… il Signor P. : il rischio del pensare.

novembre 7, 2008

... ogni piccola luce evoca profonde oscurità.

Ogni piccola luce evoca profonde oscurità.

(il Signor P.)

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Tutto è iniziato così, in modo innocente.

Mi sono messo a pensare durante le feste, e anche quando andavo in discoteca o in qualche locale alla moda la sera per l’aperitivo, giusto per divertimento. Lo facevo intensamente, ma a dir la verità, lì per lì, non davo peso alla cosa.

Poi però, inevitabilmente, un pensiero tira l’altro come una nocciolina quando se ne mangia una, e ben presto mi sono ritrovato a pensare anche quando non ero in compagnia. Ho cominciato a pensare anche da solo, per rilassarmi – mi dicevo – ma sapevo che non era così…

Senza che me ne accorgessi, pensare per me è diventato sempre più importante e così ho finito con il pensare sempre. Persino sul lavoro. Ma mi rendevo conto che pensare e lavorare non andavano d’accordo, soprattutto quando si lavora nella redazione di un giornale, per di più schierato, ma non ne potevo fare a meno.

Conseguentemente durante le pause evitavo gli amici e mi mettevo a leggere Arthur Schopenhauer e Jean Baudrillard. Quando rientravo a casa dal lavoro avevo le vertigini ed ero piuttosto confuso, mi domandavo: “Che cosa ci sto a fare qui?”.

A casa non andava tanto bene. Una sera, spenta la tv ho chiesto alla mia ragazza il significato della vita. Quella sera è andata a dormire da una sua amica, ha detto.

Ben presto mi sono guadagnato la reputazione di essere un “pensatore incallito”.

Poi un giorno la mia ragazza mi chiama e mi dice: Senti, ti amo tanto, sei il più importante per me, ma mi dispiace dirti che il tuo continuo pensare sta diventando un vero problema. Se non la smetti di pensare anche quando sei con me, ti dovrai trovare un’altra al mio posto.” Questo mi fece pensare molto…

Dopo questa conversazione sono andato a casa da lei prima del solito e le ho confessato: Senti cara, stavo pensando…”.

Lo so che stavi pensando – mi ha risposto – ed è per questo che voglio chiudere con te…”

Ma cara, non è poi così grave”.

Si, lo è” – mi ha risposto sull’orlo di una crisi di nervi – “Tu pensi come uno scienziato, e gli scienziati guadagnano poco. Così se cominci a pensare non avremo abbastanza soldi non avremo nulla per il futuro”.

Il tuo è soltanto un falso sillogismo”. Le risposi un po’ spazientito, col risultato di farla piangere.

Ne avevo abbastanza.

Adesso vado in biblioteca”, le gridai mentre uscivo dalla porta. Sono salito sul mio scooter con la voglia di leggere un po’ di Nietzsche, poi ho acceso la radio del mio walkman e l’ho sintonizzata su un canale culturale. Arrivato al parcheggio sono subito corso alla porta della biblioteca… ma era chiusa!

Ancora oggi penso che quella sera “Qualcuno lassù mi stava aspettando”. Mentre cadevo al suolo con le mani sul vetro insensibile della porta alla ricerca disperata di Zarathustra fui colpito da un poster che diceva: Amico, il troppo pensare ti rovina la vita?”. Quasi tutti sanno che cosa significa, si tratta del poster dei Pensatori Anonimi, una comunità per il recupero di gente come me.

Ed ecco che cosa sono diventato oggi: un pensatore pentito.

Da quando ho smesso di pensare, la vita mi sembra, come dire… più facile, meno complicata, tutta un’altra cosa.

Ben presto riuscirò a votare per Forza Italia, ad appoggiare ogni guerra iniziata dagli amici americani che venga combattuta in nome della libertà e della difesa della civiltà occidentale contro ogni terrorismo. Inizierò a vedere nel mio cellulare dotato di videocamera l’immagine del progresso cui l’umanità tanto aspira, e nella mia nuova automobile il “prolungamento del mio pene”. Guarderò programmi tv come non ho mai fatto prima: reality show e di intrattenimento, Grande Fratello, La fattoria, La stalla, La pupa e il secchione, e poi Porta a Porta, Domenica In, Buona domenica, Un posto al sole, 100 vetrine eccetera-eccetera per essere più partecipe alle discussioni della gente, e a seguire anche l’Inter perché “squadra più forte d’Italia” e “pulita” nonostante tutto lo scandalo intercettazioni, passaporti, pedinamenti…

