.

Uno specchio, come mi avevi scritto tu una volta. Ricordo quando dicevi che volevi essere il mio riflesso, per vederci ogni volta che ci fossimo cercati in uno sguardo. Perché guardarci forse era tutto. Le parole che ci siamo detti, quelle erano il modo di starci vicini, al di la di tutto il resto, che forse ha complicato solo le cose.

Quello che volevo eri Tu, i tuoi sguardi che mi dicevano tutto, il sentirti accanto a me coi tuoi pensieri. Era questo, penso, quel legame speciale che ci ha unito da subito, oltre l´amore, prima dell´amicizia, fuori dall´attrazione.

E pensammo, quella volta al roseto, che non ce lo avrebbe tolto mai nessuno, quando ti dissi che sarei stata con te in qualunque posto dove tu fossi andato, sempre.

Credo sia ancora così Fra, anche se è difficile ricordarsi, pensarci…. Mi manchi, perché certo mi manca avere qualcuno così vicino. Certo ogni tanto farebbe bene riguardarsi un po´ negli occhi e dirci dove siamo arrivati, che l´uno salvi l´altro.

Spero di averti aiutato a ricordare, a pensare a quella notte che avevamo dentro e che piano piano chissà come ci era diventata così amica.

…continua .

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2 Risposte to “…Maddalena: snapshot of Me.”

  1. madda Says:

    Quando giochi a nascondino c’è il gusto di nascondersi, diventare invisibile, confondersi con quello che c’è intorno e sperare che nessuno ti trovi. Ma quando ti vedono, allora non puoi fare più finta, non puoi rimanere lì fermo come se nulla fosse. E allora cominci a correre, sperando di essere più veloce dell’altro, e mentre corri ridi, e lo guardi, perchè uno dei due arrivi per primo. Perchè Tu hai visto me ma Io ho visto te! …Tana!

  2. liberto Says:

    … 😀


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