Considererò la violenza nelle scuole, negli stadi, nelle periferie, non sintomo di una società malata che non va nel verso giusto, no… ma episodi sparsi qua e là, utilizzando la logica nei ragionamenti, soltanto per risolvere i quiz in Tv dell’Eredità o Chi vuol essere milionario

Chiederò un mutuo per acquistare la casa dei sogni, perché “purtroppo” gli affitti sono aumentati – gli appartamenti infatti oggi più sono vecchi ed usurati, più acquistano valore –, senza pensare che poi vivrò soltanto per pagare la banca che me lo concederà. Non penserò al sistema del signoraggio in ambito bancario, né al debito pubblico che aumenta, perché tutto si risana, e che la globalizzazione ci porterà ancora più benefici.

Comincerò a pensare che il problema rappresentato dai Dico – dopo un quinquennio burrascoso berlusconiano – debba avere la priorità su tutte le altre questioni, anche sul precariato che condanna noi giovani per il futuro, e che chi cambia sesso debba ricevere un contributo statale, perché giusto così… Le persone inizieranno a considerarmi ottimista, positivo, e non più pessimista, e in più in questo modo riuscirò a guadagnarmi il mio bel posticino in paradiso! Mi convincerò che esiste una differenza fra destra e sinistra in Italia, e che il Partito democratico possa davvero unire l’elettorato del centrosinistra.

Mi convincerò una volta per tutte, infine, che la filosofia trionfa facilmente sui mali passati e su quelli futuri, ma sui mali presenti nulla può fare perché questi inevitabilmente trionfano su di lei.

il Signor P.    6.5.2007

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11 Risposte to “… il Signor P. : il rischio del pensare.”

  1. julie Says:

    scritto molto bene, complimenti.
    tornerò sicuramente per rileggere tutti gli interventi, ora metto il gatto a letto e sprofondo anche io 🙂
    ma prima ti copio il template!

  2. foglianera Says:

    Mi piace com’è scritto… inizialmente mi sembrava una via di mezzo tra “esercizi di stile” di Queneau e un tassello d’anima che ricordava vagamente Bukowski… con questo non intendo assolutamente dire che non hai personalità nella scrittura, anzi… era solo un modo per cercare di spiegare cosa ha evocato in me.
    Volevo sapere però se è un tassello autobiografico o se è parte di un personaggio.
    Lo sai come dicono gli americani?
    Philosopher: A fool who torments himself during life, to be wise after death…
    ma secondo me anche questo è una stronzata.

    L’uomo spesso è stupido anche quando pensa, oramai, al giorno d’oggi.
    La società e le eminenze grigie che manipolano i suoi fili hanno fatto in modo di farci credere che stiamo pensando. Quando uno pensa davvero, e prende coscienza di esser pensante allora si rende conto che molti altri pensano nei limiti che il mondo ha costruito per i loro pensieri.
    Non sappiamo neppure dove stiamo correndo… ma non ci possiamo nemmeno fermare, o si?

    Buonaserata!

    ps: la prossima volta mi fa piacere se commenti, avei comunque visitato il tuo blog non c’era bisogno di scrivere parte del tuo post tra i commenti^_^

  3. perfettodifettoso Says:

    Io penso che a volte sia più saggio “agire” che “pensare”…

    Buona Serata!

    http://www.perfettodifettoso.wordpress.com

  4. liberto Says:

    Io penso […] “, appunto.

    … cosa sia “più saggio” di certo non è nelle nostre capacità deciderlo. Nelle mie, no. Sicuramente.

    Tantomeno ritengo che i due atti – l'”agire” e il “pensare” – si prestino ad una dicotomia, se non di tipo metafisico. E credo che Nietzsche abbia martellato abbastanza a riguardo.

    Di certo pensare senza agire, in linea di massima non ha mai fatto male a nessuno. Il rischio che si corre è quello descritto dal SignorP: è un rischio di tipo esistenziale. Quindi individuale.

    L’agire senza il pensare è invece nella natura dell’Uomo. Prima ancora di essere l’Essere pensante delineato da Cartesio siamo Animali. L’essere razionale è solo l’ultima conquista nell’ontogenesi umana così come lo è nella filogenesi di ognuno di noi.

    Il pensare è un atto volontario per l’Uomo. E’ l’atto supremo. L’agire senza il pensare è la consuetudine.

    L’agire senza un’opportuna presa di coscienza riguardo alle conseguenze, agli scopi, ai fini è un rischio collettivo. Che coinvolge una sfera più ampia di quella soggettiva.

    Certo, c’è a chi non importa nulla. E io sono tra quelli. Ma sostenere che sia più saggio è quantomeno passibile di obiezioni.

  5. planetk Says:

    Lo so, è una brutta bestia! Io ho trovato una soluzione: quando mi capita di “pensare”, comincio a leggere i dialoghi di Platone (compreso il testo greco a fronte) e l’organon di Aristotele, hanno un valido effetto analgesico. Sempre che il signor P. non sia già nella fase cronica della malattia, in questo caso un programma terapeutico completo può prevedere la somministrazione di Ziconotide combinata a letture ripetute di ‘Gente'(o DiPiù in quanto ‘generico’)

  6. perfettodifettoso Says:

    Cmq sono sempre del parere che pensare “troppo” faccia male alla salute!

    Buona Sera.

  7. Blimes Says:

    Quello che il Signor P. rappresenta in questo allegorico testamento è la nascita dell’uomo comune e la morte del uomo responsabile.

    Non ho letto ne “nicce” ne “bucoschi”, a memoria mia, poi figuriamoci Platone e Aristotele, al massimo ho il tempo di chiamarci il mio pappagallo così…
    ..però:
    Di pensare non smetto mai, nemmeno in sonno o in sogno. Di pensare non ho paura, piuttosto tacio ma agisco.

    Ciò che disturba “la gente” non è il pensatore o chi agisce pensando, ma è il tentativo del pensatore di risvegliare il morto che è in ognuno di noi.
    Infatti il SignorP non smetterebbe di pensare se non avesse il mondo contro.
    Ma quale mondo è contro? Tutto, non solo i berlusconiani (rotti in culo bastardi).

    Pensare e parlare a qualcuno vuol dire identificarsi, cercare un confronto sulle proprie idee, quindi pretendere che qualcuno esprima le sue.

    Qundi chi pensa rompe i coglioni al prossimo. Io li rompo spesso e molto volentieri.

    Parlare del pensare diventa filosofia (giusto acculturati?) e la filosofia piace solo finchè non cozza con l’agire quotidiano, con la coscienza.

    Sono una persona intelligente ma voto Berlusconi: NON PENSARE NON PENSARE NON PENSARE! O TI DAI DEL COGLIONE DA SOLO! DIMENTICARE
    DIMENTICARE
    DIMENTICARE
    DIMENTICARE
    DIMENTICARE
    DIMENTICARE
    DIMENTICARE
    DIMENTICARE
    DIMENTICARE
    DIMENTICARE (T.Sclavi)

  8. Mario De Filippis Says:

    Posto che l’uomo prende l’abitudine di vivere prima ancora di acquistare la facoltà del pensare sarebbe cosa buona cercare di rimediare a questo svantaggio nell’insorabile corsa che lo porterà alla sua fine. Rifletteteci su.

  9. liberto Says:

    … c’ho riflettuto. Premessa errata. Ragionamento banale. Conclusione lamentosa.

  10. Blimes Says:

    Ehm. Non ho capito.

  11. liberto Says:

    …premessa errata:
    “l’uomo prende l’abitudine di vivere prima ancora di acquistare la facoltà del pensare”…

    ..ragionamento banale:
    “sarebbe cosa buona cercare di rimediare a questo svantaggio”..

    .conclusione lamentosa:
    “nell’insorabile corsa che lo porterà alla sua fine.”

    Su ogni punto sarebbe possibile scrivere un trattato. Non è un commento. E’ una provocazione. Non che abbia nulla contro le provocazioni. Devono avere però un senso all’interno del contesto in cui sono lanciate.
    Oddìo, non è che che “devono”. Dovrebbero. Insomma l’argomento e lo stile del post hanno una dignità che il commento non merita. Perché son parole buttate lì senza alcun criterio.


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